Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

1 aprile Lunedì dell’angelo ottava di Pasqua

1 aprile Lunedì dell’angelo ottava di Pasqua
11/12/2023 elena

1 aprile
Lunedì dell’angelo
ottava di Pasqua

Prima lettura (At 2,14.22-33)

   Pietro allora prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

L’incorruzione del corpo di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 51, a. 3, corpo)

   Non era conveniente che il corpo di Cristo andasse in putrefazione, o che comunque si riducesse in cenere. Poiché la putrefazione di un dato corpo deriva dalla fragilità della sua natura, che non è più in grado di conservarlo nella sua integrità. Ora la morte di Cristo, come si è detto sopra, non doveva avvenire per l’infermità della natura, perché non si credesse che non era volontaria. Per cui egli volle morire non di malattia, ma per dei supplizi inflitti dall’esterno, a cui si era assoggettato spontaneamente. Perciò Cristo, affinché la sua morte non fosse attribuita all’infermità della natura, non volle che il suo corpo fosse soggetto in qualche modo alla putrefazione e alla dissoluzione, ma per mostrare la virtù divina volle che restasse incorrotto. Da cui le parole del Crisostomo: «Per gli altri uomini che compirono grandi cose, le gesta arrisero mentre erano vivi, ma morti loro perirono con essi. In Cristo invece avvenne tutto il contrario: prima della croce tutto in lui è mesto e debole, ma dopo che fu crocifisso tutto divenne splendido, perché tu riconosca che non fu crocifisso un puro uomo».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 51, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod non fuit conveniens corpus Christi putrefieri, vel quocumque modo incinerari. Quia putrefactio cuiuscumque corporis provenit ex infirmitate naturae illius corporis, quae non potest amplius corpus continere in unum. Mors autem Christi, sicut supra [q. 50 a. 1 ad 2] dictum est, non debuit esse cum infirmitate naturae, ne crederetur non esse voluntaria. Et ideo non ex morbo, sed ex passione illata voluit mori, cui se obtulit sponte. Et ideo Christus, ne mors eius naturae infirmitati adscriberetur, noluit corpus suum qualitercumque putrefieri, aut qualitercumque resolvi, sed, ad ostensionem virtutis divinae, voluit corpus illud incorruptum permanere. Unde Chrysostomus dicit quod, viventibus aliis hominibus, his scilicet qui egerunt strenue, arrident propria gesta, his autem pereuntibus, pereunt. Sed in Christo est totum contrarium, nam ante crucem, omnia sunt maesta et infirma; ut autem crucifixus est, omnia clariora sunt facta, ut noscas non purum hominem crucifixum.

Vangelo (Mt 28,8-15)

   Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno». Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: «I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo». E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

L’apparizione alle donne

San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 1, soluzione 3)

   3. Alla donna non è permesso di insegnare in chiesa pubblicamente, però le è concesso di istruire privatamente con l’ammonizione familiare. Per cui S. Ambrogio rileva che « la donna viene mandata a quelli che erano di casa», ma non viene mandata a testimoniare la risurrezione dinanzi al popolo. Cristo poi volle apparire per primo alle donne perché, come la donna era stata la prima a portare all’uomo il germe della morte, così fosse anche la prima ad annunziare gli albori della gloria nel Cristo risorto. Da cui le parole di S. Cirillo: «La donna, che un tempo era stata quasi lo strumento della morte, fu la prima a costatare e ad annunziare il mistero della santa risurrezione. E così il sesso femminile fu redento dall’infamia e dalla maledizione». – E ciò serve anche a dimostrare che nello stato della gloria futura le donne non avranno alcuna minorazione dal loro sesso, ma, se saranno più ferventi nella carità, godranno anche di una gloria superiore nella visione di Dio: e questo perché le donne, che avevano amato il Signore più ardentemente, al punto «di non abbandonare il sepolcro mentre i discepoli lo abbandonavano», videro per prime il Signore risorto nella gloria.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod mulieri non permittitur publice docere in Ecclesia, permittitur autem ei privatim domestica aliquos admonitione instruere. Et ideo, sicut Ambrosius dicit, Super Luc., ad eos femina mittitur qui domestici sunt, non autem mittitur ad hoc quod resurrectionis testimonium ferat ad populum. Ideo autem primo mulieribus apparuit, ut mulier, quae primo initium mortis ad hominem detulit, primo etiam initia resurgentis Christi in gloria nuntiaret. Unde Cyrillus dicit, femina, quae quondam fuit mortis ministra, venerandum resurrectionis mysterium prima percepit et nuntiat. Adeptum est igitur femineum genus et ignominiae absolutionem, et maledictionis repudium. – Simul etiam per hoc ostenditur quod, quantum ad statum gloriae pertinet, nullum detrimentum patietur sexus femineus, sed, si maiori caritate fervebunt, maiori etiam gloria ex visione divina potientur, eo quod mulieres, quae Dominum arctius amaverunt, in tantum ut ab eius sepulcro, discipulis etiam recedentibus, non recederent, primo viderunt Dominum in gloriam resurgentem.

Le apparizioni in Galilea

San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 3, soluzione 4)

   4. Il Crisostomo, commentando le parole di Mt 26 [32]: Dopo la mia risurrezione vi precederò in Galilea, scrive: «Per mostrarsi ai discepoli egli non va in regioni lontane, ma tra quella gente e in quella regione» in cui era vissuto a lungo con essi, «perché anche in base a ciò si persuadessero che il risorto era proprio colui che era stato crocifisso». Inoltre «egli dice di voler andare in Galilea per liberarli dalla paura dei Giudei». – Così dunque, come dice S. Ambrogio, «il Signore aveva annunziato ai discepoli che lo avrebbero visto in Galilea; ma dato che essi per paura dei Giudei se ne stavano chiusi nel cenacolo, volle mostrarsi loro anche prima. Né ciò fu un mancare alla promessa: ma piuttosto un adempimento benignamente anticipato. In seguito poi, una volta rinfrancati, essi andarono in Galilea. Oppure si potrebbe anche dire che, mentre chiusi nel cenacolo erano solo in pochi, là sul monte furono in molti». Scrive infatti S. Eusebio: «Due evangelisti, cioè Luca e Giovanni, attestano che egli apparve a Gerusalemme solo agli undici; gli altri due invece ricordano che sia l’angelo che il Salvatore raccomandarono di tornare in Galilea non solo agli undici, ma a tutti i discepoli e ai fratelli». E S. Paolo [1 Cor 15,6] ricorda questo fatto dicendo che apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta. «La vera soluzione quindi è che Cristo apparve prima una o due volte ai discepoli nascosti in Gerusalemme, per loro conforto. In Galilea invece egli apparve non di nascosto, né una o due volte soltanto, ma si fece conoscere con molte manifestazioni di potenza, mostrandosi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, come scrive S. Luca in At [1,3]. – Oppure diremo con S. Agostino che «le parole dell’angelo e del Signore», relative al suo precederli in Galilea, «vanno prese in senso profetico». Galilea infatti può significare trasmigrazione, «e in questo senso si può intendere preannunziata la loro trasmigrazione dal popolo di Israele alle genti: le quali non avrebbero certamente creduto alla predicazione degli apostoli se Cristo stesso non ne avesse preparato i cuori. E così si spiegano le parole: Vi precederà in Galilea. Stando poi a quell’altra interpretazione che intende Galilea come rivelazione, le parole suddette si riferiscono al Cristo non nella sua forma di servo, ma in quella in cui è uguale al Padre, forma che egli promette a noi suoi amici, senza abbandonarci mentre ci precede nel raggiungimento di tale meta.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 55, a. 3, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod, sicut Chrysostomus dicit, exponens illud quod dicitur Matth. 26 [32], postquam resurrexero, praecedam vos in Galilaeam, non, inquit, in longinquam quandam regionem, ut eis appareat, vadit, sed in ipsa gente, et in ipsis fere regionibus in quibus cum eo plurimum fuerant conversati, ut et hinc crederent quoniam qui crucifixus est, ipse est et qui resurrexit. Propter hoc etiam in Galilaeam se ire dicit, ut a timore Iudaeorum liberarentur. – Sic ergo, ut Ambrosius dicit, Super Luc., Dominus mandaverat discipulis ut in Galilaea eum viderent, sed illis ob metum intra conclave residentibus primum ipse se obtulit. Nec hoc est promissi transgressio, sed potius festinata ex benignitate impletio. Postea vero, confirmatis animis, illos Galilaeam petisse. Vel nihil obstat si dicamus pauciores intra conclave, quamplures in monte fuisse. Ut enim Eusebius dicit, duo Evangelistae, scilicet Lucas [Luc. 24,36] et Ioannes [Ioan. 20,19], solis undecim hunc scribunt apparuisse in Ierusalem, ceteri vero duo [Matth. 28,7.10; Marc. 16,7] in Galilaeam properare non solum undecim, sed universis discipulis et fratribus dixerunt Angelum et salvatorem iussisse. De quibus Paulus meminit, dicens[1 Cor. 15,6], deinde apparuit plus quam quingentis fratribus simul. Est autem verior solutio quod prius in Ierusalem latitantibus semel aut bis visus est, ad eorum consolationem. In Galilaea vero non clam, aut semel aut bis, sed cum multa potestate ostensionem sui fecit, praebens se eis viventem, post passionem in signis multis, ut Lucas testatur in Actibus [Act. 1,3]. – Vel, sicut dicit Augustinus, in libro De cons. Evang., quod ab angelo et Domino dictum est, quod praecederet eos in Galilaeam, prophetice accipiendum est. In Galilaea enim, secundum transmigrationis significationem, intelligendum occurrit quia de populo Israel transmigraturi erant ad gentes, quibus apostoli praedicantes non crederentur, nisi ipse viam in cordibus hominum praepararet. Et hoc intelligitur, praecedet vos in Galilaeam. Secundum autem illud quod Galilaea interpretatur revelatio, non iam in forma servi intelligendum est, sed in illa in qua aequalis est Patri, quam promisit dilectoribus suis, quo nos praecedens non deseruit.

CondividiShare on FacebookShare on Google+