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19 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 15a Settimana

19 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 15a Settimana
12/12/2023 elena

19 luglio – venerdì
Tempo Ordinario – 15a Settimana

Prima lettura
(Is 38,1-6.21-22.7.8)

   In quei giorni Ezechìa si ammalò mortalmente. Il profeta Isaìa, figlio di Amoz, si recò da lui e gli disse: «Così dice il Signore: “Da’ disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai”». Ezechìa allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore dicendo: «Signore, ricòrdati che ho camminato davanti a te con fedeltà e con cuore integro e ho compiuto ciò che è buono ai tuoi occhi». Ed Ezechìa fece un gran pianto. Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaìa dicendo: «Va’ e riferisci a Ezechìa: “Così dice il Signore, Dio di Davide, tuo padre: Ho udito la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco, io aggiungerò ai tuoi giorni quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re d’Assiria; proteggerò questa città”». Isaìa disse: «Si vada a prendere un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». Ezechìa disse: «Qual è il segno che salirò al tempio del Signore?». «Da parte del Signore questo ti sia come segno che il Signore manterrà questa promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull’orologio di Acaz». E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso.

In che senso
Ezechia morirà e non vivrà

San Tommaso
(S. Th. I, q. 19, a. 7, soluzione 2)

   2. La volontà di Dio, causa prima e universale, non esclude le cause intermedie, che hanno il potere di produrre effetti determinati. Ma poiché tutte le cause seconde non adeguano la virtù della causa prima, vi sono molte cose, come la risurrezione di Lazzaro, ad es., che non sono sottoposte al dominio delle cause inferiori, ma rientrano nella potenza, nella scienza e nella volontà di Dio. Quindi uno, guardando alle cause inferiori, poteva dire: Lazzaro non risorgerà; guardando, invece, alla prima causa divina, poteva dire: Lazzaro risorgerà. E Dio vuole l’una e l’altra cosa, cioè che un dato evento debba avvenire in forza di una causa superiore, oppure viceversa. Così dunque si deve dire che Dio talora annuncia un avvenimento che dovrebbe accadere secondo che è contenuto nell’ordine delle cause inferiori, per es. secondo le disposizioni della natura o del merito, e che tuttavia non si compie poiché è stato stabilito diversamente nella superiore causa divina. Così in Is Dio fece a Ezechia questa predizione: Disponi riguardo alle cose della tua casa, perché morirai e non guarirai; e tuttavia ciò non avvenne, perché fin dall’eternità era stato deciso altrimenti nella scienza e nella volontà divina, che è immutabile. Per cui S. Gregorio dice che «Dio muta sentenza, ma non muta consiglio», cioè [il consiglio] della sua volontà. – Perciò le parole di Dio: «Io mi pentirò» vanno intese metaforicamente: infatti gli uomini, quando non attuano le loro minacce, sembrano pentirsi.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 19, a. 7, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod voluntas Dei, cum sit causa prima et universalis, non excludit causas medias, in quarum virtute est ut aliqui effectus producantur. Sed quia omnes causae mediae non adaequant virtutem causae primae, multa sunt in virtute et scientia et voluntate divina, quae non continentur sub ordine causarum inferiorum; sicut resuscitatio Lazari. Unde aliquis respiciens ad causas inferiores, dicere poterat, Lazarus non resurget, respiciens vero ad causam primam divinam, poterat dicere, Lazarus resurget. Et utrumque horum Deus vult, scilicet quod aliquid quandoque sit futurum secundum causam inferiorem, quod tamen futurum non sit secundum causam superiorem; vel e converso. Sic ergo dicendum est quod Deus aliquando pronuntiat aliquid futurum, secundum quod continetur in ordine causarum inferiorum, ut puta secundum dispositionem naturae vel meritorum; quod tamen non fit, quia aliter est in causa superiori divina. Sicut cum praedixit Ezechiae, dispone domui tuae, quia morieris et non vives, ut habetur Isaiae 38 [1]; neque tamen ita evenit, quia ab aeterno aliter fuit in scientia et voluntate divina, quae immutabilis est. Propter quod dicit Gregorius, quod Deus immutat sententiam, non tamen mutat consilium, scilicet voluntatis suae. Quod ergo dicit, poenitentiam agam ego, intelligitur metaphorice dictum, nam homines quando non implent quod comminati sunt, poenitere videntur.

Vangelo (Mt 12,1-8)

   In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

L’osservanza del riposo festivo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 40, a. 4, corpo)

   L’osservanza delle feste non impedisce le cose che sono ordinate alla salvezza anche fisica dell’uomo. Per cui il Signore rimproverò i Giudei dicendo in Gv 7 [23]: Voi vi sdegnate contro di me perché ho guarito interamente un uomo di sabato? E così i medici possono curare gli uomini in giorno di festa. Ora, si deve promuovere con maggiore impegno la salvezza della patria, con la quale si impediscono uccisioni molteplici e innumerevoli danni temporali e spirituali, che la salute corporale di un uomo. Quindi per la salvezza della patria è lecito ai fedeli combattere le guerre giuste nei giorni di festa, se però la necessità lo richiede: trovandosi infatti in tale necessità, sarebbe un tentare Dio astenersi dal combattere. Se però la necessità viene a mancare, non è lecito combattere nei giorni festivi, per i motivi indicati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 40, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod observatio festorum non impedit ea quae ordinantur ad hominis salutem etiam corporalem. Unde Dominus arguit Iudaeos, dicens, Ioan. 7 [23], mihi indignamini quia totum hominem salvum feci in sabbato? Et inde est quod medici licite possunt medicari homines in die festo. Multo autem magis est conservanda salus reipublicae, per quam impediuntur occisiones plurimorum et innumera mala et temporalia et spiritualia, quam salus corporalis unius hominis. Et ideo pro tuitione reipublicae fidelium licitum est iusta bella exercere in diebus festis, si tamen hoc necessitas exposcat, hoc enim esset tentare Deum, si quis, imminente tali necessitate, a bello vellet abstinere. Sed necessitate cessante, non est licitum bellare in diebus festis, propter rationes inductas.

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