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28 luglio 17a Domenica del Tempo Ordinario

28 luglio 17a Domenica del Tempo Ordinario
12/12/2023 elena

28 luglio
17a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (2 Re 4,42-44)

   In quei giorni, da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”». Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore.

La moltiplicazione dei pani
e la creazione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 4, soluzione 4)

   4. La moltiplicazione dei pani non avvenne per creazione [di nuova materia], bensì per aggiunta di materia estranea mutata in pane. Scrive infatti S. Agostino: «Come da pochi chicchi produce le messi, così ha moltiplicato nelle sue mani i cinque pani». Ora, è evidente che la moltiplicazione dei chicchi del grano nelle messi avviene mediante la trasformazione di una materia già esistente.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 4, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod multiplicatio panum non est facta per modum creationis, sed per additionem extraneae materiae in panes conversae. Unde Augustinus dicit, super Ioan., unde multiplicat de paucis granis segetes, inde in manibus suis multiplicavit quinque panes. Manifestum est autem quod per conversionem grana multiplicantur in segetes.

Seconda lettura (Ef 4,1-6)

   Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

Umiltà, dolcezza, magnanimità, amore

San Tommaso
(Sulla lettera agli Efesini,
c. 4, v. 2, n. 191)

   Con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità (mansuetudine e pazienza), sopportandovi a vicenda nell’amore. Di conseguenza quando dice «con ogni umiltà…», esprime il modo del suo monito, insegnando come si possono comportare in modo degno.
   Presenta quattro virtù ed esclude i quattro vizi opposti. Il primo vizio che esclude è la superbia. Infatti, mentre un superbo vuole comandare agli altri e un altro similmente superbo non vuole sottomettersi, si provoca la discordia nella società e viene tolta la pace. Perciò in Pr 13,10 si dice: «Fra i superbi vi sono sempre risse». Per eliminare questo vizio dice: «con ogni umiltà», cioè sia interna che esterna. Sir 3,20: «Quanto più sei grande, tanto più umiliati…». Fil 2,3: «Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso». Gc 4,6: «Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la grazia».
   Il secondo vizio è l’ira. Infatti gli iracondi sono prossimi a portare ingiuria o con le parole o con i fatti, e da ciò nascono i disordini. Pr 15,18: «L’uomo collerico suscita litigi, il lento all’ira seda le contese». E per eliminare questo vizio dice: «con mansuetudine (dolcezza)», che seda le risse e conserva la pace. Pr 3,34: «Ai mansueti concede la grazia». Sal 36,11: «I mansueti erediteranno la terra». Sir 3,19: «Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall’uomo gradito a Dio».
   Il terzo vizio è l’impazienza. Infatti talora uno è umile e mansueto in se stesso e si astiene dal causare molestie agli altri, tuttavia non sopporta pazientemente le molestie che gli vengono inferte, oppure tentate. Perciò soggiunge: «con pazienza (magnanimità)», ossia degli avversari. Gc 1,4: «E la pazienza completi l’opera sua in voi». Sir 2,4: «Sii paziente nelle vicende dolorose». Eb 10,36: «Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio…».
   Il quarto vizio è lo zelo disordinato. Chi è zelante per ogni cosa metterà giudizi su tutto ciò che vede, e non badando né al tempo né al luogo provocherò disordini nella società. Gal 5,15: «Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri». Perciò dice: «sopportandovi a vicenda nell’amore», ossia sopportando a vicenda i difetti degli altri, e questo con amore. Perché, quando uno manca, non deve essere corretto immediatamente, a meno che il tempo e il luogo non lo esigano; ma si deve attendere con misericordia, poiché la carità sopporta ogni cosa, 1 Cor 13,7. Ma queste mancanze non devono essere tollerate per negligenza, o per consenso, o per familiarità, o per amicizia carnale, ma per carità. Gal 6,2: «Portate i pesi gli uni degli altri…». Rm 15,1: «Noi che siamo forti abbiamo il dovere di sopportare le infermità dei deboli».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Ephesios,

c. 4, v. 2, n. 191)

   Consequenter cum dicit cum omni humilitate, etc., ponit modum suae monitionis, docens quomodo digne poterunt ambulare. Ponit ergo quatuor virtutes, et excludit quatuor vitia eis opposita. Primum autem vitium quod excludit est superbia. Dum enim unus superbiens vult alii praeesse et alius similiter superbus non vult subesse, causatur dissensio in societate et tollitur pax. Unde Prov. 13,10: inter superbos semper iurgia sunt. Ad quod excludendum dicit cum omni humilitate, scilicet interiori et exteriori. Eccli. 3,20: quanto magnus es, humilia te in omnibus, et cetera. Phil. 2,3: in humilitate superiores invicem arbitrantes. Iac. 4,6: Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam. Secundum est ira. Iracundi enim sunt propinqui ad iniuriam inferendam verbis vel factis, ex quo turbationes oriuntur. Prov. 15, v. 18: vir iracundus provocat rixas; qui patiens est, mitigat suscitatas. Ad hoc excludendum dicit et in mansuetudine, quae mitigat rixas, et pacem conservat. Prov. 3,34: mansuetis dabit gratiam. Ps. 36,11: mansueti autem haereditabunt terram. Eccli. 3,19: fili, in mansuetudine opera tua perfice, et super gloriam hominum diligeris. Tertium est impatientia. Quandoque enim aliquis humilis est et mansuetus in se, abstinens a molestiis inferendis, non tamen patienter sustinet molestias sibi illatas, vel attentatas. Ideo subdit cum patientia, scilicet adversorum. Iac. 1,4: patientia autem opus perfectum habet. Eccli. 2,4: in humilitate tua patientiam habet. Hebr. 10,36: patientia vobis necessaria est, ut voluntatem Dei facientes, et cetera. Quartum inordinatus zelus. Cum enim inordinate zelantes, omnia quae vident iudicant, nec tempus, nec locum servantes, concitatur turbatio in societate. Gal. 5,15: si mordetis invicem et comeditis, videte ne ab invicem consumamini. Et ideo dicit supportantes invicem in charitate, scilicet mutuo sustinentes defectus aliorum, et hoc ex charitate. Quia quando deficit aliquis, non debet statim corrigi, nisi adsit locus et tempus, sed misericorditer expectari, quia charitas omnia sustinet, 1 Cor. 13,7. Non autem debent huiusmodi defectus supportari ex negligentia vel ex consensu et familiaritate, vel carnali amicitia, sed ex charitate. Gal. 6,2: alter alterius onera portate, et cetera. Rom. 15,1: debemus nos firmiores imbecillitates infirmorum sustinere.

Vangelo (Gv 6,1-15)

   In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

La materia
del sacramento eucaristico

San Tommaso
(S. Th. III, q. 74, a. 1, corpo)

   Circa la materia di questo sacramento ci sono stati molti e diversi errori. Alcuni, i cosiddetti Artoturiti, secondo S. Agostino «offrono pane e formaggio, dicendo che i primi uomini facevano le loro oblazioni con i frutti della terra e delle pecore». – Altri invece, ossia i Catafrigi e i Pepuziani, «si dice che confezionino una specie di Eucaristia con il sangue di un bambino, spillandolo da tutto il suo corpo attraverso minute punture, mescolandolo con la farina e facendone il pane». – Alcuni altri poi, chiamati Acquariani, offrono in questo sacramento acqua soltanto, sotto pretesto di sobrietà. – Ora, tutti questi e altri simili errori sono confutati in base al fatto che Cristo istituì questo sacramento sotto le specie del pane e del vino, come risulta da Mt 26 [26]. Quindi il pane e il vino sono la materia conveniente di questo sacramento. E ciò ragionevolmente. Primo, a motivo dell’uso di questo sacramento, che consiste nella manducazione. Come infatti nel sacramento del battesimo per l’abluzione spirituale è usata l’acqua, in quanto l’abluzione corporale è fatta comunemente con acqua, così nell’Eucaristia sono assunti per la refezione spirituale il pane e il vino in quanto di essi più comunemente si cibano gli uomini. – Secondo, in rapporto alla passione di Cristo, che avvenne con la separazione del sangue dal corpo. Perciò in questo sacramento, che è il memoriale della passione del Signore, sono assunti separatamente il pane come sacramento del corpo e il vino come sacramento del sangue. – Terzo, in rapporto all’effetto considerato in ciascuno di coloro che ricevono il sacramento. Poiché come dice S. Ambrogio, «questo sacramento vale a custodire sia l’anima che il corpo»: per cui si offre «il corpo di Cristo» sotto le specie del pane «per la salvezza del corpo, e il sangue» sotto le specie del vino «per la salvezza dell’anima», poiché l’anima di ogni vivente sta nel sangue, come è detto in Lv 17 [14]. – Quarto, in rapporto all’effetto relativo a tutta la Chiesa – la quale, secondo la Glossa che commenta 1 Cor 10 [17]: Pur essendo molti siamo un solo corpo –, risulta da diversi fedeli, «come il pane deriva da chicchi diversi e il vino fluisce da diversi grappoli d’uva».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 74, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod circa materiam huius sacramenti aliqui multipliciter erraverunt. Quidam enim, qui dicuntur Artotyritae, ut Augustinus dicit, in libro De haeresibus, offerunt panem et caseum in hoc sacramento, dicentes a primis hominibus oblationes de fructibus terrae et ovium fuisse celebratas. Alii vero, scilicet Cataphrygae et Pepuziani, de infantis sanguine, quem de toto eius corpore minutis punctionum vulneribus extorquent, quasi Eucharistiam suam conficere perhibentur, miscendo eum farinae, panem inde facientes. Quidam vero, qui dicuntur aquarii, aquam solam, sub specie sobrietatis, in hoc sacramento offerunt. Omnes autem hi errores, et similes, excluduntur per hoc quod Christus hoc sacramentum sub specie panis et vini instituit, sicut patet Matth. 26 [26]. Unde panis et vinum sunt materia conveniens huius sacramenti. Et hoc rationabiliter. Primo quidem, quantum ad usum huius sacramenti, qui est manducatio. Sicut enim aqua assumitur in sacramento Baptismi ad usum spiritualis ablutionis quia corporalis ablutio communiter fit in aqua, ita panis et vinum, quibus communius homines reficiuntur, assumuntur in hoc sacramento ad usum spiritualis manducationis. Secundo, quantum ad passionem Christi, in qua sanguis a corpore est separatus. Et ideo in hoc sacramento, quod est memoriale dominicae passionis, seorsum sumitur panis ut sacramentum corporis, et vinum ut sacramentum sanguinis. Tertio, quantum ad effectum consideratum in unoquoque sumentium. Quia, ut Ambrosius dicit, super epistolam ad Corinthios, hoc sacramentum valet ad tuitionem corporis et animae, et ideo caro Christi sub specie panis pro salute corporis, sanguis vero sub specie vini pro salute animae offertur, sicut dicitur Levit. 17 [14], quod animalis anima in sanguine est. Quarto, quantum ad effectum respectu totius Ecclesiae, quae constituitur ex diversis fidelibus, sicut panis conficitur ex diversis granis, et vinum fluit ex diversis uvis, ut dicit Glossa super illud 1 Cor. 10 [17], multi unum corpus sumus, et cetera.

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