Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

29 luglio – lunedì Memoria di Santa Marta, Maria e Lazzaro Tempo Ordinario – 16a Settimana

29 luglio – lunedì Memoria di Santa Marta, Maria e Lazzaro Tempo Ordinario – 16a Settimana
12/12/2023 elena

29 luglio – lunedì
Memoria di Santa Marta,
Maria e Lazzaro
Tempo Ordinario – 16a Settimana

Prima lettura
(1Gv 4,7-16)

   Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

Dio mandò il suo Figlio

San Tommaso
(S. Th. III, q. 3, a. 8, corpo)

   Era convenientissimo che s’incarnasse la persona del Figlio. Primo, dal punto di vista dell’unione. È conveniente unire insieme cose simili. Ora, la stessa persona del Figlio, che è il Verbo di Dio, ha anzitutto una somiglianza con la totalità delle creature. Infatti il verbo o concetto dell’artefice è l’immagine esemplare di tutto quello che egli produce. Quindi il Verbo di Dio, che è il suo concetto eterno, costituisce il modello esemplare di tutte le cose create. Perciò come le creature per la partecipazione a tale modello sono state collocate nella loro specie in maniera da sottostare al moto e alla corruzione, così era conveniente che non per mezzo di partecipazione, bensì d’unione personale con il Verbo, la creatura fosse risanata e costituita nella sua perfezione eterna e immutabile: infatti anche un artefice, quando la sua opera ha subito dei danni, la ripara ricorrendo al modello mentale che gli servì a produrla. – In secondo luogo il Figlio di Dio ha una particolare somiglianza con la natura umana, perché il Verbo è il concetto della sapienza eterna, da cui deriva tutta la sapienza umana. Perciò l’uomo partecipando del Verbo di Dio progredisce nella sapienza, che è la perfezione propria di lui in quanto razionale, come un alunno s’istruisce accogliendo il verbo del maestro. Di qui le parole dell’Ecclesiastico: «Fonte di sapienza è il Verbo di Dio in cielo». Dunque per il perfezionamento supremo dell’uomo era conveniente che lo stesso Verbo di Dio si unisse personalmente alla natura umana.
   Una seconda ragione di convenienza si può desumere dal fine dell’unione, che è il compimento della predestinazione, ossia la salvezza di coloro che sono stati preordinati all’eredità celeste, la quale non è dovuta se non ai figli, come dice S. Paolo: «Se figli, anche eredi». Perciò fu conveniente che gli uomini partecipassero per adozione a una somiglianza di tale filiazione per opera di colui che è Figlio naturale, secondo l’insegnamento dell’Apostolo: «Quelli che ha preconosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo».
   Un terzo motivo di convenienza si può desumere dal peccato del primo nostro padre, a cui l’incarnazione pone rimedio. Il primo uomo infatti peccò per cupidigia di scienza, come risulta dalle parole del serpente che promise all’uomo «la scienza del bene e del male». Era dunque opportuno che, per mezzo del Verbo della vera sapienza, fosse ricondotto a Dio l’uomo allontanatosi da lui per disordinata brama di scienza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 3, a. 8, corpus)

   Respondeo dicendum quod convenientissimum fuit personam filii incarnari. Primo quidem, ex parte unionis. Convenienter enim ea quae sunt similia, uniuntur. Ipsius autem personae filii, qui est verbum Dei, attenditur, uno quidem modo, communis convenientia ad totam creaturam. Quia verbum artificis, idest conceptus eius, est similitudo exemplaris eorum quae ab artifice fiunt. Unde verbum Dei, quod est aeternus conceptus eius, est similitudo exemplaris totius creaturae. Et ideo, sicut per participationem huius similitudinis creaturae sunt in propriis speciebus institutae, sed mobiliter; ita per unionem verbi ad creaturam non participativam sed personalem, conveniens fuit reparari creaturam in ordine ad aeternam et immobilem perfectionem, nam et artifex per formam artis conceptam qua artificiatum condidit, ipsum, si collapsum fuerit, restaurat. Alio modo, habet convenientiam specialiter cum humana natura, ex eo quod verbum est conceptus aeternae sapientiae a qua omnis sapientia hominum derivatur. Et ideo homo per hoc in sapientia proficit, quae est propria eius perfectio prout est rationalis, quod participat verbum Dei, sicut discipulus instruitur per hoc quod recipit verbum magistri. Unde et Eccli. 1 dicitur, fons sapientiae verbum Dei in excelsis. Et ideo, ad consummatam hominis perfectionem, conveniens fuit ut ipsum verbum Dei humanae naturae personaliter uniretur. Secundo potest accipi ratio huius congruentiae ex fine unionis, qui est impletio praedestinationis, eorum scilicet qui praeordinati sunt ad hereditatem caelestem, quae non debetur nisi filiis, secundum illud Rom. 8, filii et heredes. Et ideo congruum fuit ut per eum qui est filius naturalis, homines participarent similitudinem huius filiationis secundum adoptionem, sicut apostolus ibidem dicit, quos praescivit et praedestinavit conformes fieri imagini filii eius. Tertio potest accipi ratio huius congruentiae ex peccato primi parentis, cui per incarnationem remedium adhibetur. Peccavit enim primus homo appetendo scientiam, ut patet ex verbis serpentis promittentis homini scientiam boni et mali. Unde conveniens fuit ut per verbum verae sapientiae homo reduceretur in Deum, qui per inordinatum appetitum scientiae recesserat a Deo.

Vangelo (Gv 11,19-27)

   E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

La fede di Santa Marta

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 11, lez. 4, v. 27)

   Questa confessione di Marta è perfetta. Essa infatti confessa qui la dignità di Cristo, la sua natura e la sua missione mediante l’Incarnazione.
   Confessa la sua dignità regia e sacerdotale, col dire: «Tu sei il Cristo». Cristo infatti, parola greca, in latino significa unto, o consacrato. Ora, venivano unti i re e i sacerdoti: quindi Cristo è re e sacerdote. Di qui le parole dell’angelo alla sua nascita (Lc 2,11): «Oggi è nato a voi il salvatore, che è Cristo Signore». Ed egli è veramente il Cristo in maniera singolare, poiché gli altri erano unti, o consacrati con olio visibile, egli invece fu unto con olio invisibile, ossia con lo Spirito Santo, e in modo superlativo rispetto agli altri. Di qui le parole del Salmista (44,3): «Unse te Dio, il tuo Dio, con olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni». Al di sopra dei suoi compagni, perché, come fu detto in precedenza (3,4), «Dio gli ha dato lo Spirito senza misura».
   Confessa inoltre la natura divina in Cristo, uguale al Padre; per cui lo dichiara: «Figlio del Dio vivo». Chiamandolo singolarmente Figlio del Dio vivo, annunzia la verità della sua filiazione: poiché non può essere vero Figlio di Dio, se non è connaturale al Padre. Perciò del Cristo si legge nella Scrittura: «Noi siamo nel vero Figlio suo Gesù Cristo; egli è il vero Dio e la vita eterna» (1 Gv 5,20).
   Marta confessa ancora il mistero della sua missione salvifica, col dire: «… che sei venuto nel mondo», assumendo cioè la nostra carne. – Analoga fu la confessione di Pietro (Mt 16,16): «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù stesso dirà (infra, 16,28): «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo».

Testo latino di San Tommaso
(In Io Ev., c. 11, lect. 4, v. 27)

   Haec autem confessio Marthae perfecta est. Confitetur enim Christi dignitatem, naturam et dispensationem, scilicet incarnationis. Dignitatem quidem et regiam et sacerdotalem; et hoc, cum dicit: tu es Christus. Christus enim Graece, Latine dicitur unctus. Inunguntur autem reges et sacerdotes: est ergo Christus rex et sacerdos. Unde Angelus Lc. 2,11: natus est nobis hodie salvator, qui est Christus dominus. Et vere ipse est singulariter Christus, quia alii unguntur oleo visibili, iste vero oleo invisibili, scilicet spiritu sancto, et ceteris aliis abundantius; Ps. c. 44,8: unxit te Deus, Deus tuus, oleo laetitiae prae consortibus tuis. Ideo prae consortibus, quia, ut dicitur supra 3,34 non ad mensuram dat ei Deus spiritum. Naturam autem in Christo confitetur divinam patri aequalem; unde dicit filius Dei vivi: nam ex hoc quod singulariter vocat eum filium Dei vivi, veritatem filiationis annuntiat; non autem est verus Dei filius, nisi sit patri connaturalis: unde de Christo dicitur 1 Io. ult., 20: ut simus in vero filio eius, Christo. Hic est verus Deus et vita aeterna. Dispensationis autem mysterium confitetur cum dicit qui in hunc mundum venisti, scilicet carnem assumens. Simile confitetur Petrus, Matth. 16,16: tu es Christus filius Dei vivi; infra 16,28: exivi a patre, et veni in mundum.

CondividiShare on FacebookShare on Google+