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12 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 14a Settimana

12 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 14a Settimana
12/12/2023 elena

12 luglio – venerdì
Tempo Ordinario – 14a Settimana

Prima lettura (Os 14,1-10)

   Torna dunque, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: «Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani, perché presso di te l’orfano trova misericordia». «Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano. Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli idoli, o Èfraim? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo frutto è opera mia». Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano.

La grazia della conversione

San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 2, soluzione 3)

   3. Ogni moto della volontà che si volge verso Dio può essere detto una conversione. C’è quindi una triplice conversione a Dio. La prima si compie mediante la dilezione perfetta della creatura già in possesso di Dio. E per questa conversione è necessaria la grazia perfettamente compiuta. – Un’altra conversione è quella con la quale si merita la beatitudine. E per questa si richiede la grazia abituale, che è il principio del merito. – La terza conversione è quella con cui uno si prepara a ricevere la grazia. E per tale conversione non si richiede la grazia abituale, ma una mozione di Dio che attira l’anima a sé, come è detto in Lam: Facci ritornare a te, o Signore, e noi ritorneremo. È chiaro quindi che non vi si va all’infinito.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod quilibet motus voluntatis in Deum, potest dici conversio in ipsum. Et ideo triplex est conversio in Deum. Una quidem per dilectionem perfectam, quae est creaturae iam Deo fruentis. Et ad hanc conversionem requiritur gratia consummata. Alia conversio est, quae est meritum beatitudinis. Et ad hanc requiritur habitualis gratia, quae est merendi principium. Tertia conversio est, per quam aliquis praeparat se ad gratiam habendam. Et ad hanc non exigitur aliqua habitualis gratia, sed operatio Dei ad se animam convertentis, secundum illud Thren. ult. [5,21], converte nos, Domine, ad te, et convertemur. Unde patet quod non est procedere in infinitum.

Vangelo (Mt 10,16-23)

   In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Non preoccupatevi …

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 53, a. 4, soluzione 1)

   1. Il Signore non proibisce di considerare le cose da compiere o da dire quando uno ha l’opportunità di farlo. Ma con le parole riferite vuole dare fiducia ai discepoli affinché, in mancanza di tale opportunità, o a motivo dell’imperizia o perché sono stati presi alla sprovvista, si mettano interamente nelle mani di Dio, come è detto in 2 Cr 20 [12]: Visto che non sappiamo che cosa dobbiamo fare, non ci resta altro che volgere i nostri occhi verso Dio. Altrimenti, se uno tralascia di fare quello che può, aspettando solo l’aiuto di Dio, sembra che tenti Dio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 53, a. 4, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod Dominus non prohibet considerare ea quae sunt agenda vel dicenda, quando homo habet opportunitatem. Sed dat fiduciam discipulis in verbis inductis ut, deficiente sibi opportunitate vel propter imperitiam vel quia subito praeoccupantur, in solo divino confidant consilio, quia cum ignoramus quid agere debeamus, hoc solum habemus residui, ut oculos nostros dirigamus ad Deum, sicut dicitur 2 Paral. 20 [12]. Alioquin, si homo praetermittat facere quod potest, solum divinum auxilium expectans, videtur tentare Deum.

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