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24 luglio – mercoledì Tempo Ordinario – 16a Settimana

24 luglio – mercoledì Tempo Ordinario – 16a Settimana
12/12/2023 elena

24 luglio – mercoledì
Tempo Ordinario – 16a Settimana

Prima lettura
(Ger 1,1.4-10)

   Parole di Geremìa, figlio di Chelkìa, uno dei sacerdoti che risiedevano ad Anatòt, nel territorio di Beniamino. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».

La santificazione nel grembo

San Tommaso
(Su Geremia, c. 1, v. 5)

   Prima che tu uscissi dal grembo ti ho santificato.
   Sulla santificazione nel grembo esamineremo quattro cose. Primo, il tempo. E sembra che tale santificazione possa aversi prima dell’infusione dell’anima, stando a quanto dice la Glossa di S. Ambrogio su Lc 1: Non c’era ancora lo spirito della vita, e già era presente lo spirito della grazia. Inoltre qui si dice: Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, e ciò va inteso della conoscenza spirituale, che è di approvazione: quindi ebbe la grazia prima della formazione. D’altra parte sembra che non l’ebbe prima di nascere dal grembo materno, poiché S. Agostino dice: «Non può rinascere se non chi è già nato»; ora, nessuno ha la grazia se non è rinato, poiché attraverso la grazia uno diventa figlio di Dio: quindi non ha nemmeno la grazia della santificazione.
   Su ciò bisogna dire che la santificazione di cui parliamo avviene attraverso la grazia, il cui soggetto è l’anima: quindi non può esserci prima dell’infusione dell’anima; ma dopo l’infusione, prima della nascita dal grembo, può esserci per uno speciale privilegio. Sul primo punto bisogna dire che viene chiamata spirito di vita l’aria esteriore, liberamente respirata. Oppure si dice che è presente lo spirito della vita se viene inteso per l’anima, quando si rende noto. Quanto all’altra difficoltà, bisogna dire che si intende la conoscenza di approvazione che è secondo la predestinazione alla grazia, e non secondo la giustizia presente. All’altra difficoltà ancora, si deve dire che nessuno può rinascere secondo la legge comune, con la rigenerazione che avviene attraverso i sacramenti, prima che sia nato, poiché non può ancora essere soggetto all’attività dei ministri della Chiesa, da cui viene dispensata tale grazia. Ma Dio non ha legato la sua potenza ai sacramenti; quindi può, per uno speciale privilegio, santificare qualcuno nel grembo materno.
   (…)
   Ora, poiché ogni santificazione è ordinata al santissimo concepimento del Figlio di Dio, convenientemente la Madre nel cui grembo fu celebrato quel concepimento fu santificata; e Giovanni Battista, che ancora racchiuso nel grembo materno mostrò il Bambino racchiuso nel grembo (cf. Lc 1,41.44); e Geremia, che fra gli altri dissertò espressamente sul modo di quel santissimo concepimento. Più sotto (31,22): «Il Signore ha fatto una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l’uomo».

Testo latino di San Tommaso
(In Ieremiam, c. 1, v. 5)

   Circa sanctificationem in utero quatuor videamus. Primo tempus. Et videtur quod ante infusionem animae possit esse hujusmodi sanctificatio, per illud quod dicit Glossa Ambrosii Luc. 1: nondum inerat spiritus vitae, et jam inerat spiritus gratiae. Praeterea hic dicitur: priusquam te formarem in utero novi: et intelligitur de spirituali notitia, quae est approbationis: ergo ante formationem gratiam habuit. E contra videtur, quod non, antequam ex utero nascatur, quia dicit Augustinus: non potest renasci nisi jam natus: nullus autem habet gratiam nisi renatus, quia per gratiam fit quis filius Dei: ergo nec gratiam sanctificationis. Ad hoc dicendum, quod sanctificatio de qua loquimur, fit per gratiam, cujus subjectum est anima; et ideo ante infusionem animae non potest esse; sed post infusionem, ante nativitatem ex utero, fit ex speciali privilegio. Ad primum dicendum, quod spiritus vitae dicitur ibi aer exterius, libere respiratus. Vel dicitur inesse spiritus vitae, si de anima accipiatur, quando innotescit. Ad aliud dicendum, quod intelligitur de notitia approbationis, quae est secundum praedestinationem ad gratiam, et non dicitur secundum praesentem justitiam. Ad aliud dicendum, quod nullus potest renasci lege communi, regeneratione quae est per sacramenta, antequam sit natus, quia nondum subjacere potest operationibus ministrorum Ecclesiae, per quos hujusmodi gratia dispensatur. Sed Deus potentiam suam non alligavit sacramentis; et ideo ipse potest speciali privilegio aliquem in utero sanctificare.
   (…)
   Cum autem omnis sanctificatio ordinetur ad illam sanctissimam Filii Dei conceptionem, convenienter Mater, in cujus utero celebrata est illa conceptio, sanctificata fuit, et Joannes Baptista, qui adhuc clausus utero, clausum in utero ostendit, et Jeremias, qui inter alios expressus modum illius sanctissimae conceptionis disseruit. Infra 21: creavit Dominus novum super terram: femina circumdabit virum.

Vangelo
(Mt 13,1-9 forma breve)

   Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

L’insegnamento in parabole

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpo e soluzione 3)

   Una dottrina può restare segreta in tre modi. Primo, per volontà dell’insegnante, il quale non intende manifestarla alla gente, ma piuttosto occultarla. E ciò può avvenire per due motivi. Primo, per gelosia, non volendo egli comunicare agli altri la propria scienza, per non compromettere la propria eccellenza. Il che non ebbe luogo in Cristo, a cui vanno attribuite le parole: Senza frode imparai e senza invidia io dono, non nascondo le sue bellezze (Sap 7,13). – Talora ciò può avvenire invece per la disonestà di ciò che è insegnato. S. Agostino ad es. dice che «vi sono certi mali che nessun pudore umano può sopportare». Per cui alle dottrine degli eretici vanno attribuite le parole di Pr 9 [17]: Le acque furtive sono più dolci. Ma la dottrina di Cristo non si basa né sull’inganno, né su torbidi motivi [1 Ts 2,3]. Per cui il Signore dice: Si porta forse la lampada, cioè la dottrina vera e onesta, per metterla sotto il moggio? (Mc 4,21). – Secondo, una dottrina resta occulta in quanto è riservata a pochi. E in questo modo Cristo nulla insegnò di nascosto, poiché propose il suo insegnamento o a tutto il popolo, o a tutti i discepoli riuniti insieme. Per cui S. Agostino scrive: «Come si può dire che parla di nascosto chi parla davanti a tanti uomini? Soprattutto poi se parla a pochi perché vuole che attraverso di essi ciò che dice sia trasmesso a tutti?». – Terzo, un insegnamento può essere occulto per la maniera con cui è trasmesso. E in questo senso Cristo nascondeva qualcosa alle turbe, servendosi di parabole per annunziare loro i misteri spirituali, che gli uditori non erano capaci o degni di capire. Tuttavia per loro era meglio sentir parlare della dottrina spirituale in questo modo, sotto il velo delle parabole, che esserne privati del tutto. Il Signore poi spiegava chiaramente il significato di queste parabole ai discepoli, affinché per loro mezzo tale insegnamento giungesse in seguito agli altri, ormai divenuti idonei a comprenderlo; secondo cioè quanto è detto in 2 Tm 2 [2]: Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, capaci di insegnare anche ad altri. E ciò era stato prefigurato in Nm 4 [5], dove si ordina ai figli di Aronne di coprire i vasi sacri, che i Leviti dovevano portare così velati.
   3. Il Signore parlava in parabole alle turbe poiché queste, come si è detto, non erano né capaci né degne di ricevere la nuda verità, che egli invece esponeva ai discepoli. Le parole poi «non parlava loro che in parabole», secondo il Crisostomo, vanno riferite solo a quel discorso, poiché altre volte aveva parlato alle turbe anche senza parabole. Oppure, come spiega S. Agostino, egli disse così «non perché non parlasse mai in senso proprio, ma perché non trattò quasi mai un argomento senza servirsi di qualche parabola, benché nel discorso dicesse anche certe cose in senso proprio».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpus e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod doctrina alicuius potest esse in occulto tripliciter. Uno modo, quantum ad intentionem docentis, qui intendit suam doctrinam non manifestare multis, sed magis occultare. Quod quidem contingit dupliciter. Quandoque ex invidia docentis, qui vult per suam scientiam excellere, et ideo scientiam suam non vult aliis communicare. Quod in Christo locum non habuit, ex cuius persona dicitur, Sap. 7 [13], quam sine fictione didici, et sine invidia communico, et honestatem illius non abscondo. – Quandoque vero hoc contingit propter inhonestatem eorum quae docentur, sicut Augustinus dicit, super Ioan., quod quaedam sunt mala quae portare non potest qualiscumque pudor humanus. Unde de doctrina haereticorum dicitur, Prov. 9 [17], aquae furtivae dulciores sunt. Doctrina autem Christi non est neque de errore neque de immunditia. Et ideo Dominus dicit, Marci 4 [21], nunquid venit lucerna, idest vera et honesta doctrina, ut sub modio ponatur? – Alio modo aliqua doctrina est in occulto, quia paucis proponitur. Et sic etiam Christus nihil docuit in occulto, quia omnem doctrinam suam vel turbae toti proposuit, vel omnibus suis discipulis in communi. Unde Augustinus dicit, super Ioan., quis in occulto loquitur, cum coram tot hominibus loquitur? Praesertim si hoc loquitur paucis, quod per eos velit innotescere multis? Tertio modo aliqua doctrina est in occulto, quantum ad modum docendi. Et sic Christus quaedam turbis loquebatur in occulto, parabolis utens ad annuntianda spiritualia mysteria, ad quae capienda non erant idonei vel digni. Et tamen melius erat eis vel sic, sub tegumento parabolarum, spiritualium doctrinam audire, quam omnino ea privari. Harum tamen parabolarum apertam et nudam veritatem Dominus discipulis exponebat, per quos deveniret ad alios, qui essent idonei, secundum illud 2 Tim. 2 [2], quae audisti a me per multos testes, haec commenda fidelibus hominibus, qui idonei erunt et alios docere. Et hoc significatum est Num. 4 [5 sqq.], ubi mandatur quod filii Aaron involverent vasa sanctuarii, quae Levitae involuta portarent.
   Ad tertium dicendum quod turbis Dominus in parabolis loquebatur, sicut dictum est, quia non erant digni nec idonei nudam veritatem accipere, quam discipulis exponebat. Quod autem dicitur quod sine parabolis non loquebatur eis, secundum Chrysostomum intelligendum est quantum ad illum sermonem, quamvis alias et sine parabolis multa turbis locutus fuerit. Vel, secundum Augustinum, in libro De quaest. Evang., hoc dicitur, non quia nihil proprie locutus est, sed quia nullum fere sermonem explicavit ubi non per parabolam aliquid significaverit, quamvis in eo aliqua proprie dixerit.

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