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21 luglio 16a Domenica del Tempo Ordinario

21 luglio 16a Domenica del Tempo Ordinario
12/12/2023 elena

21 luglio
16a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Ger 23,1-6)

   Dice il Signore: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore. Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo, e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia».

Il tempo della grazia

San Tommaso
(Su Geremia, c. 23, verso la fine)

   Nota sulle parole: Ecco, verranno giorni, che il tempo della grazia è detto giorno per l’apparizione della luce. Rm 13,12: «La notte è avanzata, il giorno è vicino: gettiamo via dunque le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce». Per il calore del sole. 2 Re 11: «Domani avrete la salvezza». Per la sicurezza del cammino. Gv 11,9: «Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Per la vigilanza e la sobrietà. 1 Ts 5,7: «Quelli che dormono, infatti, dormono di notte; e quelli che si ubriacano, si ubriacano di notte».

Testo latino di San Tommaso
(In Ieremiam, c. 23, circa finem)

   Nota super illud, ecce dies veniunt etc., quod tempus gratiae dicitur dies propter luminis apparitionem. Rom. 13,12: nox praecessit, dies autem appropinquavit: abjiciamus ergo opera tenebrarum, et induamur arma lucis. Propter solis calorem. 2 Reg. 11: cras erit vobis salus. Propter itineris securitatem. Joan. 11,9: si quis ambulaverit in die, non offendit, quia lucem hujus mundi videt; si autem ambulaverit in nocte, offendit, quia lux non est in eo. Propter vigilantiam et sobrietatem. 1 Thess. 5,7: qui enim dormiunt, nocte dormiunt, et qui ebrii sunt, nocte ebrii sunt.

Seconda lettura (Ef 2,13-18)

   Fratelli, ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Abbattendo il muro di separazione…

San Tommaso
(Sulla lettera agli Efesini,
c. 2, lez. 5, v. 14, n. 114)

   … abbattendo il muro di separazione che li divideva.
   Qui nasce una questione, poiché in Mt 5,17 si dice il contrario: «Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento». Rispondo. Occorre dire che nella legge antica c’erano dei precetti morali e dei precetti cerimoniali. I precetti morali Cristo non li ha aboliti, ma li ha portati a compimento aggiungendo i consigli, e spiegando quelle cose che gli Scribi e i Farisei intendevano male. Per cui diceva (Mt 5,20): «Se la vostra giustizia non supererà quella degli Scribi…». E ancora (v. 43): «Fu detto agli antichi: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici…». I precetti cerimoniali invece li abolì quanto alla loro sostanza, ma li portò a compimento quanto a ciò che raffiguravano, sovrapponendo il figurato alla figura.
   Bisogna dunque intendere che qui dice abbattendo quanto all’osservanza della legge carnale. E abbattere ciò, ossia il muro di separazione, significa abbattere le inimicizie che c’erano fra i Giudei e i Gentili, poiché questi volevano osservare la legge e quelli invece in nessun modo, da cui nascevano tra loro ira e invidia.
   Ma indubbiamente queste inimicizie Cristo le abolì «nella sua carne» assunta. Infatti alla sua nascita fu subito annunziata la pace agli uomini. Lc 2,14. Oppure «nella sua carne», cioè immolata, poiché, come si dice più avanti (5,2): «Ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore». E in questo sacrificio si compirono tutti gli altri sacrifici, e cessarono. Eb 10,14: «Poiché con un’unica oblazione ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Ephesios,

c. 2, lect. 5, v. 14. n.114)

   Sed hic incidit quaestio quia dicit parietem maceriae solvens, contrarium dicitur Matth. 5,17: non veni solvere legem, sed adimplere. Respondeo. Dicendum est, quod in veteri lege erant praecepta moralia et caeremonialia. Moralia quidem praecepta Christus non solvit, sed adimplevit, superaddendo consilia, et exponendo ea quae Scribae et Pharisaei male intelligebant. Unde dicebat Matth. 5,19: nisi abundaverit iustitia vestra plus quam Scribarum, et cetera. Et iterum: dictum est antiquis: diliges proximum tuum, et odio habebis inimicum tuum. Ego autem dico vobis: diligite inimicos vestros, et cetera. Caeremonialia vero praecepta solvit quidem quantum ad eorum substantiam, sed adimplevit quantum ad illud quod figurabant, adhibens figuratum figurae. Est ergo intelligendum quod hic dicit solvens, scilicet quantum ad observantiam legis carnalis. Et solvere hoc, scilicet parietem maceriae, est solvere inimicitias quae erant inter Iudaeos et gentiles: quia isti volebant legem servare, illi vero minime, ex quo oriebatur inter eos ira et invidia. Sed certe has inimicitias Christus solvit in carne sua assumpta. Nam in eius nativitate statim pax hominibus annuntiata est. Lc. 2, v. 14. Vel in carne sua, scilicet immolata, quia, ut dicitur infra 5,2: tradidit semetipsum pro nobis oblationem et hostiam Deo. In quo quidem sacrificio impleta sunt omnia illa sacrificia, et cessaverunt. Hebr. 10,14: una enim oblatione consummavit in sempiternum sanctificatos.

Vangelo (Mc 6,30-34)

   In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Ho compassione della folla

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Marco,
c. 6, lez. 5, v. 34)

   BEDA: Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Non solamente i discepoli, ma anche il Signore con loro; insieme navigarono verso un luogo solitario, come riferisce Matteo. Egli prova così la fede della folla, e facendosi seguire nel deserto constata quale desiderio essi hanno di ascoltarlo. E questa folla, seguendolo non su animali o veicoli di qualsiasi tipo, ma attraverso le fatiche di un cammino a piedi, mostra chiaramente quanto grande sia il suo desiderio di salvarsi.
   Segue: Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Il fatto che il popolo abbia preceduto Gesù e i suoi discepoli a piedi, ci mostra che questi non pervennero alla riva opposta del Giordano o del mare, ma si arrestarono in un luogo vicino a quello da cui erano partiti, e dove furono anche prevenuti dagli indigeni che pure erano a piedi. TEOFILATTO: È così che tu non devi attendere che Cristo di prevenga, ma devi prevenirlo andandogli avanti.
   Segue: Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore. Essendo i Farisei lupi rapaci, non pascevano il popolo, ma lo divoravano; per questo si radunano accanto a Cristo vero pastore, che dà loro il vero cibo spirituale, cioè quello del Verbo divino; per cui segue: e si mise a insegnare loro molte cose. Vedendo stanchi per la fatica di un lungo cammino coloro che lo avevano seguito, attirati al suo seguito per lo splendore dei miracoli, volle soddisfare il loro desiderio e istruirli. BEDA: Matteo dice che curò i loro malati: è questa la vera compassione verso gli infelici: aprire loro l’insegnamento della verità ed eliminare le loro sofferenze corporali.
   GIROLAMO: In senso mistico, il Signore conduce i suoi discepoli in disparte affinché non siano esposti al male vivendo in mezzo ai malvagi, come Lot a Sodoma, Giobbe nella terra di Hus e Abdia nella casa di Achab. BEDA: I santi predicatori, dopo aver abbandonato la Giudea nel deserto della Chiesa e dopo essere stati oppressi dalla molestia delle tribolazioni presso i Giudei, hanno raggiunto il riposo in mezzo ai Gentili, ai quali avevano portato la grazia della fede. GIROLAMO: Tuttavia su questa terra il riposo è poca cosa per i santi; lunga è la loro fatica, ma dopo sarà loro dato di riposarsi dai loro travagli. Come nell’arca di Noè gli animali che erano dentro venivano messi fuori, e quelli che erano fuori irrompevano dentro, così nella Chiesa: Giuda si ritira e il ladrone entra. Ma quando nella Chiesa si lascia la fede, non c’è riposo senza amarezza: Rachele che piange i suoi figli non vuole essere consolata. Non vi è ancora quel festino in cui verrà servito del vino nuovo, dove sarà cantato un nuovo inno dagli uomini nuovi, quando «il corpo mortale avrà rivestito l’immortalità». BEDA: Al momento in cui Cristo avanza verso il deserto delle nazioni, una moltitudine di fedeli lo segue dopo aver abbandonato le mura della loro antica vita.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 6, lect. 5, v. 34)

   Sequitur et ascendentes in navim abierunt in desertum locum seorsum. Non discipuli soli, sed assumpto Domino ascendentes in navim locum petiere desertum, ut Matthaeus demonstrat. Tentat autem fidem turbarum: petendo enim solitudinem, an sequi curent explorat: illi sequendo, et non in iumentis, aut vehiculis diversis sed proprio labore pedum, quantam salutis suae curam gerant, ostendunt. Sequitur et viderunt eos abeuntes, et cognoverunt multi, et pedestres de omnibus civitatibus cucurrerunt illuc, et praevenerunt eos. Dum pedestres eos praevenisse dicuntur, ostenditur quia non in aliam maris, sive Iordanis ripam navigio pervenerunt discipuli cum Domino, sed proxima eiusdem regionis loca adierunt, quo etiam indigenae pedestres poterant praevenire. Theophylactus. Ita tu Christum non expectans quod ipse revocet, sed praecurrens eum, praevenias. Sequitur et exiens vidit turbam multam Iesus, et misertus est super eos, quia erant sicut oves non habentes pastorem. Pharisaei lupi existentes rapaces, non pascebant populum, sed devorabant: propter hoc ad Christum verum congregantur pastorem; qui tradidit illis cibum spiritualem, scilicet verbi Dei; unde sequitur et coepit eos docere multa. Videns enim eos qui miraculorum occasione eum sequebantur prae longitudine viae fessos, eorum misertus, voluit eorum satisfacere voluntati, docendo eos. Beda. Matthaeus dicit, quod curavit languidos eorum: hoc est enim veraciter pauperum misereri, eis veritatis viam docendo aperire, et molestias corporis auferre. Hieronymus. Mystice autem seorsum ducit Dominus quos elegit, ut inter malos viventes, mala non intendant, ut Lot in Sodomis, et Iob in terra Hus, et Abdias in domo Achab. Beda. Derelicta etiam Iudaea, in deserto Ecclesiae praedicatores sancti, qui apud Iudaeos tribulationum sarcina premebantur, de gratia fidei gentibus collata requiem nacti sunt. Hieronymus. Pusilla tamen est hic sanctis requies, longus labor; sed postea dicitur illis ut requiescant a laboribus suis. Sicut autem in arca Noe animalia quae intus erant, foris mittebantur, et quae foris erant, intro erumpebant; sic agitur in Ecclesia: Iudas recessit, latro accessit. Sed quamdiu receditur a fide in Ecclesia, non est requies sine moerore: Rachel enim plorans filios suos noluit consolari. Non est etiam hoc convivium, in quo bibitur vinum novum cum cantabitur canticum novum ab hominibus novis, cum mortale hoc induerit immortalitatem. Beda. Christum autem petentem deserta gentium, multae fidelium catervae relictis moenibus priscae conversationis sequuntur.

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