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11 luglio – giovedì Festa di San Benedetto compatrono d’Europa

11 luglio – giovedì Festa di San Benedetto compatrono d’Europa
12/12/2023 elena

11 luglio – giovedì
Festa di San Benedetto
compatrono d’Europa

Prima lettura (Pr 2,1-9)

   Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.

La sapienza dono di Dio

San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 6, soluzione 3)

   3. Siccome il giudicare spetta al sapiente, un duplice modo di giudicare dà luogo a una duplice sapienza. Accade infatti che uno giudichi per inclinazione, come fa l’uomo virtuoso il quale, essendo disposto ad agire bene, giudica rettamente di ciò che la virtù richiede: per cui anche Aristotele dice che il virtuoso è misura e regola degli atti umani. L’altro modo di giudicare è invece quello che si ha per via di scienza: come uno bene istruito nella scienza morale potrebbe giudicare degli atti di virtù anche senza avere la virtù. La prima maniera dunque di giudicare delle cose divine appartiene alla sapienza dono dello Spirito Santo, secondo le parole di 1 Cor: L’uomo spirituale giudica ogni cosa, e di Dionigi: «Ieroteo è sapiente non solo perché studia il divino, ma anche perché lo sperimenta in sé». La seconda maniera di giudicare appartiene invece alla dottrina sacra in quanto frutto di studio, sebbene i suoi principi provengano dalla rivelazione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 6, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod, cum iudicium ad sapientem pertineat, secundum duplicem modum iudicandi, dupliciter sapientia accipitur. Contingit enim aliquem iudicare, uno modo per modum inclinationis, sicut qui habet habitum virtutis, recte iudicat de his quae sunt secundum virtutem agenda, inquantum ad illa inclinatur, unde et in 10 Ethic. dicitur quod virtuosus est mensura et regula actuum humanorum. Alio modo, per modum cognitionis, sicut aliquis instructus in scientia morali, posset iudicare de actibus virtutis, etiam si virtutem non haberet. Primus igitur modus iudicandi de rebus divinis, pertinet ad sapientiam quae ponitur donum Spiritus Sancti secundum illud 1 Cor. 2 [15], spiritualis homo iudicat omnia, etc., et Dionysius dicit, 2 cap. De div. nom., Hierotheus doctus est non solum discens, sed et patiens divina. Secundus autem modus iudicandi pertinet ad hanc doctrinam, secundum quod per studium habetur; licet eius principia ex revelatione habeantur.

Vangelo (Mt 19,27-29)

   In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

La perfezione religiosa

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 186, a. 1, corpo)

   Come si è già notato, ciò che è comune a più cose è attribuito per antonomasia a quella a cui conviene per eccellenza: come il nome di fortezza è attribuito a quella virtù che conserva la fermezza dell’animo nei casi più difficili, e il nome di temperanza a quella virtù che tempera o modera i piaceri più violenti. Ora la religione, come sopra si è spiegato, è la virtù con la quale si offre qualcosa per il culto e il servizio di Dio. Perciò si dicono religiosi per antonomasia coloro che si consacrano totalmente al divino servizio, offrendosi a Dio come in olocausto. Da cui le parole di S. Gregorio: «Ci sono alcuni che non riservano nulla per sé, ma immolano a Dio onnipotente il pensiero, la lingua, la vita e tutti i beni ricevuti». Ora, la perfezione dell’uomo consiste nell’unione totale con Dio, come si è visto. Quindi la vita religiosa sta a indicare uno stato di perfezione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 186, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex supra [q. 141 a. 2] dictis patet, id quod communiter multis convenit, antonomastice attribuitur ei cui per excellentiam convenit, sicut nomen fortitudinis vindicat sibi illa virtus quae circa difficillima firmitatem animi servat, et temperantiae nomen vindicat sibi illa virtus quae temperat maximas delectationes. Religio autem, ut supra [q. 81 a. 2, a. 3 ad 2] habitum est, est quaedam virtus per quam aliquis ad Dei servitium et cultum aliquid exhibet. Et ideo antonomastice religiosi dicuntur illi qui se totaliter mancipant divino servitio, quasi holocaustum Deo offerentes. Unde Gregorius dicit, Super Ezech., sunt quidam qui nihil sibimetipsis reservant, sed sensum, linguam, vitam atque substantiam quam perceperunt, omnipotenti Deo immolant. In hoc autem perfectio hominis consistit quod totaliter Deo inhaereat, sicut ex supra [q. 184 a. 2] dictis patet. Et secundum hoc, religio perfectionis statum nominat.

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