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5 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 13a Settimana

5 luglio – venerdì Tempo Ordinario – 13a Settimana
12/12/2023 elena

5 luglio – venerdì
Tempo Ordinario – 13a Settimana

Prima lettura (Am 8,4-6.9-12)

   «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano”». «In quel giorno – oracolo del Signore Dio – farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno! Cambierò le vostre feste in lutto e tutti i vostri canti in lamento: farò vestire ad ogni fianco il sacco, farò radere tutte le teste: ne farò come un lutto per un figlio unico e la sua fine sarà come un giorno d’amarezza. Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore». Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno.

Peccaminosità del furto

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 66, a. 5, corpo)

   Se uno considera la natura del furto, scorge in esso due aspetti peccaminosi. Primo, la contrarietà alla giustizia, che mira a rendere a ciascuno il suo. E così il furto è in contrasto con la giustizia, in quanto appropriazione della roba altrui. Secondo, l’inganno o la frode che il ladro commette usurpando la roba altrui di nascosto e come servendosi di insidie. Perciò è evidente che qualsiasi furto è un peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 66, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod si quis consideret furti rationem, duas rationes peccati in eo inveniet. Primo quidem, propter contrarietatem ad iustitiam, quae reddit unicuique quod suum est. Et sic furtum iustitiae opponitur, inquantum furtum est acceptio rei alienae. Secundo, ratione doli seu fraudis, quam fur committit occulte et quasi ex insidiis rem alienam usurpando. Unde manifestum est quod omne furtum est peccatum.

Vangelo (Mt 9,9-13)

   In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

La convivenza con i peccatori

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 6, soluzione 5)

   5. La convivenza con i peccatori va proibita ai deboli, per il pericolo di perversione. Invece i perfetti, di cui non si teme la corruzione, vanno lodati se trattano con i peccatori per convertirli. Così, infatti, il Signore mangiava e beveva con i peccatori, come è detto in Mt 9 [10]. Tutti però devono evitare la loro convivenza quanto al peccato. E in questo senso è detto in 2 Cor 6 [17]: Uscite di mezzo a loro, e riparatevi, vale a dire quanto alla convivenza nel peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 6, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod convivere peccatoribus infirmis quidem est vitandum, propter periculum quod eis imminet ne ab eis subvertantur. Perfectis autem, de quorum corruptione non timetur, laudabile est quod cum peccatoribus conversentur, ut eos convertant. Sic enim Dominus cum peccatoribus manducabat et bibebat, ut habetur Matth. 9 [10-11]. Convictus tamen peccatorum quantum ad consortium peccati vitandus est omnibus. Et sic dicitur 2 ad Cor. 6 [17], recedite de medio eorum, et immundum ne tetigeritis, scilicet secundum peccati consensum.

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