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1 giugno – sabato Memoria di San Giustino

1 giugno – sabato Memoria di San Giustino
12/12/2023 elena

1 giugno – sabato
Memoria di San Giustino
Tempo Ordinario – 8a Settimana

Prima lettura (Gd 17,20-25)

   Voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco; di altri infine abbiate compassione con timore, stando lontani perfino dai vestiti, contaminati dal loro corpo. A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e colmi di gioia, all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e per sempre. Amen.

Grandezza della virtù
della misericordia

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 30, a. 4, corpo)

   Una virtù può essere la più grande in due modi: primo, in se stessa; secondo in rapporto a chi la possiede. Ora, in se stessa la misericordia è certamente al primo posto. Spetta infatti alla misericordia donare ad altri e, ciò che più conta, sollevare le miserie altrui: il che appartiene specialmente a colui che è superiore. Per cui si dice anche che è proprio di Dio usare misericordia: nella qual cosa specialmente si manifesta la sua onnipotenza. – Per colui invece che la possiede la misericordia non è la virtù più grande, a meno che egli non sia il più grande, che non ha nessuno sopra di sé, ma tutti sotto di sé. Infatti per chi ha sopra di sé qualche altro è cosa migliore stabilire un legame col suo superiore che supplire ai difetti dei propri inferiori. Quindi nell’uomo, che ha come superiore Dio, la carità, che unisce a Dio, è superiore alla misericordia, che supplisce alle deficienze del prossimo. Tuttavia fra tutte le virtù che riguardano il prossimo la prima è la misericordia, e il suo atto è il più eccellente: poiché soccorrere la miseria altrui è per se stesso un atto degno di chi è superiore e migliore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 30, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod aliqua virtus potest esse maxima dupliciter, uno modo, secundum se; alio modo, per comparationem ad habentem. Secundum se quidem misericordia maxima est. Pertinet enim ad misericordiam quod alii effundat; et, quod plus est, quod defectus aliorum sublevet; et hoc est maxime superioris. Unde et misereri ponitur proprium Deo, et in hoc maxime dicitur eius omnipotentia manifestari. – Sed quoad habentem, misericordia non est maxima, nisi ille qui habet sit maximus, qui nullum supra se habeat, sed omnes sub se. Ei enim qui supra se aliquem habet maius est et melius coniungi superiori quam supplere defectum inferioris. Et ideo quantum ad hominem, qui habet Deum superiorem, caritas, per quam Deo unitur, est potior quam misericordia, per quam defectus proximorum supplet. Sed inter omnes virtutes quae ad proximum pertinent potissima est misericordia, sicut etiam est potioris actus, nam supplere defectum alterius, inquantum huiusmodi, est superioris et melioris.

Vangelo (Mc 11,27-33)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Gli avversari di Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Marco,
c. 11, lez. 5, vv. 27-32)

   TEOFILATTO: Poiché il Signore aveva cacciato dal tempio coloro che ne avevano fatto come una taverna di ladri, questi, irritati, vennero a lui per tentarlo e per interrogarlo; per cui si dice: andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle? Come se dicessero: chi sei tu per fare tali cose? Forse ti sei costituito dottore e ti ordini principe dei sacerdoti? BEDA: E certamente quando dicevano: Con quale autorità fai queste cose? dubitavano del potere di Dio e volevano sottintendere che era del diavolo ciò che faceva; aggiungendo inoltre: chi ti ha dato l’autorità di farle? Manifestamente negavano il Figlio di Dio, ritenendo che facesse dei segni non con le forze proprie, ma con quelle altrui. TEOFILATTO: dicevano poi ciò credendo di sottoporlo a giudizio, così che, se avesse detto: con la mia autorità, lo avrebbero potuto catturare; e se avesse detto: con l’autorità di altri, avrebbe fatto sì che il popolo se ne andasse via da lui, poiché credeva che egli fosse Dio. Ora, il Signore li interroga su Giovanni non vanamente, né in modo sofistico, ma perché Giovanni aveva reso testimonianza a lui; per cui segue: Ma Gesù disse loro: Vi farò una sola domanda. BEDA: Certamente il Signore avrebbe potuto confutare la calunnia dei tentatori con un’aperta risposta, ma prudentemente interrogò, affinché per il loro silenzio o per la loro sentenza venissero condannati; il che appare da ciò che si aggiunge: Essi discutevano fra loro dicendo: Se diciamo dal cielo risponderò: Perché allora non gli avete creduto? Come se dicesse: colui che confessate che ha avuto una profezia dal cielo mi ha dato testimonianza, e da lui avete udito con quale autorità faccio queste cose.
   Segue: Diciamo dunque: dagli uomini? ecc. Videro dunque che con qualunque risposta sarebbero caduti nel laccio, temendo la lapidazione, ma più ancora temendo la confessione della verità; per cui segue: Rispondendo a Gesù dissero: Non lo sappiamo. GIROLAMO: Gli invidiosi sono oscurati dalla lampada, per cui si dice (Sal 131,17-18): «Ho preparato una lampada al mio Cristo: riempirò di confusione i suoi nemici».
   Segue: E Gesù disse loro: Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose. BEDA: Come se dicesse: non vi dico ciò che so, poiché non volete confessare ciò che sapete. Qui bisogna notare che soprattutto per due motivi si deve nascondere la conoscenza della verità a chi la chiede: o quando colui che chiede è poco capace di comprendere la risposta, o quando per il disprezzo della verità o per qualche altra ragione, si è reso indegno di riceverla.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,

c. 10, lez. 2, vv. 15-16)

   Theophylactus. Quia Dominus de templo eiecerat eos qui templum quasi tabernam rerum venalium faciebant, irati fuerant: ideo accedunt ut interrogent et tentent; unde dicitur et veniunt rursus Hierosolymam. Et cum ambularet in templo, accedunt ad eum summi sacerdotes et Scribae et seniores, et dicunt ei: in qua potestate haec facis? Et quis dedit tibi hanc potestatem ut ista facias? Quasi dicant: quis es tu qui talia facis? Numquid doctorem te constituis et te ordinas principem sacerdotum? Beda. Et quidem quando dicunt in qua potestate haec facis? De Dei dubitant potestate et subintelligi volunt diaboli esse quod facit; addentes quoque quis dedit tibi hanc potestatem? Manifestissime Dei filium negant, quem putant non suis sed alienis viribus signa facere. Theophylactus. Haec autem dicebant, credentes ipsum in iudicationem reducere; ut si diceret: in potestate mea, ipsum tenerent; si autem diceret: in potestate alterius, ab eo discedere populum procurarent, qui ipsum Deum esse credebant. Dominus vero illos interrogat de Ioanne, non frustra, neque sophistice, sed quia de eo Ioannes perhibuerat testimonium; unde sequitur ille autem respondens ait illis: interrogabo vos et ego. Beda. Poterat quidem Dominus, aperta responsione, tentatorum calumnias confutare; sed prudenter interrogat, ut suo vel silentio vel sententia condemnentur: quod apparet ex eo quod subditur at illi cogitabant secum, dicentes: si dixerimus: de caelo, dicet nobis: quare ergo non creditis ei? Quasi dicat: quem confitemini de caelo habuisse prophetiam, mihi testimonium perhibuit, et ab illo audistis in qua ista facio potestate. Sequitur si dixerimus: ex hominibus. Viderunt ergo, quodlibet horum respondissent, in laqueum se casuros, timentes lapidationem, sed magis timentes veritatis confessionem; unde sequitur et respondentes dicunt Iesu: nescimus. Hieronymus. De lucerna invidi obscurantur; unde dicitur: paravi lucernam Christo meo; inimicos eius induam confusione. Sequitur respondens Iesus, ait illis: neque ego dico vobis in qua potestate haec faciam. Beda. Quasi dicat: non vobis dico quod scio, quia non vultis fateri quod scitis. Notandum autem, quod duas ob causas maxime scientia veritatis est occultanda quaerentibus; scilicet cum is qui quaerit aut minus capax est ad intelligendum quod quaerit; aut contemptu veritatis, aut aliquo alio indignus est cui debeat aperiri quod quaerit.

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