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26 giugno – mercoledì Tempo Ordinario – 12a Settimana

26 giugno – mercoledì Tempo Ordinario – 12a Settimana
12/12/2023 elena

26 giugno – mercoledì
Tempo Ordinario – 12a Settimana

Prima lettura
(2 Re 22,8-13; 23,1-3)

   In quei giorni, il sommo sacerdote Chelkìa disse allo scriba Safan: «Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge». Chelkìa diede il libro a Safan, che lo lesse. Lo scriba Safan quindi andò dal re e lo informò dicendo: «I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l’hanno consegnato in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore». Poi lo scriba Safan annunciò al re: «Il sacerdote Chelkìa mi ha dato un libro». Safan lo lesse davanti al re. Udite le parole del libro della legge, il re si stracciò le vesti. Il re comandò al sacerdote Chelkìa, ad Achikàm figlio di Safan, ad Acbor, figlio di Michèa, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: «Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro ora trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi». Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.

Grande è la collera del Signore

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 47, a. 1, soluzione 1)

   1. Si dice che in Dio c’è l’ira non come passione, ma come giusto giudizio, che mira a vendicare il peccato. Infatti il peccatore non può nuocere a Dio efficacemente; tuttavia per quanto sta in lui agisce in due modi contro Dio. Primo, perché ne disprezza le leggi. Secondo, perché nuoce ad altri o a se medesimo: e ciò interessa Dio, poiché il danneggiato è sotto la provvidenza e la tutela di Dio.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 47, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod ira non dicitur in Deo secundum passionem animi, sed secundum iudicium iustitiae, prout vult vindictam facere de peccato. Peccator enim, peccando, Deo nihil nocere effective potest, tamen ex parte sua dupliciter contra Deum agit. Primo quidem, inquantum eum in suis mandatis contemnit. Secundo, inquantum nocumentum aliquod infert alicui, vel sibi vel alteri, quod ad Deum pertinet, prout ille cui nocumentum infertur, sub Dei providentia et tutela continetur.

Vangelo (Mt 7,15-20)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
S. Tommaso risponde a una difficoltà come questa, per esempio: come mai un peccatore (albero cattivo) può fare frutti buoni, per esempio un atto di elemosina?

L’atto della volontà cattiva

San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 1, soluzione 1)

   1. S. Agostino spiega: «Il Signore chiama albero cattivo la volontà cattiva, e albero buono la volontà buona». Infatti da una volontà buona non fuoriesce un atto morale cattivo: poiché un atto morale è giudicato buono in base alla stessa rettitudine della volontà. Però anche l’atto della cattiva volontà viene causato [in definitiva] dalla creatura razionale, che è buona [come entità]. E così questa è causa del male.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 49, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut Augustinus dicit, Contra Iul., arborem malam appellat Dominus voluntatem malam, et arborem bonam, voluntatem bonam. Ex voluntate autem bona non producitur actus moralis malus, cum ex ipsa voluntate bona iudicetur actus moralis bonus. Sed tamen ipse motus malae voluntatis causatur a creatura rationali, quae bona est. Et sic est causa mali.

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