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20 luglio – sabato Tempo Ordinario – 15a Settimana

20 luglio – sabato Tempo Ordinario – 15a Settimana
12/12/2023 elena

20 luglio – sabato
Tempo Ordinario – 15a Settimana

Prima lettura (Mi 2,1-5)

   Guai a coloro che meditano l’iniquità e tramano il male sui loro giacigli; alla luce dell’alba lo compiono, perché in mano loro è il potere. Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono. Così opprimono l’uomo e la sua casa, il proprietario e la sua eredità. Perciò così dice il Signore: «Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura da cui non potranno sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché sarà un tempo di calamità. In quel tempo si intonerà su di voi una canzone, si leverà un lamento e si dirà: “Siamo del tutto rovinati; ad altri egli passa l’eredità del mio popolo, non si avvicinerà più a me, per restituirmi i campi che sta spartendo!”. Perciò non ci sarà nessuno che tiri a sorte per te, quando si farà la distribuzione durante l’assemblea del Signore».

Io medito una sciagura

San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 2, corpo)

   Come abbiamo già visto, il male che consiste in una deficienza dell’azione è sempre causato da un difetto dell’agente. Ora, in Dio non c’è difetto alcuno, ma somma perfezione, come sopra si è dimostrato. Quindi il male consistente in una deficienza dell’azione, o causato da un difetto dell’agente, non può essere riportato a Dio come a sua causa. Il male invece che consiste nella corruzione o distruzione di qualcosa si riallaccia alla causalità di Dio. E ciò è evidente sia negli esseri naturali che in quelli dotati di volontà. Infatti abbiamo detto che un agente, in quanto produce con la sua efficacia una forma alla quale consegue una corruzione o una privazione, produce quella corruzione o quella privazione con la sua virtù. Ora, è evidente che la forma voluta da Dio nelle realtà create è il bene, consistente nell’ordine dell’universo. E l’ordine dell’universo richiede, come si è spiegato sopra, che esistano degli esseri che possono venir meno, e che via via vengono meno. E così Dio, quando causa nelle cose quel bene che è l’ordine dell’universo, per concomitanza e indirettamente causa la corruzione delle cose, secondo quanto è detto in 1 Sam; Il Signore fa morire e fa vivere. Mentre ciò che è detto in Sap: Dio non ha creato la morte, va spiegato: «come cosa direttamente voluta». – Ora, all’ordine dell’universo appartiene anche l’ordine della giustizia, il quale richiede che venga inflitta la punizione ai peccatori. E per questo motivo Dio è l’autore di quel male che è la pena; non però di quel male che è la colpa, per la ragione detta sopra.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [a. 1] patet, malum quod in defectu actionis consistit, semper causatur ex defectu agentis. In Deo autem nullus defectus est, sed summa perfectio, ut supra [q. 4 a. 1] ostensum est. Unde malum quod in defectu actionis consistit, vel quod ex defectu agentis causatur, non reducitur in Deum sicut in causam. Sed malum quod in corruptione rerum aliquarum consistit, reducitur in Deum sicut in causam. Et hoc patet tam in naturalibus quam in voluntariis. Dictum est enim [a. 1] quod aliquod agens, inquantum sua virtute producit aliquam formam ad quam sequitur corruptio et defectus, causat sua virtute illam corruptionem et defectum. Manifestum est autem quod forma quam principaliter Deus intendit in rebus creatis, est bonum ordinis universi. Ordo autem universi requirit, ut supra [q. 22 a. 2 ad 2; q. 48 a. 2] dictum est, quod quaedam sint quae deficere possint, et interdum deficiant. Et sic Deus, in rebus causando bonum ordinis universi, ex consequenti, et quasi per accidens, causat corruptiones rerum; secundum illud quod dicitur 1 Reg. 2 [6], Dominus mortificat et vivificat. Sed quod dicitur Sap. 1 [13], quod Deus mortem non fecit, intelligitur quasi per se intentam. Ad ordinem autem universi pertinet etiam ordo iustitiae, qui requirit ut peccatoribus poena inferatur. Et secundum hoc, Deus est auctor mali quod est poena, non autem mali quod est culpa, ratione supra [in co.; q. 48 a. 6] dicta.

Vangelo (Mt 12,14-21)

   In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Li guarì tutti

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 4, corpo)

   I miracoli compiuti da Cristo erano in grado di manifestare la sua divinità per tre motivi. Primo, per le opere stesse, che superavano ogni capacità creata, e quindi non potevano essere compiute se non dalla virtù di Dio. Per cui il cieco guarito diceva: Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla (Gv 9,32 s.). – Secondo, per il modo in cui egli compiva i miracoli: poiché li faceva per autorità propria, e non già ricorrendo come gli altri alla preghiera. Infatti è detto che da lui usciva una forza che sanava tutti (Lc 6,19). Il che dimostra, dice S. Cirillo, che «egli non operava per virtù altrui, ma essendo Dio per natura mostrava il suo potere sugli infermi. E per questo operava anche innumerevoli miracoli». Per cui, spiegando il passo: Con la sua parola scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati (Mt 8,16), il Crisostomo scrive: «Considera l’immensa moltitudine di guarigioni che gli Evangelisti passano in rassegna senza fermarsi a raccontare ogni guarigione, ma mettendoti davanti con poche parole un oceano ineffabile di miracoli». E in questo modo [Gesù] mostrava di avere una virtù uguale a quella di Dio Padre, secondo le sue stesse parole: Quello che il Padre fa, anche il Figlio lo fa (Gv 5,19); e ancora: Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole (5,21). – Terzo, per la dottrina stessa che insegnava, con la quale dichiarava di essere Dio: se essa infatti non fosse stata vera, non avrebbe potuto essere confermata con dei miracoli compiuti per virtù divina. Per cui è detto: Che è mai questa dottrina nuova? Comanda persino agli spiriti immondi e gli ubbidiscono! (Mc 1,27).

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod miracula quae Christus fecit, sufficientia erant ad manifestandum divinitatem ipsius, secundum tria. Primo quidem, secundum ipsam speciem operum, quae transcendebant omnem potestatem creatae virtutis, et ideo non poterant fieri nisi virtute divina. Et propter hoc caecus illuminatus dicebat, Ioan. 9 [32-33] a saeculo non est auditum quia aperuit quis oculos caeci nati. Nisi esset hic a Deo, non posset facere quidquam. – Secundo, propter modum miracula faciendi, quia scilicet quasi propria potestate miracula faciebat, non autem orando, sicut alii. Unde dicitur Luc. 6 [19], quod virtus de illo exibat et sanabat omnes. Per quod ostenditur, sicut Cyrillus dicit, quod non accipiebat alienam virtutem, sed, cum esset naturaliter Deus, propriam virtutem super infirmos ostendebat. Et propter hoc etiam innumerabilia miracula faciebat. Unde super illud Matth. 8 [16], eiiciebat spiritus verbo, et omnes male habentes curavit, dicit Chrysostomus, intende quantam multitudinem curatam transcurrunt Evangelistae, non unumquemque curatum enarrantes, sed uno verbo pelagus ineffabile miraculorum inducentes. Et ex hoc ostendebatur quod haberet virtutem coaequalem Deo Patri, secundum illud Ioan. 5 [19], quaecumque Pater facit, haec et Filius similiter facit; et ibidem [21], sicut Pater suscitat mortuos et vivificat, sic et Filius quos vult vivificat. – Tertio, ex ipsa doctrina qua se Deum dicebat, quae nisi vera esset, non confirmaretur miraculis divina virtute factis. Et ideo dicitur Marci 1 [27], quaenam doctrina haec nova? Quia in potestate spiritibus immundis imperat, et obediunt ei?

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