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10 luglio – mercoledì Tempo Ordinario – 14a Settimana

10 luglio – mercoledì Tempo Ordinario – 14a Settimana
12/12/2023 elena

10 luglio – mercoledì
Tempo Ordinario – 14a Settimana

Prima lettura
(Os 10,1-3.7-8.12)

   Vite rigogliosa era Israele, che dava sempre il suo frutto; ma più abbondante era il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più ricca era la terra, più belle faceva le sue stele. Il loro cuore è falso; orbene, sconteranno la pena! Egli stesso demolirà i loro altari, distruggerà le loro stele. Allora diranno: «Non abbiamo più re, perché non rispettiamo il Signore. Ma anche il re, che cosa potrebbe fare per noi?». Perirà Samarìa con il suo re, come un fuscello sull’acqua. Le alture dell’iniquità, peccato d’Israele, saranno distrutte, spine e cardi cresceranno sui loro altari; diranno ai monti: «Copriteci» e ai colli: «Cadete su di noi». Seminate per voi secondo giustizia e mieterete secondo bontà; dissodatevi un campo nuovo, perché è tempo di cercare il Signore, finché egli venga e diffonda su di voi la giustizia.

Diranno ai monti: Cadete su di noi!

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,

c. 23, lez. 4, v. 30)

   BEDA: Con questi giorni egli significa il tempo dell’assedio e della prigionia che piomberà su di loro da parte dei Romani, dei quali in precedenza aveva detto (Mt 24,19): «Guai alle donne incinte e che nutriranno in quei giorni!». Ora è naturale, sotto il pericolo imminente della prigionia da parte del nemico, cercare rifugio in luoghi alti e occulti, in cui gli uomini si possono nascondere; per cui si dice: Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Infatti Giuseppe riferisce che, mentre i Romani premevano, i Giudei facevano a gara a rifugiarsi nelle caverne dei monti e nelle spelonche dei colli. Le parole «beate le sterili» possono anche essere intese di coloro di entrambi i sessi che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli; e ciò che viene detto alle montagne: Cadete su di noi e Copriteci, può riferirsi al momento in cui ciascuno, memore della propria fragilità, in crisi per le tentazioni che gli piombano addosso, cerca protezione nell’esempio, nelle esortazioni e nelle preghiere di alcuni grandi e santi uomini.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam, c. 23, lect. 4, v. 30)

   Beda. In quo die, venturae a Romanis obsidionis et captivitatis tempus significat, de quibus supra dixerat (Matth. 24,19): vae praegnantibus et nutrientibus in illis diebus. Naturale est autem, imminente captivitate hostili, alta vel abdita, quibus abscondantur homines, refugia quaerere; unde sequitur «Tunc incipient montibus dicere: cadite super nos; et collibus: Operite nos». Refert enim Iosephus, instantibus sibi Romanis, certatim Iudaeos cavernas montium colliumque petisse speluncas. Potest autem et ex superfluo quod beatificandas dicit steriles, de his intelligi qui utrolibet sexu se castraverunt propter regnum caelorum; montibus collibusque dici cadite super nos, et operite nos; cum quilibet suae fragilitatis memores, ingruente tentationum articulo, sublimium quorumcumque virorum quaesierint exemplis, monitis et precibus defendi.

Vangelo (Mt 10,1-7)

   In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Il potere di scacciare i demoni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 2, soluzione 3)

   3. Cristo scacciava i demoni in un modo diverso da come li scaccia la virtù diabolica. Infatti per virtù dei demoni superiori questi sono espulsi dai corpi restando padroni dell’anima: poiché il demonio non agisce contro il suo regno. Cristo invece espelleva i demoni non soltanto dal corpo, ma ancor più dall’anima. E così il Signore respinse la bestemmia dei Giudei, i quali affermavano che egli li scacciava per virtù dei demoni: primo, perché Satana non lotta contro se stesso. Secondo, in base all’esempio di altri che li scacciavano in virtù dello Spirito di Dio. Terzo, perché egli non avrebbe potuto scacciarli se non li avesse già vinti con la potenza divina. Quarto, perché non c’era nulla in comune tra lui e Satana, sia nelle opere che nei loro effetti: poiché Satana cercava di disperdere ciò che Cristo raccoglieva.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 2, ad tertium

   Ad tertium dicendum quod Christus alio modo expellebat daemones quam virtute daemonum expellantur. Nam virtute superiorum daemonum ita daemones a corporibus expelluntur quod tamen remanet dominium eorum quantum ad animam, non enim contra regnum suum diabolus agit. Sed Christus daemones expellebat non solum a corpore, sed multo magis ab anima. Et ideo Dominus blasphemiam Iudaeorum dicentium eum in virtute daemonum daemonia eiicere, reprobavit, primo quidem, per hoc quod Satanas contra seipsum non dividitur. Secundo, exemplo aliorum, qui daemonia eiiciebant per Spiritum Dei. Tertio, quia daemonium expellere non posset nisi ipsum vicisset virtute divina. Quarto, quia nulla convenientia in operibus nec in effectu erat sibi et Satanae, cum Satanas dispergere cuperet quos Christus colligebat.

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