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23 luglio – martedì Festa di Santa Brigida compatrona d’Europa

23 luglio – martedì Festa di Santa Brigida compatrona d’Europa
12/12/2023 elena

23 luglio – martedì
Festa di Santa Brigida
compatrona d’Europa

Prima lettura (Gal 2,19-20)

   Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

La vita nella fede

San Tommaso
(Sulla lettera ai Galati,
c. 2, lez. 6, v. 204, nn. 108-110)

   108. Di conseguenza, quando dice: «questa vita, che io vivo nel corpo (lat. nella carne)», risponde al dubbio che in base alle parole suddette poteva essere duplice. Il primo riguarda il suo modo di vivere, e non è più lui che vive; il secondo in che modo sia stato crocifisso. Perciò chiarisce questi due punti.
   109. In primo luogo il primo punto, cioè come egli vive, e tuttavia non è egli stesso che vive, dicendo: «questa vita, che io vivo …».
   Qui bisogna osservare che, propriamente, si dice che vivono le cose che sono mosse da un principio intrinseco Ora, l’anima di S. Paolo si trovava tra Dio e il corpo, e il corpo era vivificato e mosso dall’anima di S. Paolo, ma la sua anima da Cristo. Per quanto concerne dunque la vita della carne era lo stesso Paolo che viveva, e questo è quanto dice: «questa vita, che io vivo nella carne», cioè la vita della carne; ma quanto al rapporto con Dio, Cristo viveva in S. Paolo, e perciò dice: «la vivo nella fede del Figlio di Dio», mediante la quale egli abita in me e mi muove. Ab 2,4: «Il mio giusto vivrà per la fede».
   E nota che dice «nella carne» e non «dalla carne», perché questo è male.
   110. In secondo luogo mostra che è stato crocifisso dicendo: poiché l’amore di Cristo che egli mi mostrò morendo per me sulla croce, fa sì che io vi sia sempre confitto. E questo è quanto dice: «che mi ha amato». 1 Gv 4,10: «È lui che per primo ci ha amati». E mi ha amato fino al punto che «ha consegnato se stesso per me», e non un altro sacrificio. Ap 1,5: «Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue». Ef 5,25: «Come Cristo ha amato la Chiesa, e ha consegnato se stesso per lei…».
   Ma bisogna fare attenzione che il Figlio ha consegnato se stesso, e il Padre ha consegnato il Figlio; Rm 8,32: «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi»; e anche Giuda lo ha consegnato, come si dice in Mt 16,28; e tutto l’insieme costituisce un’unica realtà, ma non una sola intenzione: poiché il Padre lo fa per amore, il Figlio allo stesso tempo per obbedienza e con amore, e Giuda invece per cupidigia e proditoriamente.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Galatas,
c. 2, lect. 6, v. 204, nn. 108-110)

   Consequenter autem cum dicit quod autem nunc vivo, etc., respondet dubitationi quae poterat esse duplex ex praemisso verbo. Una est quomodo ipse vivit, et non est ille, scilicet qui vivit; secunda quomodo confixus est cruci. Et ideo haec duo aperit. Et primo primum, quomodo scilicet vivit, et non ipse vivit, dicens quod autem nunc vivo, et cetera. Ubi notandum est, quod illa proprie dicuntur vivere, quae moventur a principio intrinseco. Anima autem Pauli constituta erat inter Deum et corpus, et corpus quidem vivificabatur et movebatur ab anima Pauli, sed anima eius a Christo. Quantum ergo ad vitam carnis vivebat ipse Paulus, et hoc est quod dicit quod autem nunc vivo in carne, id est, vita carnis; sed quantum ad relationem ad Deum, Christus vivebat in Paulo, et ideo dicit in fide vivo Filii Dei, per quam habitat in me et movet me. Hab. 2,4: iustus autem meus ex fide vivit. Et nota quod dicit, in carne, non ex carne, quia hoc malum est. Secundo ostendit quod confixus est cruci, dicens: quia amor Christi quem ostendit mihi in cruce moriens pro me, facit ut semper ei configar. Et hoc est quod dicit qui dilexit me. 1 Io. 4,10: ipse prior dilexit nos. Et intantum dilexit me, quod tradidit semetipsum pro me, et non aliud sacrificium. Apoc. I, 5: dilexit nos, et lavit nos a peccatis nostris in sanguine suo. Eph. c. 5,25: sicut Christus dilexit Ecclesiam, et semetipsum tradidit pro ea, et cetera. Sed attendendum est, quod ipse Filius tradidit se, et Pater tradidit Filium, Rom. 8, v. 32: qui proprio Filio non pepercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum; et Iudas tradidit eum, ut dicitur Matth. 26,48: et totum una res est, sed non una intentio, quia Pater ex charitate, Filius ex obedientia simul et cum charitate, Iudas vero ex cupiditate et proditorie.

Vangelo (Gv 15,1-8)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Rimanere in Gesù

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 15, lez. 1, V, v. 5)

   Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Rimanere in me non solo è necessario all’uomo perché fruttifichi, ma è anche efficace; poiché chi rimane in me, credendo, obbedendo, perseverando, e io in lui, illuminandolo, aiutandolo, donandogli la perseveranza, questi, e non un altro, porta molto frutto.
   Porta, dico, un triplice frutto in questa vita. Il primo è di astenersi dai peccati; Is 27,4: «Questo è tutto il frutto, che venga tolto il peccato». Il secondo è di dedicarsi alle opere della santità; Rm 6,22: «Avete il vostro frutto nella santificazione, ecc.». Il terzo è di darsi alla santificazione degli altri; Sal 103,13: «Del frutto delle tue opere si sazierà la terra». Porta anche un quarto frutto nella vita eterna; sopra, 4,36: «Raccoglie frutto per la vita eterna». Questo è l’ultimo e perfetto frutto delle nostre opere; Sap 3,15: «Il frutto delle opere buone è glorioso».
   La ragione poi di questa efficacia sta nel fatto che senza di me non potete far nulla. Con cui istruisce il cuore degli umili e chiude la bocca dei superbi, soprattutto dei Pelagiani, i quali dicono che le buone opere delle virtù e della legge possono farle da se stessi, senza l’aiuto di Dio; e con ciò, mentre vogliono affermare il libero arbitrio, lo fanno piuttosto precipitare.
   Ecco infatti che il Signore dice qui che senza di lui non solo non possiamo fare le grandi opere, ma nemmeno le piccole, anzi, non possiamo fare nulla. E non c’è da meravigliarsi, perché nemmeno Dio fa qualcosa senza di lui; sopra, 1,3: «Senza di lui nulla fu fatto». Infatti le nostre opere sono fatte o in virtù della natura o in virtù della grazia divina. Se in virtù della natura, essendo ogni moto della natura dipendente dallo stesso Verbo di Dio, nessuna natura può muoversi a fare qualcosa senza di lui. Se poi in virtù della grazia, essendo egli l’autore della grazia, poiché «la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo», come si dice sopra (1,17), è chiaro che nessun’opera meritoria può essere fatta senza di lui; 2 Cor 3,5: «Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio». Se dunque non possiamo nemmeno pensare se non in dipendenza da Dio, molto meno lo potremo quanto alle altre cose.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 15, lez. 1, V, v. 5)

   Qui manet in me, credendo, obediendo, perseverando, et ego in eo, illuminando, subveniendo, perseverantiam dando, hic, et non alius, fert fructum multum. Fert, inquam, triplicem fructum in vita ista. Primus est abstinere a peccatis; Is. 27, v. 4: hic est omnis fructus, ut tollatur peccatum. Secundus est vacare operibus sanctitatis; Rom. 6,22: habetis fructum vestrum in sanctificatione et cetera. Tertius fructus est vacare aedificationi aliorum; Ps. 103,13: de fructu operum tuorum satiabitur terra. Fert etiam quartum fructum in vita aeterna; supra 4,36: fructum congregat in vitam aeternam. Hic est ultimus et perfectus fructus laborum nostrorum; Sap. 3,15: bonorum laborum gloriosus est fructus. Ratio autem huius efficaciae est, quia sine me nihil potestis facere. In quo et corda instruit humilium, et ora obstruit superborum, et praecipue Pelagianorum, qui dicunt bona opera virtutum et legis sine Dei adiutorio ex seipsis facere posse: in quo dum liberum arbitrium asserere volunt, eum magis praecipitant. Ecce enim Dominus hic dicit, quod sine ipso non solum magna, sed nec minima, immo nihil facere possumus. Nec mirum quia nec Deus sine ipso aliquid facit; supra, 1,3: sine ipso factum est nihil. Opera enim nostra aut sunt virtute naturae, aut ex gratia divina. Si virtute naturae, cum omnes motus naturae sint ab ipso Verbo Dei, nulla natura ad aliquid faciendum moveri potest sine ipso. Si vero virtute gratiae: cum ipse sit auctor gratiae, quia gratia et veritas per Iesum Christum facta est, ut dicitur supra 1, v. 17: manifestum est quod nullum opus meritorium sine ipso fieri potest; 2 Cor. 3, v. 5: non quod sufficientes simus aliquid cogitare ex nobis quasi ex nobis; sed sufficientia nostra ex Deo est. Si ergo nec etiam cogitare possumus nisi ex Deo, multo minus nec alia.

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