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15 luglio – lunedì Memoria di San Bonaventura Tempo Ordinario – 15a Settimana

15 luglio – lunedì Memoria di San Bonaventura Tempo Ordinario – 15a Settimana
12/12/2023 elena

15 luglio – lunedì
Memoria di San Bonaventura
Tempo Ordinario – 15a Settimana

Prima lettura (Is 1,10-17)

   Ascoltate la parola del Signore, capi di Sòdoma; prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio, popolo di Gomorra! «Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? – dice il Signore. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di pingui vitelli. Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi questo: che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

Cessate dal male e fate il bene

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 79, a. 1, corpo)

   Se parliamo del bene e del male in generale, allora fare il bene ed evitare il male appartiene a tutte le virtù. E in questo senso queste due cose non possono essere considerate come parti della giustizia, a meno che per giustizia non s’intenda la virtù in genere. Tuttavia, anche presa in questo senso, la giustizia riguarda una speciale ragione di bene: cioè il bene sotto l’aspetto di cosa dovuta rispetto alla legge divina o umana. – La giustizia invece in quanto virtù specificamente distinta ha per oggetto il bene sotto l’aspetto di cosa dovuta al prossimo. E in questo senso la giustizia speciale ha il compito di fare il bene sotto l’aspetto di cosa dovuta al prossimo, e di evitare il male contrario, cioè il male nocivo al prossimo. Invece la giustizia generale ha il compito di fare il bene dovuto in ordine alla collettività o a Dio, e di evitare il male contrario. – E queste due parti della giustizia, generale, o speciale, sono parti quasi integranti della giustizia: poiché entrambe sono richieste per un perfetto atto di giustizia. Infatti quest’ultima ha il compito di stabilire l’uguaglianza nei nostri rapporti con gli altri, come sopra si è visto. Ora, spetta a una medesima virtù costituire una cosa e conservare ciò che viene così costituito. Ma uno costituisce l’uguaglianza della giustizia facendo il bene, cioè dando agli altri ciò che loro spetta, e ne conserva l’uguaglianza già costituita evitando il male, cioè non infliggendo alcun danno al prossimo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 79, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod si loquamur de bono et malo in communi, facere bonum et vitare malum pertinet ad omnem virtutem. Et secundum hoc non possunt poni partes iustitiae, nisi forte iustitia accipiatur prout est omnis virtus. Quamvis etiam iustitia hoc modo accepta respiciat quandam rationem boni specialem, prout scilicet est debitum in ordine ad legem divinam vel humanam. – Sed iustitia secundum quod est specialis virtus, respicit bonum sub ratione debiti ad proximum. Et secundum hoc ad iustitiam specialem pertinet facere bonum sub ratione debiti in comparatione ad proximum, et vitare malum oppositum, scilicet quod est nocivum proximo. Ad iustitiam vero generalem pertinet facere bonum debitum in ordine ad communitatem vel ad Deum, et vitare malum oppositum. Dicuntur autem haec duo partes iustitiae generalis vel specialis quasi integrales, quia utrumque eorum requiritur ad perfectum actum iustitiae. Ad iustitiam enim pertinet aequalitatem constituere in his quae sunt ad alterum, ut ex supradictis [q. 58 a. 2] patet. Eiusdem autem est aliquid constituere, et constitutum conservare. Constituit autem aliquis aequalitatem iustitiae faciendo bonum, idest reddendo alteri quod ei debetur. Conservat autem aequalitatem iustitiae iam constitutae declinando a malo, idest nullum nocumentum proximo inferendo.

Vangelo (Mt 10,34-11,1)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Primato dell’amore di Dio

San Tommaso
(S. Th., II-II, q. 26, a. 2, corpo)

   Ogni amicizia riguarda principalmente colui nel quale principalmente si trova il bene sulla cui partecipazione essa è fondata: l’amicizia politica, p. es., riguarda principalmente la prima autorità dello stato, da cui dipende tutto il suo bene comune; per cui ad essa specialmente si deve fedeltà e obbedienza da parte dei cittadini. Ora, l’amicizia della carità si fonda sulla partecipazione della beatitudine, che si trova essenzialmente in Dio come nel suo principio, dal quale si irradia in tutti coloro che ne sono capaci. Quindi la carità ci obbliga ad amare principalmente e sommamente Dio: poiché egli va amato come causa della beatitudine, mentre il prossimo va amato come compartecipe con noi della sua beatitudine.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th., II-II, q. 26, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod unaquaeque amicitia respicit principaliter illud in quo principaliter invenitur illud bonum super cuius communicatione fundatur, sicut amicitia politica principalius respicit principem civitatis, a quo totum bonum commune civitatis dependet; unde et ei maxime debetur fides et obedientia a civibus. Amicitia autem caritatis fundatur super communicatione beatitudinis, quae consistit essentialiter in Deo sicut in primo principio, a quo derivatur in omnes qui sunt beatitudinis capaces. Et ideo principaliter et maxime Deus est ex caritate diligendus, ipse enim diligitur sicut beatitudinis causa; proximus autem sicut beatitudinem simul nobiscum ab eo participans.

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