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5 aprile – venerdì Ottava di Pasqua

5 aprile – venerdì Ottava di Pasqua
11/12/2023 elena

5 aprile – venerdì
Ottava di Pasqua

Prima lettura (At 4,1-12)

   Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila. Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?». Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Il nome di Gesù

San Tommaso
(S. Th. III, q. 37, a. 2, corpo e soluzione 1)

   I nomi delle cose devono corrispondere alle loro proprietà. E nei nomi dei generi e delle specie questo è evidente, come dice il Filosofo: «Il concetto significato dal nome è la stessa definizione», che indica la natura propria della cosa. – I nomi invece dei singoli uomini sono sempre imposti in base a una qualche proprietà di colui che riceve il nome. O in base al tempo: come quando si dà il nome di un santo a coloro che nascono nel giorno della sua festa. Oppure in base alla parentela: come quando al figlio si dà il nome del padre, o di qualche altro parente. I parenti di S. Giovanni Battista, p. es., volevano chiamarlo col nome di suo padre Zaccaria, e non Giovanni, poiché non c’era nessuno della parentela che avesse quel nome (Lc 1,59). O anche in base a un avvenimento: Giuseppe, p. es., chiamò il suo primogenito Manasse, dicendo: Dio mi ha fatto dimenticare ogni affanno (Gen 41,51). O infine in base a una qualità della persona a cui è dato il nome: come in Gen 25 [25] è detto che il primo uscito dal seno materno fu chiamato Esaù, che significa rosso, poiché era rossiccio e tutto ispido come un mantello di pelo. – I nomi poi imposti da Dio significano sempre un dono gratuito dato da Dio stesso: ad Abramo, p. es., fu detto: Il tuo nome sarà Abraham: perché ti renderò padre di una moltitudine di popoli (Gen 17,5); e a S. Pietro fu detto: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa (Mt 16,18). – Siccome quindi all’uomo Cristo era stato assegnato il compito di salvare tutti gli uomini, giustamente fu chiamato Gesù, cioè Salvatore: e questo nome fu indicato dall’angelo non solo alla Madre, ma anche a S. Giuseppe, che doveva esserne il padre putativo.
   1. Il nome di Gesù, che significa salvezza, in qualche modo è incluso in tutti quei nomi. Infatti “Emmanuele, che significa Dio con noi [Mt 1,23], indica la causa della salvezza, cioè l’unione della natura umana con quella divina nella persona del Figlio di Dio, la quale unione ha fatto sì che «Dio fosse con noi». Dove si dice, Chiamalo: Presto, saccheggia, rapido depreda…, si vuole indicare colui dal quale noi saremmo stati salvati, cioè il diavolo, al quale Cristo ha strappato le spoglie, secondo le parole di Col 2 [15]: Avendo spogliato i Principati e le Potestà, ne ha fatto pubblico spettacolo. Con le parole poi, Sarà chiamato Meraviglioso… è indicata la via e il termine della nostra salvezza: giacché «per meraviglioso consiglio e potere di Dio siamo condotti all’eredità del secolo futuro», dove regnerà «la perfetta pace» dei figli di Dio, «sotto Dio stesso come Principe». L’espressione: Ecco un uomo il cui nome è Oriente, si riferisce, come il nome Emmanuele, al mistero dell’incarnazione, grazie al quale “nelle tenebre è spuntata una luce per i giusti [Sal111,4].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 37, a. 2, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod nomina debent proprietatibus rerum respondere. Et hoc patet in nominibus generum et specierum, prout dicitur 4 Met., ratio enim quam significat nomen, est definitio, quae designat propriam rei naturam. – Nomina autem singularium hominum semper imponuntur ab aliqua proprietate eius cui nomen imponitur. Vel a tempore, sicut imponuntur nomina aliquorum sanctorum his qui in eorum festis nascuntur. Vel a cognatione, sicut cum filio imponitur nomen patris, vel alicuius de cognatione eius; sicut propinqui Ioannis Baptistae volebant eum vocare nomine patris sui Zachariam, non autem Ioannem, quia nullus erat in cognatione eius qui vocaretur hoc nomine, ut dicitur Luc. 1 [59 sqq.]. Vel etiam ab eventu, sicut Ioseph vocavit primogenitum suum Manassen, dicens, oblivisci me fecit Deus omnium laborum meorum, Gen. 41 [51]. Vel etiam ex aliqua qualitate eius cui nomen imponitur, sicut Gen. 25 [25] dicitur quod, quia qui primo egressus est de utero matris, rufus erat, et totus in morem pellis hispidus, vocatum est nomen eius Esau, quod interpretatur rubeus. – Nomina autem quae imponuntur divinitus aliquibus, semper significant aliquod gratuitum donum eis divinitus datum, sicut Gen. 17 [5] dictum est Abrahae, appellaberis Abraham, quia patrem multarum gentium constitui te; et Matth. 16 [18] dictum est Petro, tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam. – Quia igitur homini Christo hoc munus gratiae collatum erat ut per ipsum omnes salvarentur, ideo convenienter vocatum est nomen eius Iesus, idest salvator, Angelo hoc nomen praenuntiante non solum matri, sed etiam Ioseph, quia erat futurus eius nutritius.
   Ad primum ergo dicendum quod in omnibus illis nominibus quodammodo significatur hoc nomen Iesus, quod est significativum salutis. Nam in hoc quod dicitur [Matth. 1,23] Emmanuel, quod interpretatur, nobiscum Deus, designatur causa salutis, quae est unio divinae et humanae naturae in persona Filii Dei, per quam factum est ut Deus esset nobiscum. Per hoc autem quod dicitur [Is. 8,3], voca nomen eius, Accelera, spolia detrahe, etc., designatur a quo nos salvaverit, quia a diabolo, cuius spolia abstulit, secundum illud Coloss. 2 [15], exspolians principatus et potestates, traduxit confidenter. In hoc autem quod dicitur [Is. 9,6], vocabitur nomen eius Admirabilis, etc., designatur via et terminus nostrae salutis, inquantum scilicet admirabili divinitatis consilio et virtute, ad haereditatem futuri saeculi perducimur, in quo erit pax perfecta filiorum Dei, sub ipso Principe Deo. Quod vero dicitur [Zach. 7,12], ecce vir, Oriens nomen eius, ad idem refertur ad quod primum, scilicet ad incarnationis mysterium, secundum quod exortum est in tenebris lumen rectis corde.

Vangelo (Gv 21,1-14)

   Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

Frequenza delle apparizioni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 3, soluzione 3)

   3. Le apparizioni furono più frequenti il primo giorno affinché i discepoli, ammoniti da numerosi indizi, fin da principio concepissero la fede nella resurrezione. Ma dopo che questa fu stabilita, non era più necessario che fossero istruiti con apparizioni così frequenti. Per questo nel Vangelo, dopo il primo giorno, non vengono registrate che cinque apparizioni. Dopo le prime cinque, scrive infatti S. Agostino, «la sesta volta apparve quando fu visto da Tommaso; la settima sul lago di Tiberiade con l’episodio della pesca miracolosa; l’ottava su un monte della Galilea, come riferisce S. Matteo [28,16]; la nona quando mangiarono con lui su questa terra l’ultima volta, secondo il resoconto di S. Marco [16,14]; la decima nello stesso giorno, non più sulla terra, ma elevato sulle nubi, mentre saliva al cielo. Tuttavia, come dice S. Giovanni [20,30; 21,25], non tutto è stato scritto. Quindi furono frequenti le sue relazioni con essi prima di ascendere al cielo»; e questo per loro conforto. Infatti in 1 Cor 15 [6] è detto che apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta, e finalmente a Giacomo: apparizioni di cui il Vangelo non parla.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 3, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod ideo prima die frequentius apparuit, quia per plura indicia erant admonendi, ut a principio fidem resurrectionis reciperent. Postquam autem iam eam receperant, non oportebat eos, iam certificatos, tam frequentibus apparitionibus instrui. Unde in Evangelio non legitur quod post primum diem eis apparuit nisi quinquies. Ut enim Augustinus dicit, in libro De cons. Evang., post primas quinque apparitiones, sexto eis apparuit ubi vidit eum Thomas; septimo, ad mare Tiberiadis, in captione piscium; octavo, in monte Galilaeae, secundum Matthaeum; nono, quod dicit Marcus, novissime recumbentibus, quia iam non erant in terra cum eo convivaturi; decimo, in ipso die, non iam in terra, sed elevatum in nube, cum in caelum ascenderet. Sed non omnia scripta sunt, sicut Ioannes fatetur. Crebra enim erat eius cum illis conversatio, priusquam ascendisset in caelum, et hoc ad consolationem ipsorum. Unde et 1 Cor. 15 [6-7] dicitur quod visus est plus quam quingentis fratribus simul, deinde visus est Iacobo, de quibus apparitionibus in Evangelio non habetur mentio.

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