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26 luglio – venerdì Memoria dei Santi Gioacchino e Anna Tempo Ordinario – 16a Settimana

26 luglio – venerdì Memoria dei Santi Gioacchino e Anna Tempo Ordinario – 16a Settimana
12/12/2023 elena

26 luglio – venerdì
Memoria dei Santi
Gioacchino e Anna

Tempo Ordinario – 16a Settimana

Prima lettura (Ger 3,14-17)

   Ritornate, figli traviati – oracolo del Signore – perché io sono il vostro padrone. Vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza. Quando poi vi sarete moltiplicati e sarete stati fecondi nel paese, in quei giorni – oracolo del Signore – non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore: non verrà più in mente a nessuno e nessuno se ne ricorderà, non sarà rimpianta né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme “Trono del Signore”, e a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più caparbiamente il loro cuore malvagio.

Il pastore e i pastori

San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 6, soluzione 3)

   3. S. Agostino si domanda: «Se i principi della Chiesa sono pastori, come può essere uno solo il pastore se non perché gli altri sono tutti membri di un medesimo pastore?». E similmente gli altri possono dirsi fondamenti e capi come membri di un solo fondamento e capo. Però, come egli aggiunge, «ai suoi membri concesse il titolo di pastori, ma nessuno di noi può dirsi porta: questo titolo l’ha riservato in esclusiva per sé». E la ragione è che la porta significa l’autorità principale, in quanto attraverso la porta tutti entrano nella casa: ora, solo per mezzo di Cristo in persona noi abbiamo ottenuto di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo [Rm 5,2]. Gli altri appellativi ricordati possono invece significare un’autorità non solo principale, ma anche subordinata.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 6, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod, sicut dicit Augustinus, super Ioan., si praepositi Ecclesiae pastores sunt, quomodo unus pastor est, nisi quia sunt illi omnes unius membra pastoris? Et similiter alii possunt dici fundamenta et capita, inquantum sunt unius capitis et fundamenti membra. Et tamen, sicut Augustinus ibidem dicit, quod pastor est, dedit membris suis, ostium vero se nemo nostrum dicit; hoc sibi ipse proprium tenuit. Et hoc ideo quia in ostio importatur principalis auctoritas, inquantum ostium est per quod omnes ingrediuntur in domum, et ipse solus Christus est per quem accessum habemus in gratiam istam in qua stamus. Per alia vero nomina praedicta potest importari auctoritas non solum principalis, sed etiam secundaria.

Vangelo (Mt 13,18-23)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Il terreno buono

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Matteo,
c. 13, lez. 3, v. 23)

   Quello seminato sul terreno buono. Il terreno buono è la coscienza fedele degli eletti, ossia la mente dei santi, che riceve la parola di Dio con gioia, desiderio e devozione del cuore, la conserva virilmente fra le cose prospere e avverse e le conduce al frutto; per cui segue: questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno. GIROLAMO: E bisogna notare che come nella terra cattiva ci furono tre diversità, cioè lungo la strada, nelle pietre, tra le spine, così nella terra buona c’è una triplice diversità, cioè del cento, del sessanta, del trenta. E in quella e in questa non muta la sostanza, ma la volontà, e quelli che ricevono il seme sono i cuori tanto dei non credenti che dei credenti; per cui all’inizio ha detto: viene il Maligno, e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore; e in secondo e in terzo luogo dice: questi è colui che ascolta la Parola. E anche nella spiegazione della terra buona: questi è colui che ascolta la Parola. In primo luogo dunque dobbiamo ascoltare, poi comprendere, e dopo la comprensione rendere i frutti dell’insegnamento, e dare frutto o secondo il cento, o secondo il sessanta, o secondo il trenta.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 13, lect. 3, v. 23)

   Sequitur qui vero in terram bonam seminatus est. Terra bona est fidelis conscientia electorum, sive mens sanctorum, quae verbum Dei cum gaudio et desiderio et cordis devotione suscipit, et inter prospera et adversa viriliter conservat, et ad fructum perducit: unde sequitur et facit fructum, aliud centesimum, aliud sexagesimum, aliud vero tricesimum. Hieronymus. Et notandum, quod sicut in terra mala tres fuere diversitates, scilicet secus viam, et petrosa, et spinosa loca; sic in terra bona trina diversitas est, centesimi, sexagesimi, et fructus tricesimi. Et in illa autem et in ista non mutatur substantia, sed voluntas; et tam incredulorum quam credentium corda sunt qui semen recipiunt: unde primo dixit venit malus, et rapit quod seminatum est in corde eius; et secundo et tertio ait hic est qui verbum audit. In expositione quoque terrae bonae, iste est qui audit verbum. Primum ergo debemus audire, deinde intelligere, post intelligentiam fructus reddere doctrinarum, et facere vel centesimum fructum vel sexagesimum sive tricesimum.

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