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16 luglio – martedì Tempo Ordinario – 15a Settimana

16 luglio – martedì Tempo Ordinario – 15a Settimana
12/12/2023 elena

16 luglio – martedì
Tempo Ordinario – 15a Settimana

Prima lettura (Is 7,1-9)

   Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramei si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento. Il Signore disse a Isaìa: «Va’ incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti, per la collera di Resin, degli Aramei, e del figlio di Romelìa. Poiché gli Aramei, Èfraim e il figlio di Romelìa hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl. Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà! Perché capitale di Aram è Damasco e capo di Damasco è Resin. Capitale di Èfraim è Samarìa e capo di Samarìa il figlio di Romelìa. Ancora sessantacinque anni ed Èfraim cesserà di essere un popolo. Ma se non crederete, non resterete saldi”».

Saldezza della fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 8, soluzione 2)

   2. A parità di condizioni vedere è più certo che ascoltare. Quando però colui dal quale si ascolta supera di molto la perfezione di chi vede, allora udire è più certo che vedere. Come un uomo di cultura modesta è più certo di ciò che ascolta da una persona dottissima che di ciò che a lui può apparire secondo la sua ragione. E un uomo è molto più certo di ciò che ascolta da Dio, il quale non può ingannarsi, che di quanto egli vede con la propria ragione ingannevole.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 4, a. 8, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, ceteris paribus, visio est certior auditu. Sed si ille a quo auditur multum excedit visum videntis, sic certior est auditus quam visus. Sicut aliquis parvae scientiae magis certificatur de eo quod audit ab aliquo scientissimo quam de eo quod sibi secundum suam rationem videtur. Et multo magis homo certior est de eo quod audit a Deo, qui falli non potest, quam de eo quod videt propria ratione, quae falli potest.

Vangelo (Mt 11,20-24)

   In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te».

Sodoma
sarà trattata meno duramente di te

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Matteo,
c. 11, lez. 7, v. 24)

   GIROLAMO: Il lettore previdente si ponga però questa domanda: se Tiro, Sidone e Sodoma potevano fare penitenza di fronte alla predicazione del Salvatore, e ai segni e ai miracoli, non sono in colpa per non aver creduto, ma la colpa del silenzio ricade su chi non ha voluto predicare a chi avrebbe fatto penitenza. A ciò è facile e chiara la risposta: noi non conosciamo i giudizi di Dio, e i misteri della distribuzione della sua provvidenza. Era stato prescritto dal Signore di non oltrepassare i confini della Galilea, per non dare ai Farisei e ai sacerdoti una giusta occasione di persecuzione; per cui anche agli Apostoli comandò (10,5): «Non andate dai pagani». Corazin e Betsaida sono condannate poiché non vollero credere essendo presente il Signore; Tiro e Sidone sono giustificate poiché credettero ai suoi Apostoli. Non chiedere il tempo quando consideri la salvezza dei credenti. REMIGIO: Si risolve anche in un altro modo. Forse c’erano moltissimi, a Corazin e Betsaida, che avrebbero creduto; e c’erano molti, a Tiro e Sidone, che non avrebbero creduto: quindi non erano degni del Vangelo. Quindi il Signore predicò agli abitanti di Corazin e di Betsaida affinché coloro che dovevano credere credessero; e agli abitanti di Tiro e Sidone non volle predicare affinché forse coloro che non avrebbero creduto, divenuti peggiori per il disprezzo del Vangelo, non venissero puniti più atrocemente.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Matthaeum,

c. 11, lect. 7, v. 24)

   Hieronymus. Quaerat autem prudens lector, et dicat: si Tyrus et Sidon et Sodoma potuerunt agere poenitentiam ad praedicationem Salvatoris, signorumque miracula, non sunt in culpa, quia non crediderunt; sed vitii silentium in eo est qui acturis poenitentiam noluit praedicare. Ad quod facilis et aperta est responsio: ignorare nos iudicia Dei, et singularium eius dispensationum sacramenta nescire. Propositum fuerat Domino Iudaeae fines non excedere, ne iustam Pharisaeis et sacerdotibus occasionem persecutionis daret: unde et apostolis praecepit (10,5): in viam gentium ne abieritis. Corozaim et Bethsaida damnantur, quod praesente Domino credere noluerunt; Tyrus et Sidon iustificantur, quod apostolis illius crediderunt. Non quaeras tempora, cum credentium intuearis salutem. Remigius. Solvitur autem et aliter. Fortassis erant plurimi in Corozaim et Bethsaida qui credituri erant; et erant multi in Tyro et Sidone qui non erant credituri; et ideo non erant digni Evangelio. Dominus ergo ideo habitatoribus Corozaim et Bethsaidae praedicavit, ut illi qui credituri erant, crederent; et habitatoribus Tyri et Sidonis praedicare noluit, ne forte illi qui non erant credituri, contemptu Evangelii deteriores facti atrocius punirentur.

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