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4 luglio – giovedì Tempo Ordinario – 13a Settimana

4 luglio – giovedì Tempo Ordinario – 13a Settimana
12/12/2023 elena

4 luglio – giovedì
Tempo Ordinario – 13a Settimana

Prima lettura (Am 7,10-17)

   In quei giorni, Amasìa, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboàmo re d’Israele: «Amos congiura contro di te, in mezzo alla casa d’Israele; il paese non può sopportare le sue parole, poiché così dice Amos: “Di spada morirà Geroboàmo e Israele sarà condotto in esilio lontano dalla sua terra”». Amasìa disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasìa e disse: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va’, profetizza al mio popolo Israele. Ora ascolta la parola del Signore: Tu dici: “Non profetizzare contro Israele, non parlare contro la casa d’Isacco”. Ebbene, dice il Signore: “Tua moglie diventerà una prostituta nella città, i tuoi figli e le tue figlie cadranno di spada, la tua terra sarà divisa con la corda in più proprietà; tu morirai in terra impura e Israele sarà deportato in esilio lontano dalla sua terra”».

Dio è onnipotente

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 172, a. 3, corpo)

   Come si è detto, la profezia vera e propria deriva da un’ispirazione divina, mentre quella che deriva da cause naturali non è profezia se non in senso improprio. Ora, si deve notare che Dio, essendo la causa universale, come per produrre gli effetti materiali non ha bisogno di una materia precedente, o di qualche predisposizione della materia, ma può produrre simultaneamente la materia, la disposizione e la forma, così anche per produrre gli effetti spirituali non richiede alcuna predisposizione, ma con l’effetto spirituale può produrre la disposizione conveniente, quale è richiesta secondo l’ordine naturale. Inoltre per creazione egli può produrre anche il soggetto: in modo cioè da disporre un’anima alla profezia fin dalla sua creazione, conferendole la grazia corrispondente.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 172, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est, prophetia vere et simpliciter dicta est ex inspiratione divina, quae autem est ex causa naturali, non dicitur prophetia nisi secundum quid. Est autem considerandum quod, sicut Deus, quia est causa universalis in agendo, non praeexigit materiam, nec aliquam materiae dispositionem, in corporalibus effectibus, sed simul potest et materiam et dispositionem et formam inducere; ita etiam in effectibus spiritualibus non praeexigit aliquam dispositionem, sed potest simul cum effectu spirituali inducere dispositionem convenientem, qualis requireretur secundum ordinem naturae. Et ulterius posset etiam simul per creationem producere ipsum subiectum, ut scilicet animam in ipsa sui creatione disponeret ad prophetiam, et daret ei gratiam prophetalem.

Vangelo (Mt 9,1-8)

   In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati». Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua. Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Ti sono perdonati i peccati

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, soluzione 3)

   3. Come si è detto, Cristo operava i miracoli con la virtù divina. Ora, le opere di Dio sono perfette (Dt32,4). Una cosa però non è perfetta se non raggiunge il suo fine, e d’altra parte il fine della guarigione fisica operata da Cristo è sempre la guarigione dell’anima. Quindi non era conveniente che Cristo guarisse il corpo di una persona senza curarne l’anima. Per questo S. Agostino, commentando le parole Ho guarito interamente un uomo di sabato (Gv7,23), osserva: «Con la guarigione riacquistò la salute fisica; con la fede acquistò la salvezza dell’anima». – Al paralitico poi fu detto in maniera speciale: Ti sono rimessi i tuoi peccati, «per farci capire», nota S. Girolamo, «che molte infermità fisiche sono causate dal peccato: e forse sono prima rimessi i peccati affinché, una volta eliminata la causa delle infermità, sia poi restituita la salute». Da cui le parole: Non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio (Gv 5,14), in base alle quali «si capisce che quella malattia era stata prodotta dal peccato», conclude il Crisostomo. – Benché dunque, come nota lo stesso Santo, «la remissione dei peccati superi la guarigione del corpo nella misura in cui l’anima è superiore al corpo, tuttavia, siccome la prima è un’opera occulta, [Cristo] fece l’opera meno difficile, ma più evidente, per dimostrare ciò che era superiore, ma occulto».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod, sicut supra [q. 43 a. 2] dictum est, Christus miracula faciebat virtute divina. Dei autem perfecta sunt opera, ut dicitur Deut. 32 [4]. Non est autem aliquid perfectum, si finem non consequatur. Finis autem exterioris curationis per Christum factae est curatio animae. Et ideo non conveniebat Christo ut alicuius corpus curaret, nisi eius curaret animam. Unde super illud Ioan. 7 [23], totum hominem sanum feci in sabbato, dicit Augustinus, quia curatus est, ut sanus esset in corpore; et credidit, ut sanus esset in anima. – Specialiter autem paralytico dicitur [Matth. 9,5], dimittuntur tibi peccata, quia, ut Hieronymus dicit, Super Matth., datur ex hoc nobis intelligentia propter peccata plerasque evenire corporum debilitates, et ideo forsitan prius dimittuntur peccata, ut, causis debilitatis ablatis, sanitas restituatur. Unde et Ioan. 5 [14] dicitur, iam noli peccare, ne deterius tibi aliquid contingat. Ubi, ut dicit Chrysostomus, discimus quod ex peccato nata erat ei aegritudo. – Quamvis autem, ut Chrysostomus dicit, Super Matth., quanto anima est potior corpore, tanto peccatum dimittere maius sit quam corpus sanare, quia tamen illud non est manifestum, facit minus quod est manifestius, ut demonstraret maius et non manifestum.

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