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30 luglio – martedì Tempo Ordinario – 17a Settimana

30 luglio – martedì Tempo Ordinario – 17a Settimana
12/12/2023 elena

30 luglio – martedì
Tempo Ordinario – 17a Settimana

Prima lettura (Ger 14,17-22)

   Il Signore ha detto: «I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la vergine, figlia del mio popolo, da una ferita mortale. Se esco in aperta campagna, ecco le vittime della spada; se entro nella città, ecco chi muore di fame. Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per la regione senza comprendere». Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion? Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi? Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, il tempo della guarigione, ed ecco il terrore! Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri: abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non respingerci, non disonorare il trono della tua gloria. Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi. Fra gli idoli vani delle nazioni c’è qualcuno che può far piovere? Forse che i cieli da sé mandano rovesci? Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio? In te noi speriamo, perché tu hai fatto tutto questo.

La virtù della penitenza

San Tommaso
(S. Th. III, q. 85, a. 1, corpo)

   Come si è già visto, fare penitenza significa dolersi di un’azione propria commessa precedentemente. Abbiamo però anche detto che il dolore, o tristezza, si presenta sotto due aspetti. Primo, quale passione dell’appetito sensitivo. E da questo lato la penitenza non è una virtù, ma una passione. – Secondo, quale atto della volontà. E sotto questo aspetto essa è dovuta a una certa scelta. Scelta che necessariamente è un atto di virtù, quando è retta: poiché, come insegna Aristotele, la virtù è «un abito elettivo conforme alla retta ragione». Ora, spetta alla retta ragione far sì che uno si addolori di ciò di cui si deve dolere. Ed è appunto ciò che si riscontra nella penitenza di cui parliamo: infatti il penitente concepisce un dolore ragionevole dei peccati commessi, con l’intenzione di rimuoverli. Perciò è evidente che la penitenza di cui parliamo o è una virtù, oppure è un atto di virtù.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 85, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [q. 84 a. 8; a. 10 ad 4] patet, poenitere est de aliquo a se prius facto dolere. Dictum est autem supra [q. 84 a. 9 ad 2] quod dolor vel tristitia dupliciter dicitur. Uno modo, secundum quod est passio quaedam appetitus sensitivi. Et quantum ad hoc, poenitentia non est virtus, sed passio. – Alio modo, secundum quod consistit in voluntate. Et hoc modo est cum quadam electione. Quae quidem si sit recta, necesse est quod sit actus virtutis, dicitur enim in 2 Ethic. quod virtus est habitus electivus secundum rationem rectam. Pertinet autem ad rationem rectam quod aliquis doleat de quo dolendum est. Quod quidem observatur in poenitentia de qua nunc loquimur, nam poenitens assumit moderatum dolorem de peccatis praeteritis, cum intentione removendi ea. Unde manifestum est quod poenitentia de qua nunc loquimur, vel est virtus, vel actus virtutis.

Vangelo (Mt 13,36-43)

   In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti».

Il giudizio finale

San Tommaso
(Catena aurea su San Matteo,
c. 13, lez. 8, vv. 41-43)

   GIROLAMO: Tutti gli scandali si riferiscono alla zizzania. Nelle parole raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità, il Signore volle distinguere fra gli eretici e gli scismatici, in modo che quelli che danno scandali sono gli eretici, e quelli che commettono iniquità gli scismatici. GLOSSA: Oppure diversamente. Per scandali si possono intendere coloro che danno al prossimo occasione di peccare o di perdersi, per operatori di iniquità tutti i peccatori. RABANO: Osserva che dice: tutti quelli che commettono iniquità, non quelli che le hanno commesse in passato, poiché non vanno dati agli eterni tormenti coloro che si sono convertiti e hanno fatto penitenza, ma solo quelli che continuano nel loro peccato. CRISOSTOMO: Vedi poi l’ineffabile amore di Dio verso gli uomini: è infatti pronto ai benefici, e tardo alla pena. Quando infatti semina, semina da se stesso; quando invece punisce, lo fa per mezzo di altri: manda infatti per questo i suoi Angeli.
   Segue: dove sarà pianto e stridore di denti. REMIGIO [RABANO]: In queste parole è dimostrata la vera risurrezione dei corpi. Tuttavia si danno anche da intendere, attraverso di essa, due tipi di castigo che soffriranno i condannati nell’inferno, cioè un calore eccessivo e un freddo intensissimo. D’altra parte, come gli scandali si riferiscono alla zizzania, così sono reputati figli del regno quelli dei quali il Signore dice: Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Infatti nel secolo presente la luce dei santi rifulge davanti agli uomini, mentre dopo la consumazione del mondo i giusti risplenderanno come il sole, nel regno del Padre loro.
   CRISOSTOMO: Non perché brillino solo come il sole, ma perché il Signore si avvale di esempi conosciuti, e il sole, fra gli astri che conosciamo, è quello che brilla di più. REMIGIO: Il fatto poi che dice: allora i giusti splenderanno, va inteso nel senso che anche adesso risplendono come esempio per gli altri, ma allora splenderanno come il sole per lodare Dio.
   Segue: Chi ha orecchi, ascolti. RABANO: Cioè chi ha intelletto intenda, poiché tutte queste cose vanno intese in senso mistico.

Testo latino di San Tommaso
(Catena Super Matthaeum,

c. 13, lez. 8, vv. 41-43)

   Hieronymus. Omnia autem scandala referuntur ad zizania. Hoc autem quod dicit et colligent de regno eius omnia scandala et eos qui faciunt iniquitatem, inter haereticos et schismaticos qui faciunt iniquitatem, voluit distinguere: ut per eos qui faciunt scandala intelligantur haeretici; per eos vero qui faciunt iniquitatem, intelligantur schismatici. Glossa. Vel aliter. Per scandala possunt intelligi illi qui praebent proximo occasionem offensionis, aut ruinae; per facientes iniquitatem quoscumque peccantes. Rabanus. Observa quod dicit et eos qui faciunt iniquitatem: non qui fecerunt, quia non qui conversi sunt ad poenitentiam, sed solum qui permanent in peccatis, aeternis cruciatibus mancipandi sunt. Chrysostomus in Matth. Vide autem ineffabilem Dei amorem ad homines; est enim ad beneficia promptus, et ad poenam tardus: cum enim seminat, per seipsum seminat; cum autem punit, per alios: mittit enim ad hoc Angelos suos. Sequitur ibi erit fletus et stridor dentium. Remigius. His verbis demonstratur vera corporum resurrectio: nihilominus ostenditur per hoc duplex poena inferni, scilicet nimii caloris, et nimii frigoris. Sicut autem scandala referuntur ad zizania, ita iusti reputantur in filios regni; de quibus sequitur tunc iusti fulgebunt sicut sol in regno Patris eorum. In praesenti enim saeculo fulget lux sanctorum coram hominibus, post consummationem autem mundi ipsi iusti fulgebunt sicut sol in regno Patris sui. Chrysostomus in Matth. Non quia ita solum sicut sol; sed quia hoc sidere aliud magis luculentum non noscimus, cognitis nobis utitur exemplis. Remigius. Quod autem dicit tunc fulgebunt, intelligendum est quia et nunc fulgent in exemplum aliorum; sed tunc fulgebunt sicut sol ad laudandum Deum. Sequitur qui habet aures audiendi audiat. Rabanus. Idest, qui habet intellectum intelligat, quia mystice haec omnia intelligenda sunt.

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