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11 aprile – giovedì Memoria di San Stanislao

11 aprile – giovedì Memoria di San Stanislao
11/12/2023 elena

11 aprile – giovedì
Memoria di San Stanislao
Tempo di Pasqua – 2a Settimana

Prima lettura (At 5,27-33)

   In quei giorni, [il comandante e gli inservienti] condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.

L’obbedienza a Dio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 104, a. 4, corpo e soluzione 3)

   Secondo le spiegazioni date, chi ubbidisce è mosso dal comando del superiore come gli esseri fisici o materiali sono mossi dai loro motori. Come però Dio è il primo motore di tutte le realtà materiali, così è anche il primo motore di tutte le volontà, come si è dimostrato in precedenza. Perciò come tutti gli esseri materiali sottostanno per naturale necessità alla mozione divina, così per una certa necessità di giustizia tutte le volontà sono tenute a ubbidire al comando di Dio.
   3. Sebbene non siamo sempre tenuti a volere le cose che Dio vuole [o dispone], tuttavia siamo sempre tenuti a volere quanto Dio vuole che noi vogliamo. E questa volontà ci è manifestata soprattutto attraverso i precetti. Perciò siamo tenuti a ubbidire a tutti i comandi divini.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 104, a. 4, corpus e ad tertium)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, ille qui obedit movetur per imperium eius cui obedit, sicut res naturales moventur per suos motores. Sicut autem Deus est primus motor omnium quae naturaliter moventur, ita etiam est primus motor omnium voluntatum, ut ex supra [I-II q. 9 a. 6] dictis patet. Et ideo sicut naturali necessitate omnia naturalia subduntur divinae motioni, ita etiam quadam necessitate iustitiae omnes voluntates tenentur obedire divino imperio.
   Ad tertium dicendum quod etsi non semper teneatur homo velle quod Deus vult, semper tamen tenetur velle quod Deus vult eum velle. Et hoc homini praecipue innotescit per praeceptum divinum. Et ideo tenetur homo in omnibus divinis praeceptis obedire.

Vangelo (Gv 3,31-36)

   Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

Dà lo Spirito senza misura

San Tommaso
(S. Th. III, q. 7, a. 11, soluzione 1)

   1. La frase: «Il Padre concede lo Spirito al Figlio senza misura» può riferirsi al dono che Dio Padre ha fatto al Figlio dall’eternità, al dono cioè della natura divina, che è un dono infinito. Per cui la Glossa aggiunge: «Affinché il Figlio sia grande quanto il Padre». – Secondo un’altra spiegazione ciò può invece intendersi del dono che fu fatto alla natura umana di essere unita alla persona divina, e che è un dono infinito. Per cui la stessa Glossa in proposito osserva: «Il Verbo si è unito alla natura umana nello stesso modo pieno e perfetto con cui lo aveva generato il Padre». – Secondo una terza spiegazione ciò può infine intendersi della grazia abituale, in quanto essa in Cristo comprende tutto ciò che è proprio della grazia. Per cui S. Agostino, spiegando quelle parole, afferma: «La misura è una certa divisione dei doni: a uno viene dato dallo Spirito il linguaggio della sapienza, a un altro il linguaggio della scienza. Ma Cristo, che dà, non ha ricevuto su misura».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 7, a. 11, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod id quod dicitur, Pater non ad mensuram dat Spiritum Filio, uno modo exponitur de dono quod Deus Pater ab aeterno dedit Filio, scilicet divinam naturam, quae est donum infinitum. Unde quaedam Glossa dicit, ibidem, ut tantus sit Filius quantus et Pater. – Alio modo, potest referri ad donum quod datum est humanae naturae, ut uniatur divinae personae, quod est donum infinitum. Unde Glossa dicit ibidem, sicut Pater plenum et perfectum genuit Verbum, sic plenum et perfectum est unitum humanae naturae. – Tertio modo, potest referri ad gratiam habitualem, inquantum gratia Christi se extendit ad omnia quae sunt gratiae. Unde Augustinus, hoc exponens, dicit, mensura quaedam divisio donorum est, alii enim datur per Spiritum sermo sapientiae, alii sermo scientiae. Sed Christus, qui dat, non ad mensuram accepit.

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