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13 aprile – sabato Tempo di Pasqua – 2a Settimana

13 aprile – sabato Tempo di Pasqua – 2a Settimana
11/12/2023 elena

13 aprile – sabato
Tempo di Pasqua – 2a Settimana

Prima lettura (At 6,1-7)

   In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

L’istituzione dei diaconi

San Tommaso
(Suppl. q. 37, a. 2, corpo;
4 Sent., dist. 24, q. 2, a. 1, q.la 2)

   Cercando quindi un’altra spiegazione, diremo che il sacramento dell’ordine è ordinato al sacramento dell’Eucarestia, il quale a detta di Dionigi è «il sacramento dei sacramenti». Infatti come il tempio, l’altare, i vasi sacri e le vesti, ordinati all’Eucarestia, hanno bisogno di consacrazione, così ne hanno bisogno i ministri: e tale consacrazione costituisce il sacramento dell’ordine. Perciò anche la divisione dell’ordine va desunta in rapporto all’Eucarestia. Infatti il potere dell’ordine ha per oggetto o la consacrazione dell’Eucarestia medesima, oppure qualche funzione a essa ordinata. Nel primo caso si ha l’ordine dei sacerdoti. Ecco perché quando questi vengono ordinati ricevono il calice col vino e la patena col pane, ricevendo così il potere di consacrare il corpo e il sangue di Cristo. A sua volta la cooperazione dei ministri è in ordine o al sacramento stesso, o a quelli che devono riceverlo. Nel primo caso si presenta sotto forma di cooperazione nel sacramento stesso, rispetto però alla distribuzione, non alla consacrazione, che è riservata al sacerdote. Ed è il compito del diacono. Ecco perché nel testo [delle Sentenze] si legge che «ai diaconi spetta ministrare ai sacerdoti in tutto ciò che riguarda i sacramenti di Cristo». Per cui anch’essi distribuiscono il sangue.

Testo latino di San Tommaso
(Suppl. q. 37, a. 2 corpus;

4 Sent., dist. 24, q. 2, a. 1, q.la 2)

   Et ideo aliter dicendum est, quod ordinis sacramentum ad sacramentum Eucharistiae ordinatur quod est sacramentum sacramentorum, ut dicit Dionysius. Sicut enim templum et altare et vasa et vestes, ita et ministeria quae ad Eucharistiam ordinantur, consecratione indigent; et haec consecratio est ordinis sacramentum; et ideo distinctio ordinum est accipienda secundum relationem ad Eucharistiam; quia potestas ordinis aut est ad consecrationem Eucharistiae ipsius, aut ad aliquod ministerium ordinandum ad hoc. Si primo modo, sic est ordo sacerdotum; et ideo cum ordinantur, accipiunt calicem cum vino, et patenam cum pane, potestatem accipiendo consecrandi corpus et sanguinem Christi. Cooperatio autem ministrorum est vel in ordine ad ipsum sacramentum, vel in ordine ad suscipientes. Si primo, sic tripliciter. Primo enim est ministerium quo minister cooperatur sacerdoti in ipso sacramento quantum ad dispensationem, licet non quantum ad consecrationem, quam solus sacerdos facit; et hoc pertinet ad diaconum; unde in littera dicitur, quod ad diaconum pertinet ministrare sacerdotibus in omnibus quae aguntur in sacramentis Christi, unde et ipsi sanguinem dispensant.

Vangelo (Gv 6,16-21)

   Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Gesù che cammina sulle acque

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 6, lez. 2, VII, vv. 19-21, nn. 882-883)

   882. L’effetto interiore fu la paura: viene perciò ricordata la paura dei discepoli all’improvvisa apparizione di Cristo. «Ebbero paura…», o timore: timore buono, forse, perché causato dall’umiltà (secondo l’accenno paolino [Rm 11,20]: «Non levarti in superbia, ma temi»); oppure timore cattivo, perché, come leggiamo in Matteo (14,26), «pensavano che fosse un fantasma». E allora valgono per essi le parole del Salmista (13,5): «Trepidavano di spavento, là dove non c’era da temere». La paura infatti si addice specialmente a gente carnale, che prova spavento per le cose spirituali.
   In secondo luogo viene ricordato l’incoraggiamento di Cristo contro due pericoli. Contro il pericolo che minacciava la fede nell’intelletto egli disse: «Sono io», quasi per respingere qualsiasi dubbio (come farà dopo la risurrezione: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io», Lc 24,39). E contro il pericolo che la paura minacciava nell’affetto disse: «Non temete»; conforme alle parole di Geremia (1,8): «Non temete dinanzi a loro», e a quelle del Salmista (26,1): «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?».
   In terzo luogo si accenna all’appagamento dei discepoli, poiché essi «…vollero prenderlo sulla barca»: il che sta a significare che quando dai nostri cuori viene espulso il timore servile, allora riceviamo Cristo con l’amore e la contemplazione. Di qui le parole dell’Apocalisse (3,20): «Ecco, io sto alla porta e busso: se uno… mi apre, entrerò da lui».
   883. L’effetto esterno si articola in due atti: prima viene sedata la tempesta; secondo, la barca viene subito a toccare terra, mentre era ancora molto distante. Offrì loro una navigazione non insidiosa, ma tranquilla; e volendo compiere un miracolo più grande, non salì sulla barca.
   Così vennero qui compiuti insieme tre miracoli: camminò sulle acque del mare, fece cessare all’istante la tempesta, fece raggiungere subito il porto a una barca che ne era distante. Per farci capire, in questo modo, che i fedeli in possesso di Cristo calpestano l’orgoglio del mondo, mettono sotto i piedi i flutti delle tribolazioni e raggiungono rapidamente la terra dei viventi, secondo le parole del Salmista (142,10): «Il tuo spirito buono mi condurrà per via retta».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 6, lect. 2, VII, vv. 19-21, nn. 882-883)

   Effectus autem interior fuit timor; et ideo ponitur discipulorum timor conceptus ex subita Christi apparitione, cum dicit et timuerunt, bono timore, quia causatum ex humilitate; Rom. 11,20: noli altum sapere, sed time. Vel malo timore, quia, ut dicitur Mt. c. 14,26, aestimabant eum phantasma esse. Ps. 13,5: trepidaverunt timore ubi non erat timor. Quoniam timor praecipue carnalibus competit, qui spiritualia expavescunt. Secundo ponitur Christi confortatio contra duplex periculum. Scilicet contra periculum fidei in intellectu, et quantum ad hoc dicit ego sum, quasi dubitationem omnem repellens; Lc. ult., 39: videte manus meas et pedes meos, quia ego ipse sum. Secundo contra periculum timoris in affectu; et quantum ad hoc dicit nolite timere; Ier. 1,8: ne timeas a facie eorum; Ps. 26,1: Dominus illuminatio mea et salus mea, quem timebo? Tertio ponitur discipulorum assecutio, quia voluerunt eum accipere in navim: quo significatur quod quando timor servilis excluditur a cordibus nostris, tunc recipimus Christum, amando et contemplando. Apoc. 3,20: ego sto ad ostium et pulso: si quis aperuerit mihi, intrabo. Effectus autem exterior fuit quantum ad duo. Primo, quia sedata est tempestas; secundo, quia statim navis fuit ad terram, cum multum ab ea distaret: non enim fallacem, sed tranquillam praebuit eis navigationem; et volens maius miraculum operari, navem non ascendit. Sic ergo triplex hic concurrit miraculum: scilicet ambulatio supra mare, subita tempestatis cessatio, et distantis navis ad portum deductio: ut discamus, quod fideles in quibus est Christus, tumorem mundi premunt, fluctus tribulationum calcant, et velociter ad terram viventium transeunt, secundum illud Ps. c. 142,10: Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam.

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