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17 aprile – mercoledì Tempo di Pasqua – 3a Settimana

17 aprile – mercoledì Tempo di Pasqua – 3a Settimana
11/12/2023 elena

17 aprile – mercoledì
Tempo di Pasqua – 3a Settimana

Prima lettura (At 8,1b-8)

   In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria. Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione. Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio. Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo. E le folle prestavano ascolto unanimi alle parole di Filippo sentendolo parlare e vedendo i miracoli che egli compiva. Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida e molti paralitici e storpi furono risanati. E vi fu grande gioia in quella città.

La conversione istantanea
di S. Paolo

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 112, a. 2, soluzione 2)

   2. Non potendo l’uomo prepararsi da solo alla grazia se Dio non lo previene e non lo muove al bene, non importa che egli raggiunga la perfetta preparazione in modo graduale o improvvisamente: infatti è detto in Sir: È facile per il Signore arricchire il povero all’improvviso. Capita però talvolta che Dio muova l’uomo a un certo bene, non tuttavia perfetto: e questa preparazione precede la grazia. Talora invece lo muove subito perfettamente al bene, e l’uomo riceve immediatamente la grazia, secondo le parole di Gv: Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. E così avvenne per S. Paolo: poiché all’improvviso, mentre sprofondava nei peccati, il suo cuore fu mosso perfettamente da Dio ad ascoltare, a imparare e a venire. Per cui conseguì immediatamente la grazia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 112, a. 2, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, cum homo ad gratiam se praeparare non possit nisi Deo eum praeveniente et movente ad bonum, non refert utrum subito vel paulatim aliquis ad perfectam praeparationem perveniat, dicitur enim Eccli. 11 [23], quod facile est in oculis Dei subito honestare pauperem. Contingit autem quandoque quod Deus movet hominem ad aliquod bonum, non tamen perfectum, et talis praeparatio praecedit gratiam. Sed quandoque statim perfecte movet ipsum ad bonum, et subito homo gratiam accipit; secundum illud Ioan. 6 [45], omnis qui audivit a Patre et didicit, venit ad me. Et ita contigit Paulo, quia subito, cum esset in progressu peccati, perfecte motum est cor eius a Deo, audiendo et addiscendo et veniendo; et ideo subito est gratiam consecutus.

Vangelo (Gv 6,35-40)

   In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

La fede nel Padre e nel Figlio

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 6, lez. 4, XI-XII, v. 40, nn. 927-928)

   927. Presenta il motivo della suddetta volontà divina dicendo: «E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, ecc.». Il motivo per cui il Padre vuole che io non perda nessuno di quanti mi ha dato, è che egli vuole vivificare spiritualmente gli uomini, essendo egli la fonte della vita. Essendo infatti eterno, di per sé il suo volere è che chiunque viene a me abbia la vita eterna. Ed è appunto ciò che qui il Signore afferma: «Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna».
   Si faccia però attenzione che mentre sopra (cap. 5,24) aveva affermato: «Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna»; qui invece afferma: «… e crede in lui», cioè nel Figlio; per farci intendere che è identica la divinità del Padre e del Figlio, la cui visione per essenza costituisce l’ultimo fine per noi, e l’oggetto della fede. Però nell’espressione: «chiunque vede…», il vedere di cui si parla non è la visione di Dio per essenza, che è preceduta dalla fede, ma la visione corporea di Cristo, che induce alla fede. Per questo, di proposito, dice: «… chiunque vede il Figlio e crede in lui». Nel capitolo precedente (v. 24) aveva detto: «Chi ascolta la mia parola… non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita»; e in seguito leggeremo (infra 20,31): «Questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome».
   928. Ora, il suddetto volere del Padre dovrà similmente compiersi; perciò aggiunge: «… e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Perché egli vuole che si abbia la vita eterna non solo nell’anima, ma anche nel corpo (vedi Daniele 12,2): «E quelli che riposano nella polvere della terra si risveglieranno, alcuni per la vita eterna, altri per l’ignominia»), come è risuscitato anche Cristo; (Rm 6,9): «Cristo risorto dai morti non muore più…».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,
c. 6, lect. 4, XI-XII, v. 40, nn. 927-928)

   Rationem autem divinae voluntatis ponit cum dicit haec est autem voluntas Patris mei et cetera. Ratio quare Pater vult quod non perdam ex eo quod dedit mihi, est quia voluntas Patris est vivificare spiritualiter homines, quia ipse est fons vitae. Et quia aeternus est, quantum est de se, voluntatis eius est, ut omnis qui venit ad me habeat vitam aeternam. Et hoc est quod dicit haec est voluntas Patris qui misit me, ut omnis qui videt Filium, et credit in eum, habeat vitam aeternam. Sed attendendum est quod supra 5,24, dixit: qui videt Filium, et credit ei qui misit me, habet vitam aeternam, hic vero dicit qui credit in eum: ut det intelligere eamdem divinitatem Patris et Filii, cuius visio per essentiam est ultimus finis noster, et obiectum fidei. Quod vero dicit videt, non intelligitur de visione per essentiam, quam praecedit fides, sed de visione corporali Christi, quae inducit ad fidem. Et ideo signanter dicit qui videt Filium, et credit in eum; supra 5,24: qui credit in eum (…) non iudicatur, sed transiet a morte in vitam; infra 20,31: haec autem scripta sunt, ut credatis quoniam Iesus Christus est Filius Dei, ut credentes vitam habeatis in nomine eius. Haec autem Patris voluntas similiter implebitur, et ideo subdit, et ego resuscitabo eum in novissimo die: quia ita vult ut non solum in anima, sed etiam in corpore habeat vitam aeternam (Dan. 12,2: de his qui in pulvere dormiunt evigilabunt alii in vitam aeternam, alii vero in opprobrium sempiternum) sicut et Christus resurrexit; Rom. c. 6,9: Christus resurgens ex mortuis, iam non moritur et cetera.

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