Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

6 aprile – sabato Ottava di Pasqua

6 aprile – sabato Ottava di Pasqua
11/12/2023 elena

6 aprile – sabato
Ottava di Pasqua

Prima lettura (At 4,13-21)

   Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto.

La realtà del corpo risorto

San Tommaso
(S. Th. III, q. 54, a. 1, corpo)

   Come scrive il Damasceno, «risorgere è solo di chi è caduto». Ora, a cadere era stato il corpo di Cristo: in quanto cioè da esso si era separata l’anima, che era la sua perfezione formale. Perché dunque la risurrezione di Cristo fosse reale, era indispensabile che il medesimo corpo si riunisse all’identica anima. E poiché la realtà o verità di un corpo deriva dalla sua forma, è evidente che il corpo di Cristo dopo la risurrezione era un vero corpo, e dell’identica natura di prima. Se invece il suo fosse stato un corpo immaginario, la risurrezione non sarebbe stata vera, ma apparente.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 54, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut Damascenus dicit, in 4 libro, illud resurgere dicitur quod cecidit. Corpus autem Christi per mortem cecidit, inquantum scilicet fuit ab eo anima separata, quae erat eius formalis perfectio. Unde oportuit, ad hoc quod esset vera Christi resurrectio, ut idem corpus Christi iterato eidem animae uniretur. Et quia veritas naturae corporis est ex forma, consequens est quod corpus Christi post resurrectionem et verum corpus fuerit, et eiusdem naturae cuius fuerat prius. Si autem eius corpus fuisset phantasticum, non fuisset vera resurrectio, sed apparens.

Vangelo (Mc 16,9-15)

   Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
   Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

Il corpo glorioso

San Tommaso
(S. Th. III, q. 54, a. 2, corpo)

   Il corpo di Cristo risorto era glorioso. E ciò risulta da tre motivi. Primo, poiché la risurrezione di Cristo fu l’esemplare e la causa della nostra risurrezione, come si ha in 1 Cor 15 [12]. Ora, i santi avranno nella risurrezione dei corpi gloriosi, come è anche detto [43]: Si semina ignobile e risorge glorioso. Essendo quindi la causa superiore all’effetto, e il modello superiore all’immagine, a maggior ragione dovette essere glorioso il corpo di Cristo risorto. – Secondo, poiché con l’ignominia della passione egli meritò la gloria della risurrezione. Infatti egli stesso diceva: Ora l’anima mia è turbata (Gv 12,27), alludendo alla passione: e poi aggiunse: Padre, glorifica il tuo nome, chiedendo così la gloria della risurrezione. – Terzo, poiché l’anima di Cristo, come si è detto, fin dal momento della sua concezione era già gloriosa per la perfetta fruizione della divinità, e, come si è visto sopra, era solo per una dispensa che la gloria non ridondava sul suo corpo, affinché egli potesse compiere il mistero della nostra redenzione con la sua sofferenza. Una volta compiuto dunque il mistero della passione e della morte di Cristo, l’anima subito irradiò la sua gloria sul corpo che aveva riassunto nella risurrezione. E così quel corpo divenne glorioso.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 54, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod corpus Christi in resurrectione fuit gloriosum. Et hoc apparet triplici ratione. Primo quidem, quia resurrectio Christi fuit exemplar et causa nostrae resurrectionis, ut habetur 1 Cor. 15 [12 sqq.]. Sancti autem in resurrectione habebunt corpora gloriosa, sicut dicitur ibidem [43], seminatur in ignobilitate, surget in gloria. Unde, cum causa sit potior causato et exemplar exemplato, multo magis corpus Christi resurgentis fuit gloriosum. – Secundo, quia per humilitatem passionis meruit gloriam resurrectionis. Unde et ipse dicebat [Ioann. 12,27], nunc anima mea turbata est, quod pertinet ad passionem, et postea subdit [28], Pater, clarifica nomen tuum, in quo petit gloriam resurrectionis. – Tertio quia, sicut supra habitum est, anima Christi a principio suae conceptionis fuit gloriosa per fruitionem divinitatis perfectam. Est autem dispensative factum, sicut supra [q. 14 a. 1ad 2; q. 45 a. 2] dictum est, ut ab anima gloria non redundaret in corpus, ad hoc quod mysterium nostrae redemptionis sua passione impleret. Et ideo, peracto hoc mysterio passionis et mortis Christi, anima Christi statim in corpus, in resurrectione resumptum, suam gloriam derivavit. Et ita factum est corpus illud gloriosum.

CondividiShare on FacebookShare on Google+