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3 aprile – mercoledì Ottava di Pasqua

3 aprile – mercoledì Ottava di Pasqua
11/12/2023 elena

3 aprile – mercoledì
Ottava di Pasqua

Prima lettura (At 3,1-10)

   Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.

Valore dei miracoli

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1, corpo)

   Per due motivi Dio concede all’uomo di compiere dei miracoli. Primo, e principalmente, per confermare la verità che uno insegna. Poiché infatti le verità della fede superano le capacità della ragione umana, non possono essere provate con ragioni umane, ma vanno provate con l’argomento della potenza divina: in modo cioè che mentre uno compie opere che solo Dio può fare, tutti credano all’origine divina di quanto è da lui affermato; come quando uno presenta delle lettere timbrate col sigillo reale tutti credono che quanto in esse è contenuto procede dalla volontà del re. Secondo, per dimostrare la presenza di Dio nell’uomo mediante la grazia dello Spirito Santo: in modo cioè che mentre l’uomo compie le opere di Dio, si creda che Dio abita in lui mediante la grazia. Per cui in Gal 3 [5] è detto: Colui che concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi. – Ora, a proposito di Cristo dovevano essere manifestate agli uomini ambedue le cose: cioè che Dio era in lui per la grazia non di adozione, ma di unione, e che la sua dottrina soprannaturale veniva da Dio. Quindi era sommamente opportuno che egli compisse dei miracoli. Per cui egli stesso dice: Se non volete credere a me, credete almeno alle opere (Gv 10,38). E ancora: Le opere che il Padre mi ha dato da compiere, mi rendono testimonianza (Gv 5,36).

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod divinitus conceditur homini miracula facere, propter duo. Primo quidem, et principaliter, ad confirmandam veritatem quam aliquis docet. Quia enim ea quae sunt fidei humanam rationem excedunt, non possunt per rationes humanas probari, sed oportet quod probentur per argumentum divinae virtutis, ut, dum aliquis facit opera quae solus Deus facere potest, credantur ea quae dicuntur esse a Deo; sicut, cum aliquis defert litteras anulo regis signatas, creditur ex voluntate regis processisse quod in illis continetur. Secundo, ad ostendendum praesentiam Dei in homine per gratiam Spiritus Sancti, ut dum scilicet homo facit opera Dei, credatur Deus habitare in eo per gratiam. Unde dicitur, Galat. 3 [5], qui tribuit vobis Spiritum, et operatur virtutes in vobis. – Utrumque autem circa Christum erat hominibus manifestandum, scilicet quod Deus esset in eo per gratiam, non adoptionis, sed unionis; et quod eius supernaturalis doctrina esset a Deo. Et ideo convenientissimum fuit ut miracula faceret. Unde ipse dicit, Ioan. 10 [38], si mihi non vultis credere, operibus credite. Et Ioan. 5 [36], opera quae dedit mihi Pater ut faciam, ipsa sunt quae testimonium perhibent de me.

Vangelo (Lc 24,13-35)

   Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Le sembianze di Cristo risorto

San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 4, in contrario, corpo e soluzioni)

   In Mc 16 [12] è detto: In seguito apparve sotto un altro aspetto a due di loro che andavano verso la campagna.
   Come si è visto sopra, la risurrezione di Cristo fu manifestata agli uomini secondo il modo in cui vengono rivelati ad essi i misteri di Dio. Ora, i misteri di Dio vengono rivelati diversamente secondo le disposizioni di chi li riceve. Quelli infatti che hanno l’anima ben disposta percepiscono le cose divine secondo verità. Quelli invece che non hanno l’anima ben disposta le percepiscono con una mescolanza di dubbi e di errori: infatti, l’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio (1 Cor 2,14). E così Cristo a coloro che erano disposti a credere apparve dopo la risurrezione nelle sue proprie sembianze. Apparve invece sotto altre sembianze a coloro che erano ormai tiepidi nella fede; essi infatti confessarono [Lc 24,21]: Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele. E S. Gregorio scrive che «si mostrò loro fisicamente come se lo figuravano nel pensiero. Essendo egli infatti nei loro cuori ancora come uno straniero lontano dalla fede, mostrò di voler andare più lontano», come se fosse veramente un pellegrino.
   1. Come spiega S. Agostino, «non tutto ciò che simuliamo è menzogna, ma lo è solo quando ciò che vogliamo simulare non ha alcun altro significato. Quando invece ciò che raffiguriamo o simuliamo si riferisce a qualche significato, allora non è una menzogna, ma una figura della verità. Altrimenti tutto ciò che fu detto in termini figurali dai sapienti, dai santi e dal Signore stesso, sarebbe da considerarsi menzogna, poiché secondo l’interpretazione ovvia la verità non si accorda con quelle espressioni. Ora invece, come senza menzogna possono avere un valore figurale le parole, così possono averlo anche dei fatti, per indicare una certa cosa». Ed è appunto il caso nostro, come si è detto.
   2. «Il Signore», spiega S. Agostino, «poteva trasformare il suo corpo così da presentare delle sembianze diverse da quelle che in lui apparivano abitualmente, come anche prima della sua passione si trasfigurò sul monte, tanto che il suo volto risplendeva come il sole. Ciò però non avvenne nel nostro caso. Non è infatti da escludere che l’impedimento posto ai loro occhi perché non riconoscessero Gesù dipendesse da Satana». Per cui in Lc 24 [16] è detto: I loro occhi erano impediti di riconoscerlo.
   3. L’argomento sarebbe valido se da quelle sembianze diverse quei discepoli non fossero stati condotti a scorgere il vero sembiante di Cristo. Infatti, come spiega ancora S. Agostino, «quella permissione di Cristo», cioè che i loro occhi non potessero riconoscerlo, «durò fino al sacramento del pane: in modo da far capire che la partecipazione all’unità del suo corpo rimuoveva l’impedimento posto dal nemico per cui non potevano riconoscere Cristo». Per questo nel Vangelo [Lc 24,31] si legge che allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero: «non che prima camminassero a occhi chiusi, ma c’era qualche cosa che, a modo di nebbia o di umore lacrimale, non permetteva loro di riconoscere ciò che vedevano».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 4, sed contra, corpus

e responsio ad objecta)

   Sed contra est quod dicitur Marci 16 [12], post haec, duobus ex eis ambulantibus ostensus est in alia effigie, euntibus in villam.
   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [aa. 1-2], resurrectio Christi manifestanda fuit hominibus per modum quo eis divina revelantur. Innotescunt autem divina hominibus secundum quod diversimode sunt affecti. Nam illi qui habent mentem bene dispositam, secundum veritatem divina percipiunt. Illi autem qui habent mentem non bene dispositam, divina percipiunt cum quadam confusione dubietatis vel erroris, animalis enim homo non percipit ea quae sunt Spiritus Dei, ut dicitur 1 Cor. 2 [14]. Et ideo Christus quibusdam, ad credendum dispositis, post resurrectionem apparuit in sua effigie. Illis autem in alia effigie apparuit qui iam videbantur circa fidem tepescere, unde dicebant [Luc. 24,21], nos sperabamus quia ipse esset redempturus Israel. Unde Gregorius dicit, in homilia, quod talem se eis exhibuit in corpore qualis apud illos erat in mente. Quia enim adhuc in eorum cordibus peregrinus erat a fide, ire se longius finxit, scilicet ac si esset peregrinus.
   Ad primum ergo dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in libro De quaest. Evang., non omne quod fingimus, mendacium est. Sed quando id fingimus quod nihil significat, tunc est mendacium. Cum autem fictio nostra refertur ad aliquam significationem, non est mendacium, sed aliqua figura veritatis. Alioquin omnia quae a sapientibus et sanctis viris, vel etiam ab ipso Domino, figurate dicta sunt, mendacia reputabuntur, quia, secundum usitatum intellectum, non consistit veritas in talibus dictis. Sicut autem dicta, ita etiam finguntur facta sine mendacio, ad aliquam rem significandam. Et ita factum est hic, ut dictum est.
   Ad secundum dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in libro De cons. Evang., Dominus poterat transformare carnem suam, ut alia re vera esset effigies ab illa quam solebant intueri, quandoquidem et ante passionem suam transformatus est in monte, ut facies eius claresceret sicut sol. Sed non ita nunc factum est. Non enim incongruenter accipimus hoc impedimentum in oculis eorum a Satana fuisse, ne agnosceretur Iesus. Unde Luc. 24 [16] dicitur quod oculi eorum tenebantur, ne eum agnoscerent.
   Ad tertium dicendum quod ratio illa sequeretur si ab alienae effigiei aspectu non fuissent reducti ad vere videndum Christi effigiem. Sicut enim Augustinus ibidem dicit, tantum a Christo facta est permissio, ut scilicet praedicto modo oculi eorum tenerentur, usque ad sacramentum panis, ut, unitate corporis eius participata, removeri intelligatur impedimentum inimici, ut Christus possit agnosci. Unde ibidem subditur quod aperti sunt oculi eorum et cognoverunt eum [Luc. 24,31], non quod ante clausis oculis ambularent; sed inerat aliquid quo non sinerentur agnoscere quod videbant, quod scilicet caligo et aliquis humor solet efficere.

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