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1 luglio – lunedì Tempo Ordinario – 13a Settimana

1 luglio – lunedì Tempo Ordinario – 13a Settimana
12/12/2023 elena

1 luglio – lunedì
Tempo Ordinario – 13a Settimana

Prima lettura (Am 2,6-10.13-16)

   Così dice il Signore: «Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto di condanna, perché hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali, essi che calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri, e padre e figlio vanno dalla stessa ragazza, profanando così il mio santo nome. Su vesti prese come pegno si stendono presso ogni altare e bevono il vino confiscato come ammenda nella casa del loro Dio. Eppure io ho sterminato davanti a loro l’Amorreo, la cui statura era come quella dei cedri e la forza come quella della quercia; ho strappato i suoi frutti in alto e le sue radici di sotto. Io vi ho fatto salire dalla terra d’Egitto e vi ho condotto per quarant’anni nel deserto, per darvi in possesso la terra dell’Amorreo. Ecco, vi farò affondare nella terra, come affonda un carro quando è tutto carico di covoni. Allora nemmeno l’uomo agile potrà più fuggire né l’uomo forte usare la sua forza, il prode non salverà la sua vita né l’arciere resisterà, non si salverà il corridore né il cavaliere salverà la sua vita. Il più coraggioso fra i prodi fuggirà nudo in quel giorno!». Oracolo del Signore.

Gravità
del peccato di ingratitudine

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 107, a. 3, corpo)

   Nell’articolo precedente abbiamo chiarito che si può essere ingrati in due modi. Primo, per semplice omissione: quando uno p. es. non riconosce interamente o esternamente il beneficio, oppure non lo contraccambia. E questo non sempre è un peccato mortale. Poiché il debito della gratitudine, come sopra si è notato,  abbraccia anche un sovrappiù a cui non si è strettamente tenuti: per cui, se uno lo tralascia, non fa peccato mortale. Tuttavia si ha un peccato veniale: poiché ciò deriva da una certa negligenza, oppure da una scarsa inclinazione alla virtù. In certi casi però tale ingratitudine può anche essere un peccato mortale: o per il disprezzo del beneficio ricevuto, oppure per il compenso che è negato e che è dovuto rigorosamente al benefattore, o in modo assoluto, o in caso di necessità. – Secondo, si può essere ingrati non solo trascurando il debito della riconoscenza, ma anche rendendo male per bene. E anche in questo caso il peccato può essere mortale o veniale a seconda delle azioni compiute. – Si deve però notare che l’ingratitudine commessa con un peccato mortale ha la perfetta natura dell’ingratitudine, mentre quella compiuta con un peccato veniale è un’ingratitudine imperfetta.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 107, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut ex dictis [a. 2] patet, ingratus dicitur aliquis dupliciter. Uno modo, per solam omissionem, puta quia non recognoscit, vel non laudat, vel non retribuit vices pro beneficio accepto. Et hoc non semper est peccatum mortale. Quia, ut supra [q. 106 a. 6] dictum est, debitum gratitudinis est ut homo aliquid etiam liberaliter tribuat ad quod non tenetur, et ideo, si illud praetermittit, non peccat mortaliter. Est tamen peccatum veniale, quia hoc provenit ex negligentia quadam, aut ex aliqua indispositione hominis ad virtutem. Potest tamen contingere quod etiam talis ingratitudo sit mortale peccatum, vel propter interiorem contemptum; vel etiam propter conditionem eius quod subtrahitur, quod ex necessitate debetur benefico, sive simpliciter sive in aliquo necessitatis casu. – Alio modo dicitur aliquis ingratus, quia non solum praetermittit implere gratitudinis debitum, sed etiam contrarium agit. Et hoc etiam, secundum conditionem eius quod agitur, quandoque est peccatum mortale, quandoque veniale. – Sciendum tamen quod ingratitudo quae provenit ex peccato mortali habet perfectam ingratitudinis rationem, illa vero quae provenit ex peccato veniali, imperfectam.

Vangelo (Mt 8,18-22)

   In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Seppellire i genitori

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 4, soluzione 2)

   2. Come spiega il Crisostomo, il Signore proibì a quel discepolo di andare a seppellire suo padre poiché «voleva risparmiargli molti mali, cioè i pianti, i gemiti e tutte le preoccupazioni connesse. Infatti dopo la sepoltura era necessario esaminare il testamento, fare la divisione dell’eredità e altre cose del genere. Ma specialmente lo fece poiché c’erano altri che potevano interessarsi di quel seppellimento». Oppure, come dice S. Cirillo, «quel discepolo non chiese di andare a seppellire il padre già morto: ma di poterlo assistere nella vecchiaia fino alla sepoltura. E il Signore non lo permise, essendoci altri parenti che potevano attendere a tale assistenza».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 101, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod Dominus ideo prohibuit discipulum a sepultura patris, quia, sicut Chrysostomus dicit, per hoc eum Dominus a multis malis eripuit, puta luctibus et maeroribus, et aliis quae hinc expectantur. Post sepulturam enim necesse erat et testamenta scrutari, et haereditatis divisionem, et alia huiusmodi. Et praecipue quia alii erant qui complere poterant huius funeris sepulturam. Vel, sicut Cyrillus exponit, super Lucam, discipulus ille non petiit quod patrem iam defunctum sepeliret, sed adhuc viventem in senectute sustentaret usquequo sepeliret. Quod Dominus non concessit, quia erant alii qui eius curam habere poterant, linea parentelae adstricti.

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