Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

22 luglio – lunedì Festa di Santa Maria Maddalena

22 luglio – lunedì Festa di Santa Maria Maddalena
12/12/2023 elena

22 luglio – lunedì
Festa di Santa Maria Maddalena

Prima lettura (2 Cor 5,14-17)

   Poiché l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

Eccellenza dell’amore di carità

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 6, corpo)

   È necessario che le virtù umane, principio degli atti buoni, consistano nell’adeguazione alla regola degli atti umani, poiché la bontà di codesti atti si misura dalla loro conformità alla regola stabilita. Sopra però abbiamo detto che esistono due regole degli atti umani, cioè la ragione umana e Dio. Ma Dio è la prima regola, da cui deve essere regolata la stessa ragione umana. Ecco perché le virtù teologali, che consistono nell’adeguarsi a questa prima regola, avendo esse Dio per oggetto, sono superiori alle virtù morali e intellettuali, che consistono nell’adeguarsi alla ragione umana. Perciò è necessario che tra le stesse virtù teologali sia più nobile quella che meglio raggiunge Dio. D’altra parte (è noto che) i mezzi diretti sono superiori a quelli indiretti. Ora, la fede e la speranza raggiungono Dio in quanto causa in noi la conoscenza della verità e il conseguimento della beatitudine: invece la carità raggiunge Dio come è in se stesso, non in quanto causa di qualche beneficio per noi. Perciò la carità è più nobile della fede e della speranza; e quindi di tutte le altre virtù. Al pari cioè della prudenza, la quale, adeguandosi direttamente alla ragione, è superiore alle altre virtù morali, che si adeguano alla ragione in quanto da essa viene stabilito il giusto mezzo negli atti e nelle passioni umane.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 6, corpus)

   Respondeo dicendum quod, cum bonum in humanis actibus attendatur secundum quod regulantur debita regula, necesse est quod virtus humana, quae est principium bonorum actuum, consistat in attingendo humanorum actuum regulam. Est autem duplex regula humanorum actuum, ut supra dictum est, scilicet ratio humana et Deus, sed Deus est prima regula, a qua etiam humana ratio regulanda est. Et ideo virtutes theologicae, quae consistunt in attingendo illam regulam primam, eo quod earum obiectum est Deus, excellentiores sunt virtutibus moralibus vel intellectualibus, quae consistunt in attingendo rationem humanam. Propter quod oportet quod etiam inter ipsas virtutes theologicas illa sit potior quae magis Deum attingit. Semper autem id quod est per se magis est eo quod est per aliud. Fides autem et spes attingunt quidem Deum secundum quod ex ipso provenit nobis vel cognitio veri vel adeptio boni, sed caritas attingit ipsum Deum ut in ipso sistat, non ut ex eo aliquid nobis proveniat. Et ideo caritas est excellentior fide et spe; et per consequens omnibus aliis virtutibus. Sicut etiam prudentia, quae attingit rationem secundum se, est excellentior quam aliae virtutes morales, quae attingunt rationem secundum quod ex ea medium constituitur in operationibus vel passionibus humanis.

Vangelo
(Gv 20,1-2.11-18)

   Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Maria! Rabbunì!

San Tommaso
(Commento al Vangelo di San Giovanni, lez. 3)

   Nelle parole che seguono («Gesù le disse: Maria!, ecc.») abbiamo il riconoscimento di Cristo da parte della Maddalena. In primo luogo egli la chiama per nome: «Maria!», mentre sopra l’aveva denominata genericamente «donna». Qui la chiama col nome proprio, per indicare che il Signore ha una speciale conoscenza dei santi. Vedi Sal 146,4: «Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome»; così pure Es 33,12: «Ti ho conosciuto per nome». E anche per mostrare che sebbene tutte le cose siano mosse universalmente da Dio, tuttavia per la giustificazione dell’uomo è necessaria una grazia speciale. Viene poi indicato l’effetto di quella chiamata: «Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse: Rabbunì! Che significa: Maestro!».
   Ma che forse Maria non guardava già verso Cristo che l’aveva chiamata?
   Secondo Agostino ciò va riferito alle disposizioni interiori dell’animo; poiché prima, nel voltarsi verso di lui col corpo, pensava che Cristo fosse quello che non era, cioè il giardiniere; ora invece si volge a lui con il cuore, riconoscendolo per quello che era. Oppure si deve ritenere che mentre credeva che egli fosse un altro, mentre parlava con lui, preoccupata di quanto la gravava nel cuore, non l’aveva guardato bene, ma si guardava attorno per scorgere qualche segno del defunto dissepolto. Perciò Cristo, chiamandola per nome, ne richiama l’attenzione, dicendo: «Maria!». Come per dirle: Dove guardi? Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Essa, quindi, chiamata per nome, subito riconobbe il suo Creatore, dicendo: «Rabbunì!, che significa: Maestro!». Così infatti era solita chiamarlo. Con ciò il Vangelo ci fa comprendere che causa della nostra giustificazione e della professione della vera fede è la chiamata di Cristo.

Testo latino di San Tommaso
(Super Iohannem, lect. 3)

   Consequenter cum dicit dicit ei Iesus, Maria etc., agit de recognitione Christi a muliere. Et primo ponitur vocatio, cum dicit Maria, quam supra alloquens mulierem quasi nomine communi vocaverat. Sed hic proprio nomine vocatur Maria, ut designet specialem notitiam quam habet ad sanctos. Ps. 146,4: qui numerat multitudinem stellarum et omnibus eis nomina vocat; Ex. 33,12: novi te ex nomine: et ut ostendat quod licet quadam generali motione omnes res moveantur a Deo, specialiter tamen ad hominis iustificationem necessaria est gratia specialis. Effectus vocationis ponitur cum dicit conversa illa dicit ei, Rabboni, quod dicitur magister. Sed numquid non respiciebat ad Christum qui eam vocaverat? Respondeo. Dicendum, secundum Augustinum, quod hoc referendum est ad interiorem dispositionem mentis: nam prius, cum corpore conversa fuit, putavit Christum esse quod non erat, scilicet hortulanum; nunc autem corde convertitur, dum quod erat agnovit. Vel dicendum, quod, ut dictum est, credebat eum esse aliquem alium hominem. Unde dum sibi loqueretur, sollicita de eo quod gerebat in corde, non eum respicit, sed circumquaque, si aliquod signum videret sepulti. Et ideo Christus revocans eam, ex proprio nomine vocavit dicens Maria, quasi dicat: quo respicis? Recognosce eum a quo recognosceris. Et ideo statim, vocata ex nomine, recognovit auctorem, dicens Rabboni, quod dicitur magister: sic enim eum consueverat vocare. In quo datur intelligi, quod vocatio Christi est causa iustificationis nostrae et confessionis verae.

CondividiShare on FacebookShare on Google+