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31 luglio – mercoledì Memoria di Sant’Ignazio di Loyola Tempo Ordinario – 17a Settimana

31 luglio – mercoledì Memoria di Sant’Ignazio di Loyola Tempo Ordinario – 17a Settimana
12/12/2023 elena

31 luglio – mercoledì
Memoria di Sant’Ignazio di Loyola
Tempo Ordinario – 17a Settimana

Prima lettura (Ger 15,10.16-21)

   Me infelice, madre mia! Mi hai partorito uomo di litigio e di contesa per tutto il paese! Non ho ricevuto prestiti, non ne ho fatti a nessuno, eppure tutti mi maledicono. Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, Signore, Dio degli eserciti. Non mi sono seduto per divertirmi nelle compagnie di gente scherzosa, ma spinto dalla tua mano sedevo solitario, poiché mi avevi riempito di sdegno. Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile non vuole guarire? Tu sei diventato per me un torrente ìnfido, dalle acque incostanti. Allora il Signore mi rispose: «Se ritornerai, io ti farò ritornare e starai alla mia presenza; se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca. Essi devono tornare a te, non tu a loro, e di fronte a questo popolo io ti renderò come un muro durissimo di bronzo; combatteranno contro di te, ma non potranno prevalere, perché io sarò con te per salvarti e per liberarti. Oracolo del Signore. Ti libererò dalla mano dei malvagi e ti salverò dal pugno dei violenti».

Liceità del divertimento

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, soluzione 2)

   2. Geremia nel passo citato si riferisce a un particolare momento, che richiedeva piuttosto le lacrime. Egli infatti così prosegue: Sedevo tutto solo, perché mi avevi riempito di amarezza. Invece ciò che è detto in Tb vuole escludere il divertimento esagerato, come si rileva dalle ultime parole: Né ho preso parte alla compagnia di quelli che operano alla leggera.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod Ieremias ibi loquitur secundum congruentiam temporis cuius status magis luctum requirebat. Unde subdit [Ier. 15,17], solus sedebam, quoniam amaritudine replevisti me. Quod autem dicitur Tobiae 3, pertinet ad ludum superfluum. Quod patet ex eo quod sequitur, neque cum his qui in levitate ambulant participem me praebui.

Vangelo (Mt 13,44-46)

   In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Il tesoro nascosto

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Matteo,
c. 13, lez. 9, v. 44)

   CRISOSTOMO: Le parabole che il Signore aveva posto in precedenza sul lievito e sulla senapa si riferiscono alla virtù della predicazione evangelica, che ha sottomesso tutto il mondo; ora invece, per mostrare la sua preziosità e magnificenza, propone le parabole del tesoro e della perla, dicendo: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo. Infatti la predicazione del Vangelo fu nascosta nel mondo, e se non vendi tutto non la comprerai; e bisogna fare ciò con gioia, per cui segue: un uomo lo trova e lo nasconde. ILARIO: Questo tesoro viene trovato gratuitamente. Infatti la predicazione del Vangelo è senza condizioni; però usare e possedere con il campo questo tesoro non può farsi senza prezzo, poiché non si possono possedere le ricchezze del cielo senza il sacrificio di alcune cose della terra. GIROLAMO: Non lo nasconde però per invidia; ma per timore di perderlo nasconde nel cuore il tesoro che preferisce alle antiche ricchezze. GREGORIO: Oppure diversamente. Il tesoro nascosto nel campo è il desiderio del cielo, e il campo nel quale si nasconde il tesoro è l’insegnamento e lo studio delle cose divine. Questo tesoro, quando lo trova, l’uomo lo nasconde, cioè al fine di conservarlo, poiché colui che non lo nasconde dalle lodi umane non può difendere il desiderio delle cose celesti dagli spiriti maligni; poiché questa vita è come il cammino che ci conduce alla patria, e gli spiriti maligni, alla maniera di certi borseggiatori, stanno continuamente in agguato sul nostro cammino, e desiderano depredare quelli che portano pubblicamente nel cammino questo tesoro. E dico questo non perché il nostro prossimo non veda le nostre opere, ma in modo che non cerchiamo le lodi esteriori in ciò che facciamo. Il regno dei cieli, poi, viene paragonato con le cose della terra perché l’anima si elevi dalle realtà conosciute a quelle sconosciute, e dall’amore delle realtà visibili all’amore di quelle invisibili.
   Segue: poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Comunque, acquista senza dubbio il campo, dopo aver venduto tutto quanto possiede, colui che, rinunciando ai piaceri della carne, lascia sotto i suoi piedi tutti i desideri terreni per custodire le leggi divine. GIROLAMO: Oppure, questo tesoro in cui si occultano tutti i tesori della sapienza e della scienza o è il Verbo di Dio, che sembra nascosto nella carne di Cristo; o le Sacre Scritture, nelle quali è contenuta la conoscenza del Salvatore. AGOSTINO: Questo tesoro nascosto nel campo sono i due Testamenti che si trovano nella Chiesa; quando qualcuno arriva a comprenderne qualche parte, avverte che si trovano in essi grandi cose occulte; allora va, vende quanto possiede e li compra, cioè compra con il disprezzo delle cose temporali la tranquillità, per essere ricco della conoscenza di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Catena Super Matthaeum,

c. 13, lect. 9, v. 44)

   Chrysostomus in Matth. Parabolae quas supra Dominus posuerat de fermento et sinapi, ad virtutem evangelicae praedicationis referuntur, quoniam superavit orbem terrarum; nunc autem ut pretiositatem et magnificentiam eiusdem ostenderet, proponit parabolam de thesauro et margarita, dicens simile est regnum caelorum thesauro abscondito in agro. Praedicatio enim Evangelii occultata est in mundo, et si non vendideris omnia, non emes eam; et cum gaudio hoc oportet facere: unde sequitur quem qui invenit homo abscondit. Hilarius in Matth. Hic quidem thesaurus gratis invenitur. Evangeliorum enim praedicatio in abscondito est; sed utendi et possidendi huiusmodi thesauri cum agro potestas non potest esse sine pretio: quia caelestes divitiae non sine damno saeculi possidentur. Hieronymus. Quod autem abscondit, non de invidia facit; sed more servantis et nolentis prodere, abscondit in corde, quem pristinis praetulit facultatibus. Gregorius In Evang. Vel aliter. Thesaurus in agro absconditus est caeleste desiderium; ager vero in quo thesaurus absconditur, est disciplina studii caelestis: quem scilicet thesaurum cum invenit homo abscondit, scilicet ut servet: quia studium caelestis desiderii a malignis spiritibus custodire non sufficit ei qui hoc ab humanis laudibus non abscondit. In praesenti etenim vita quasi in via sumus, qua ad patriam pergimus. Maligni autem spiritus iter nostrum quasi quidam latrunculi obsident. Depraedari ergo desiderant qui thesaurum publice portant in via. Hoc autem dico, non ut proximi nostri opera nostra non videant; sed ut per hoc quod agimus, laudes exterius non quaeramus. Caelorum autem regnum idcirco terrenis rebus simile dicitur, ut ex his quae animus novit, surgat ad incognita; ut per hoc quod scit notum diligere, discat ignotum amare. Sequitur et prae gaudio illius vadit, et vendit universa quae habet et emit agrum illum. Agrum profecto venditis omnibus comparat qui voluptatibus carnis renuntians, cuncta sua terrena desideria per disciplinae caelestis custodiam calcat. Hieronymus. Vel thesaurus iste, in quo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae absconditi, aut Deus Verbum est, qui in carne Christi videtur absconditus; aut sanctae Scripturae, in quibus reposita est notitia Salvatoris. Augustinus De quaest. Evang. Hunc autem thesaurum dixit in agro absconditum, scilicet duo testamenta in Ecclesia; quae cum quis ex parte intellectus attigerit, sentit illic magna latere; et vadit, et vendit omnia sua, et emit illum; idest, contemptu temporalium comparat sibi otium, ut sit dives cognitione Dei.

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