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3 luglio – mercoledì Festa di San Tommaso apostolo

3 luglio – mercoledì Festa di San Tommaso apostolo
12/12/2023 elena

3 luglio – mercoledì
Festa di San Tommaso apostolo

Prima lettura (Ef 2,19-22)

   Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Il fondamento
degli apostoli e dei profeti

San Tommaso
(Sulla lettera agli Efesini,
c. 2, lez. 6, v. 20, nn. 127-128)

   127. Ora, egli pone un doppio fondamento: uno secondario e l’altro principale. Fondamento secondario sono gli apostoli e i profeti. E a questo proposito dice che non sono stranieri, ma cittadini che già appartengono all’edificio spirituale, in quanto «edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti», cioè di coloro che sono apostoli e profeti, vale a dire sopra il loro insegnamento.
   Oppure in un altro modo: «sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti», cioè su Cristo, che è il fondamento degli apostoli e dei profeti, come se dicesse: siete stati edificati sopra lo stesso fondamento su cui gli apostoli e i profeti sono stati edificati, essi che provenivano dai Giudei.
   Queste due spiegazioni differiscono solo verbalmente; ma la prima sembra più conveniente; perché, se la seconda fosse più conveniente, allora non ci sarebbe alcun motivo per aggiungere: «avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù», essendo lui stesso il fondamento principale. Per cui ciò concorda meglio con la prima spiegazione, in modo però che la pietra angolare e il fondamento principale siano Cristo stesso. Ma nel significato le due spiegazioni non sono per nulla diverse, perché è la stessa cosa dire che Cristo è il fondamento e che la dottrina degli apostoli e dei profeti è il fondamento; poiché essi non predicarono altro che Cristo, e non se stessi; perciò accogliere la loro dottrina è accogliere Cristo crocifisso. 1 Cor 1,23: «Noi predichiamo Cristo crocifisso», cioè, 1 Pt 1,12: «A loro fu rivelato che non per se stessi, ma per voi…». Inoltre 1 Cor 2,16: «Noi abbiamo il pensiero di Cristo».
   128. Si deve notare che gli apostoli sono detti fondamenta. Sal 86,1: «Le sue fondamenta sono sui monti santi». Is 54,11: «Io pongo sugli zaffiri le tue fondamenta», cioè nelle forze celesti. Ora, sono detti espressamente fondamenta in Ap 21,14: «Le mura della città poggiano su dodici fondamenta, sopra le quali sono i dodici nomi degli apostoli». I quali sono detti fondamenta in quanto con il loro insegnamento annunciano Cristo. Mt 16,18: «Su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
   Dice poi degli apostoli e dei profeti» per indicare che entrambi gli insegnamenti sono necessari per la salvezza. Mt 13,52: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Inoltre per mostrare l’accordo dell’uno con l’altro, in quanto il loro fondamento è lo stesso. Infatti ciò che i profeti predissero come futuro gli apostoli lo predicarono come giù avvenuto. Rm 1,1 s.: «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio, che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Ephesios,

c. 2, lect. 6, v. 20, nn. 127-128)

   Fundamentum autem ponit duplex: unum secundarium, et aliud principale. Secundarium quidem fundamentum sunt apostoli et prophetae. Et quantum ad hoc dicit eos non esse hospites, sed cives, qui iam pertinent ad aedificium spirituale, utpote superaedificati supra fundamentum apostolorum et prophetarum, id est, qui sunt apostoli et prophetae, id est, super doctrinam eorum. Vel aliter: supra fundamentum apostolorum et prophetarum, id est, supra Christum qui est fundamentum apostolorum et prophetarum; quasi dicat: in eodem fundamento superaedificati estis in quo apostoli et prophetae sunt aedificati, qui ex Iudaeis fuerunt. Hae autem expositiones duae tantum quo ad verba differunt; sed prima convenientior est, quia si alia convenientior esset, tunc pro nihilo adiungeret ipso summo angulari lapide Christo Iesu, cum ipse Iesus sit summum fundamentum. Secundum ergo primum modum magis consonat, ita tamen quod praecipuus lapis et summum fundamentum sit Christus. Quantum vero ad sententiam nihil differunt, quia idem est dicere Christum esse fundamentum, et doctrinam apostolorum et prophetarum, cum Christum tantum, non seipsos, praedicaverint; unde accipere eorum doctrinam est accipere Christum crucifixum. 1 Cor. 1,23: nos autem praedicamus Christum crucifixum idest 1 Petr. 1,12: quibus revelatum est, quia non sibi ipsis, et cetera. Item 1 Cor. 2,16: Nos autem sensum Christi habemus. Notandum est quod apostoli dicuntur fundamenta. Ps. 86,1: Fundamenta eius in montibus sanctis. Is. 54,11: Fundabo te in sapphiris, id est, in caelestibus viris. Expresse autem dicuntur fundamenta Apoc. 21,14: Murus civitatis habens fundamenta duodecim, et in ipsis nomina duodecim apostolorum. Qui intantum dicuntur fundamenta, inquantum eorum doctrina Christum annuntiant. Matth. 16,18: super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam. Dicit autem apostolorum et prophetarum, ut designet, quod utraque doctrina est necessaria ad salutem. Matth. 13,52: Scriba doctus in regno caelorum similis est homini patrifamilias, qui profert de thesauro suo nova et vetera. Item ut ostendat concordiam inter utramque, alterius ad alteram, dum idem est utriusque fundamentum. Nam quod prophetae praedixerunt futurum, apostoli praedicaverunt factum. Rom. 1,1 s.: Paulus servus Iesu Christi, vocatus apostolus, segregatus in Evangelium Dei, quod ante promiserat per prophetas suos

Vangelo (Gv 20,24-29)

   Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Beati quelli che non hanno visto…

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 20, lez. 6, V, v. 20, n. 2566)

   2566. Con la frase successiva («Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»), il Signore esalta la felicità di coloro che credono senza vedere; e ciò riguarda specialmente noi. Usa poi il passato per il futuro per sottolineare la certezza.
   In contrario però stanno le parole evangeliche, Lc 10,23: «Beati gli occhi che hanno visto ciò che voi vedete». E così quelli che hanno visto sono più beati di quelli che non hanno visto.
   RISPOSTA. Esistono due tipi di beatitudine. C’è una beatitudine reale, di fatto, che consiste nel dono di Dio, del quale quanto più uno riceve, tanto più è beato. E in questo senso sono beati gli occhi che vedono, perché è un dono di grazia. Ma c’è una seconda beatitudine, che è quella della speranza, la quale consiste nel merito; e secondo questa beatitudine, tanto più uno è beato quanto più è in grado di meritare. Ora, chi crede senza aver visto merita di più di chi crede dopo aver visto.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 20, lect. 6, V, v. 20, n. 2566)

   Consequenter cum dicit beati qui non viderunt et crediderunt, commendat facilitatem aliorum ad credendum; et hoc specialiter ad nos pertinet. Utitur autem praeterito pro futuro propter certitudinem. Sed contra hoc Lc. 10,23, dicitur: Beati oculi qui viderunt quae vos videtis. Ergo magis beati qui viderunt quam qui non viderunt. Respondeo, quod duplex est beatitudo. Una est rei, quae consistit in munere divino, de quo quanto alicui plus conceditur, tanto beatior est; et sic quantum ad hoc beati sunt oculi qui vident, quia hoc est munus gratiae. Alia est beatitudo spei, quae consistit in merito; unde secundum hanc tanto quis est beatior, quanto potest plus mereri. Plus autem meretur qui credit et non vidit, quam qui videns credit.

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