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2 giugno Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

2 giugno Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
12/12/2023 elena

2 giugno
Solennità del Santissimo
Corpo e Sangue di Cristo

Prima lettura (Es 24,3-8)

   In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

La presenza reale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 75, a. 1, corpo)

   L’effettiva presenza del corpo e del sangue di Cristo in questo sacramento non può essere conosciuta dai sensi, ma solo dalla fede, che si fonda sull’autorità divina. Per questo S. Cirillo, commentando Lc 22 [19]: Questo è il mio corpo, che sarà dato per voi, afferma: «Non dubitare che ciò sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore: essendo egli infatti la verità, non mentisce». – E tale presenza è conveniente innanzitutto in rapporto alla perfezione della nuova legge. Infatti i sacrifici dell’antica legge contenevano il vero sacrificio della morte di Cristo solo in modo figurato, secondo Eb 10 [1]: La legge ha solo l’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose. Era quindi giusto che il sacrificio della nuova legge, istituito da Cristo, avesse qualcosa di più: che cioè contenesse lui stesso che ha patito non solo sotto forma di simbolo o di figura, ma nella realtà. Di conseguenza questo sacramento, che contiene realmente Cristo stesso, costituisce, come afferma Dionigi, «il coronamento di tutti gli altri sacramenti», nei quali si trova [soltanto] una partecipazione della virtù di Cristo. – Secondo, ciò conviene alla carità di Cristo, a motivo della quale per la nostra salvezza egli assunse un corpo reale della nostra natura. Ora, essendo sommamente proprio dell’amicizia che «gli amici vivano insieme», come dice Aristotele, Cristo ci promise come ricompensa [nella vita eterna] la sua presenza corporale con le parole: Dovunque sarà il corpo, là si raduneranno anche le aquile (Mt 24,28). Tuttavia nel frattempo non ha voluto privarci della sua presenza corporale in questa peregrinazione, ma ci unisce a sé in questo sacramento per mezzo della realtà del suo corpo e del suo sangue. Per cui egli stesso dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui (Gv 6,57). E così questo sacramento è il segno della più grande carità ed è il sostegno della nostra speranza, grazie a una così familiare unione di Cristo con noi. – Terzo, ciò si addice alla perfezione della fede, la quale ha per oggetto sia la divinità di Cristo che la sua umanità, secondo le parole di Gv 14 [1]: Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Ora, avendo la fede per oggetto realtà invisibili, di conseguenza Cristo, come ci offre la sua divinità invisibilmente, così in questo sacramento ci offre anche la sua carne in modo invisibile. – Non considerando dunque tutte queste cose, alcuni sostennero che in questo sacramento il corpo e il sangue di Cristo sarebbero contenuti soltanto sotto forma di simbolo. Posizione questa che va respinta come eretica, essendo contraria alle parole di Cristo. Per cui anche Berengario, che per primo sostenne questo errore, fu costretto poi a ritrattarlo e a professare la verità della fede.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 75, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod verum corpus Christi et sanguinem esse in hoc sacramento, non sensu deprehendi potest, sed sola fide, quae auctoritati divinae innititur. Unde super illud Luc. 22 [19], hoc est corpus meum quod pro vobis tradetur, dicit Cyrillus, non dubites an hoc verum sit, sed potius suscipe verba Salvatoris in fide, cum enim sit veritas, non mentitur. – Hoc autem conveniens est, primo quidem, perfectioni novae legis. Sacrificia enim veteris legis illud verum sacrificium passionis Christi continebant solum in figura, secundum illud Heb. 10 [1], umbram habens lex futurorum bonorum, non ipsam rerum imaginem. Et ideo oportuit ut aliquid plus haberet sacrificium novae legis a Christo institutum, ut scilicet contineret ipsum passum, non solum in significatione vel figura, sed etiam in rei veritate. Et ideo hoc sacramentum, quod ipsum Christum realiter continet, ut Dionysius dicit, 3 cap. De eccl. hier., est perfectivum omnium sacramentorum aliorum, in quibus virtus Christi participatur. – Secundo, hoc competit caritati Christi, ex qua pro salute nostra corpus verum nostrae naturae assumpsit. Et quia maxime proprium amicitiae est, convivere amicis, ut philosophus dicit, 9 Ethic., sui praesentiam corporalem nobis repromittit in praemium, Matth. 24 [28], ubi fuerit corpus, illuc congregabuntur et aquilae. Interim tamen nec sua praesentia corporali in hac peregrinatione destituit, sed per veritatem corporis et sanguinis sui nos sibi coniungit in hoc sacramento. Unde ipse dicit, Ioan. 6 [57], qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in eo. Unde hoc sacramentum est maximae caritatis signum, et nostrae spei sublevamentum, ex tam familiari coniunctione Christi ad nos. – Tertio, hoc competit perfectioni fidei, quae, sicut est de divinitate Christi, ita est de eius humanitate, secundum illud Ioan. 14 [1], creditis in Deum, et in me credite. Et quia fides est invisibilium, sicut divinitatem suam nobis exhibet Christus invisibiliter, ita et in hoc sacramento carnem suam nobis exhibet invisibili modo. – Quae quidam non attendentes, posuerunt corpus et sanguinem Christi non esse in hoc sacramento nisi sicut in signo. Quod est tanquam haereticum abiiciendum, utpote verbis Christi contrarium. Unde et Berengarius, qui primus inventor huius erroris fuerat, postea coactus est suum errorem revocare, et veritatem fidei confiteri.

Seconda lettura (Eb 9,11-15)

   Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

La transustanziazione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 75, a. 2, corpo)

   Alcuni hanno affermato che dopo la consacrazione rimane in questo sacramento la sostanza del pane e del vino. –  Ma ciò è insostenibile. Primo, perché questa affermazione esclude la verità del sacramento eucaristico, la quale implica la presenza in questo sacramento del vero corpo di Cristo. Ma questo non è presente prima della consacrazione. Ora, una cosa non può rendersi presente dove non era prima se non per mezzo di un trasferimento locale, o per il convertirsi in essa di qualche altra cosa: come il fuoco comincia a esistere in una casa o perché vi è trasportato, o perché è generato in essa. È chiaro però che il corpo di Cristo non comincia a essere presente in questo sacramento per un trasferimento locale. Primo, perché allora dovrebbe cessare di essere in cielo; infatti ciò che si sposta localmente non giunge nel luogo successivo se non lasciando il precedente. Secondo, perché ogni corpo mosso localmente attraversa tutti gli spazi intermedi: il che non si può dire nel nostro caso. Terzo, perché è impossibile che un unico movimento del medesimo corpo mosso localmente abbia per termine nello stesso tempo luoghi diversi: il corpo di Cristo invece si rende presente sotto questo sacramento in più luoghi contemporaneamente. Da ciò risulta quindi che il corpo di Cristo non può incominciare a esistere in questo sacramento se non per mezzo della conversione in esso della sostanza del pane. Ma ciò che si muta in un’altra cosa, a mutazione avvenuta non rimane. Per salvare quindi la verità di questo sacramento si deve concludere che la sostanza del pane non può rimanere dopo la consacrazione. – Secondo, poiché l’opinione suddetta contraddice alla forma di questo sacramento, nella quale si afferma: «Questo [hoc] è il mio corpo». Il che non sarebbe vero se vi rimanesse la sostanza del pane, poiché la sostanza del pane non è mai il corpo di Cristo. Si dovrebbe invece dire piuttosto: «Qui [hic] c’è il mio corpo». – Terzo, poiché ciò sarebbe incompatibile con il culto di questo sacramento: vi rimarrebbe infatti una sostanza che non potrebbe essere adorata con il culto di latria. – Quarto, poiché ciò contrasterebbe con le prescrizioni della Chiesa, secondo le quali dopo aver preso del cibo materiale non è lecito ricevere il corpo di Cristo: mentre invece dopo un’ostia consacrata se ne può assumere un’altra. – Perciò tale opinione va respinta come eretica.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 75, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod quidam posuerunt post consecrationem substantiam panis et vini in hoc sacramento remanere. – Sed haec positio stare non potest. Primo quidem, quia per hanc positionem tollitur veritas huius sacramenti, ad quam pertinet ut verum corpus Christi in hoc sacramento existat. Quod quidem ibi non est ante consecrationem. Non autem aliquid potest esse alicubi ubi prius non erat, nisi per loci mutationem, vel per alterius conversionem in ipsum, sicut in domo aliqua de novo incipit esse ignis aut quod illuc defertur, aut quod ibi generatur. Manifestum est autem quod corpus Christi non incipit esse in hoc sacramento per motum localem. Primo quidem, quia sequeretur quod desineret esse in caelo, non enim quod localiter movetur, pervenit de novo ad aliquem locum, nisi deserat priorem. Secundo, quia omne corpus localiter motum pertransit omnia media, quod hic dici non potest. Tertio, quia impossibile est quod unus motus eiusdem corporis localiter moti terminetur simul ad diversa loca, cum tamen in pluribus locis corpus Christi sub hoc sacramento simul esse incipiat. Et propter hoc relinquitur quod non possit aliter corpus Christi incipere esse de novo in hoc sacramento nisi per conversionem substantiae panis in ipsum. Quod autem convertitur in aliquid, facta conversione, non manet. Unde relinquitur quod, salva veritate huius sacramenti, substantia panis post consecrationem remanere non possit. – Secundo, quia haec positio contrariatur formae huius sacramenti, in qua dicitur, hoc est corpus meum. Quod non esset verum si substantia panis ibi remaneret, nunquam enim substantia panis est corpus Christi. Sed potius esset dicendum, hic est corpus meum. – Tertio, quia contrariaretur venerationi huius sacramenti, si aliqua substantia esset ibi quae non posset adorari adoratione latriae. – Quarto, quia contrariaretur ritui Ecclesiae, secundum quem post corporalem cibum non licet sumere corpus Christi, cum tamen post unam hostiam consecratam liceat sumere aliam. Unde haec positio vitanda est tanquam haeretica.

Vangelo (Mc 14,12-16.22-26)

   Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Eccellenza dell’Eucaristia

San Tommaso
(Dall’Ufficio del Corpus Domini, letture 1-4)

   L’Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi, da uomini, dèi. Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull’altare della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati. Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli il suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino. O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento? Nessun sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e la mente viene arricchita di tutti i carismi spirituali. Nella Chiesa l’Eucaristia viene offerta per i vivi e per i morti, perché giovi a tutti, essendo stata istituita per la salvezza di tutti. Nessuno infine può esprimere la soavità di questo sacramento. Per mezzo di esso si gusta la dolcezza spirituale nella sua stessa fonte, e si fa memoria di quella altissima carità che Cristo ha dimostrato nella sua passione. Egli istituì l’Eucaristia nell’ultima cena, quando, celebrata la Pasqua con i suoi discepoli, stava per passare dal mondo al Padre. L’Eucaristia è il memoriale della passione, il compimento delle figure dell’Antica Alleanza, la più grande fra tutte le meraviglie operate da Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini.

Testo latino di San Tommaso
(Officium De Festo Corporis Christi,

Lectio I-Lectio IV)

   Immensa divinae largitatis beneficia exhibita populo Christiano inaestimabilem ei conferunt dignitatem. Neque enim est aut fuit aliquando tam grandis natio quae habeat deos appropinquantes sibi sicut adest nobis Deus noster. Unigenitus siquidem Dei Filius, suae divinitatis volens nos esse participes, nostram naturam assumpsit ut homines deos faceret factus homo. Et hoc insuper quod de nostro assumpsit, totum nobis contulit ad salutem. Corpus namque suum pro nostra reconciliatione in ara crucis hostiam obtulit Deo Patri, sanguinem suum fudit in pretium simul et lavacrum, ut redempti a miserabili servitute a peccatis omnibus mundaremur.Et ut tanti beneficii iugis in nobis maneret memoria, corpus suum in cibum et sanguinem suum in potum sub specie panis et vini sumendum fidelibus dereliquit. O pretiosum et admirandum convivium salutiferum et omni suavitate repletum! Quid enim hoc convivio pretiosius esse potest, quo non carnes vitulorum et hircorum ut olim in lege, sed nobis Christus sumendus proponitur Deus verus? Quid hoc sacramento mirabilius? In ipso namque panis et vinum in corpus Christi et sanguinem substantialiter convertuntur, ideoque Christus Deus et homo perfectus sub modici panis specie continetur.
   Manducatur utique a fidelibus sed minime laceratur. Quinimmo diviso sacramento integer perseverat. Accidentia etiam sine subiecto in eodem subsistunt, ut fides locum habeat, dum visibile invisibiliter sumitur aliena specie occultatum, et sensus a deceptione immunes reddantur, qui de accidentibus iudicant sibi notis. Nullum etiam sacramentum est isto salubrius quo purgantur peccata, virtutes augentur, et mens omnium spiritualium charismatum abundantia inpinguatur. Offertur in Ecclesia pro vivis et mortuis, ut omnibus prosit, quod est pro salute omnium institutum. Suavitatem denique huius sacramenti nullus exprimere sufficit, per quod spiritualis dulcedo in suo fonte gustatur, et recolitur memoria illius quam in sua passione Christus monstravit excellentissimae caritatis. Unde ut arctius huius caritatis immensitas cordibus infigeretur fidelium, in ultima cena quando Pascha cum discipulis celebrato transiturus erat ex hoc mundo ad Patrem, hoc sacramentum instituit, tamquam passionis suae memoriale perenne, figurarum veterum impletivum, miraculorum ab ipso factorum maximum, et de sua contristatis absentia solatium singulare.

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