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13 luglio – sabato Tempo Ordinario – 14a Settimana

13 luglio – sabato Tempo Ordinario – 14a Settimana
12/12/2023 elena

13 luglio – sabato
Tempo Ordinario – 14a Settimana

Prima lettura (Is 6,1-8)

   Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

La lode di Dio

San Tommaso
(Su Isaia, c. 6, v. 3…)

   Proclamavano l’uno all’altro… Qui pone la loro lode. E su questo punto fa tre cose. In primo luogo pone il modo della lode quanto alla devozione, poiché proclamavano per la grandezza dell’affetto; quanto alla concordia e quanto all’ordine, poiché l’uno all’altro. L’uno infatti riceve dall’altro, come vuole Dionigi. Gb 38: «Dov’eri quando mi lodavano tutte assieme le stelle del mattino, e giubilavano tutti i figli di Dio?».
   In secondo luogo pone il cantico di lode: Santo, santo, santo. La maestà dell’unità: Il Signore Dio degli eserciti, poiché presiede a tutti. Ap 4: «Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente, che è, che viene e che verrà». La liberalità della previdenza: Tutta la terra è piena della sua gloria, poiché estende la diffusione della sua bontà fino alle ultime creature che si possono concepire sulla terra. Ger 23: «Forse che io non riempio il cielo e la terra? dice il Signore». E questo secondo Dionigi nel capitolo settimo della Celeste gerarchia. S. Girolamo: «Tutta la terra è piena attraverso la conoscenza della fede». Sir 42: «Della gloria del Signore è piena la terra. Neppure i suoi santi sono in grado di narrare tutte le sue meraviglie, ciò che il Signore onnipotente ha stabilito perché l’universo stesse saldo a sua gloria».
   In terzo luogo dove dice: vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, pone l’effetto della lode, ossia la punizione dei peccatori. Sotto, 65: «Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame, i miei servi berranno e voi avrete sete, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore e voi griderete per lo strazio dello spirito». E con ciò viene indicata la distruzione del tempio. Vibravano gli stipiti delle porte. Am 9: «Percuoti il capitello e siano scossi gli architravi». E il suo incendio: mentre il tempio si riempiva di fumo, quando i Romani lo incendiarono dopo il riconoscimento della fede in Cristo. Oppure, il fumo va inteso come l’incredulità dei Giudei, e la vibrazione degli stipiti come la rimozione dei precetti legali o cerimoniali, che erano come ombre che impedivano l’ascolto della verità.

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 6, v. 3)

   Hic ponit eorum laudem: et circa hoc tria facit. Primo ponit laudandi modum quantum ad devotionem, quia clamabant ex magnitudine affectionis; quantum ad concordiam, quia uterque: et quantum ad ordinem, quia ad alterum. Unus enim accipit ab alio, ut vult Dionysius. Job 38: ubi eras cum me laudarent simul astra matutina et jubilarent omnes Filii Dei? Secundo ponit laudis canticum, ibi, sanctus, sanctus, sanctus. Et tria laudant. Personarum Trinitatem: sanctus, sanctus, sanctus. Unitatis majestatem: Dominus Deus exercituum: qui omnibus praeest. Apoc. 4: sanctus, sanctus, sanctus, Dominus Deus omnipotens, qui est, et qui erat, et qui venturus est. Provisionis liberalitatem: plena est omnis terra gloria ejus: quia usque ad ultimas creaturas, quae per terram intelliguntur, et extendit diffusionem suae bonitatis. Jerem. 23: numquid non caelum et terram ego implebo, ait Dominus. Et hoc secundum Dionysium, 7 cap. Caelest. Hierarch. Hieronymus: plena est omnis terra, per notitiam fidei. Eccli. 42: gloria Domini plenum est opus ejus. Nonne Dominus fecit sanctos enarrare omnia mirabilia sua, quae confirmavit Dominus omnipotens stabilis in gloria sua? Tertio ibi, et commota, ponit laudis effectum, scilicet punitionem peccantium. Infra 65: ecce servi mei comedent, et vos esurietis; ecce servi mei bibent, et vos sitietis; ecce servi mei laudabunt prae exultatione cordis, et vos clamabitis prae dolore cordis, et prae contritione spiritus ululabitis. Et significatur templum diruendum. Commota sunt superliminaria cardinum. Amos 9: percute cardinem, et commoveantur superliminaria. Et comburendum. Et domus repleta est fumo combustionis a Romanis post agnitam fidem Christi. Vel per fumum infidelitates Judaeorum; per commotionem cardinum, amotionem legalium, vel caeremoniarum, quae erant quasi umbrae claudentes aditum veritatis.

Vangelo (Mt 10,24-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!  Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Chi dobbiamo temere

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Matteo,
c. 10, lez. 2, v. 28, nn. 867-868)

   867. Dice dunque, innanzitutto: Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. E perché? Poiché il corpo ha in se stesso la capacità di morire, per cui non fa nulla che prima o poi non accadrà. Rm 7,10: «Se Cristo è in voi, il corpo è morto a causa del peccato». Parimenti, poiché l’uccisione del corpo è desiderabile in vista della gloria; da cui Rm 7,24: «Chi mi libererà da questo corpo di morte?». Ancora, poiché è breve e momentanea. 2 Cor 4,11: «Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte».
   Quindi non abbiate paura. Is 51,12: «Chi sei tu per temere uomini che muoiono, e un figlio dell’uomo che avrà la sorte dell’erba?».
   868. Ma non hanno potere di uccidere l’anima. Qui accenna al fatto che possono fare poco poiché non possono uccidere l’anima; per cui lo spirito vive sempre; Sir 15,17: «Davanti all’uomo stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà». Come infatti il corpo vive a causa dell’anima, così l’anima a causa di Dio: e così Dio è la vita dell’anima. Quindi non sono da temere, poiché possono fare poco.
   869. Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Se dite che si devono temere quelli che uccidono il corpo, dite piuttosto che si deve temere colui che ha il potere di far perire anche l’anima (…).
   870. E bisogna notare che qui esclude due errori. Alcuni infatti dicevano che, morto il corpo, perisce anche l’anima; ora, distrugge ciò quando dice: Colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Per cui è evidente che sopravvive al corpo.
   Parimenti alcuni sostenevano che non c’è risurrezione, come risulta da 1 Cor 15,12. Anche questo viene escluso perché se il corpo e l’anima vengono mandati nella Geènna, è chiaro che ci sarà la risurrezione; e ciò risulta da Ap 20,9: «Nella risurrezione saranno gettati nello stagno di fuoco e di zolfo».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 10, lect. 2, v. 28, nn. 867-868)

   867. Primo ergo dicit nolite timere eos qui occidunt corpus. Et quare? Quia corpus in se necessitatem habet moriendi, unde non facit quod non sit aliquando futurum; Rom. c. 8,10: si in vobis est Christus, corpus quidem mortuum est propter peccatum. Item quia occisio corporis propter gloriam est optabilis; unde Rom. 7,24: quis me liberabit de corpore mortis huius? Item quia brevis est et momentanea; 2 ad Cor. 4,11: semper enim nos qui vivimus in mortem tradimur. Et ideo nolite timere. Is. 51,12: quis es tu ut timeas ab homine mortali, et a filio hominis, qui quasi foenum arescit? Animam autem non possunt occidere. Hic tangit quod parum possunt, quia animam non possunt occidere; unde spiritus semper vivit; Eccli. 15,18: ante hominem vita et mors, bonum et malum: quod placuerit, dabitur ei. Sicut enim corpus vivit per animam, ita anima per Deum: et ita Deus est vita animae. Non sunt ergo timendi, quia parum possunt.
   869. Nolite ergo eos timere; sed potius timete eum qui potest et animam et corpus perdere in Gehennam. Si dicitis quod illi sunt timendi qui corpus occidunt; potius ille timendus est qui potest etiam animam perdere.
   870. Et notandum quod hic excludit duos errores. Quidam enim dicebant, quod anima, mortuo corpore, perit; et hoc destruit, cum dicit qui potest animam mittere in Gehennam. Unde patet quod post corpus remanet. Item erat positio quorumdam quod non esset resurrectio, sicut habetur 1 ad Cor. 15,12. Et hoc excludit, quia si corpus et anima mittitur in Gehennam, constat quod erit resurrectio: et hoc habetur Apoc. 20,9: mittentur in resurrectione in stagnum ignis et sulphuris.

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