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26 novembre – Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo 34a Domenica del Tempo Ordinario

26 novembre – Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo 34a Domenica del Tempo Ordinario
17/04/2023 elena

26 novembre
Nostro Signore Gesù Cristo
re dell’universo
34a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Ez 34,11-12.15-17)

   Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri.

Cristo capo e pastore

San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 6, in contrario e corpo)

   In Col 2 [19] è detto: Dal capo della Chiesa tutto il corpo riceve sostentamento e coesione per mezzo di giunture e legami, realizzando così la crescita secondo il volere di Dio. Ma ciò si può dire soltanto di Cristo. Quindi solo Cristo è il capo della Chiesa.
   Il capo influisce sulle altre membra in due modi. Primo, intrinsecamente, in quanto comunica alle altre membra il movimento e la sensibilità. Secondo, con un certo governo esterno, in quanto l’uomo viene diretto nelle attività esteriori mediante gli occhi e gli altri sensi che hanno sede nel capo. – Ora, l’influsso interiore della grazia viene solo da Cristo, la cui umanità ha il potere di giustificare, essendo congiunta alla divinità. Invece l’influsso sulle membra della Chiesa per mezzo del governo esteriore può essere attributo ad altri. E in questo senso anche altri possono essere detti capi della Chiesa, secondo le parole di Am 6 [1]: I notabili capi dei popoli. In maniera però diversa da Cristo. Primo, perché Cristo è capo di tutti coloro che fanno parte della Chiesa in ogni luogo, tempo e condizione, mentre gli altri uomini sono capi rispetto ad alcuni luoghi soltanto, come i vescovi lo sono delle loro Chiese; oppure anche per un tempo determinato, come il Papa è capo di tutta la Chiesa solo durante il suo pontificato; e solo relativamente a coloro che sono nello stato di viatori. Secondo, poiché Cristo è capo della Chiesa per sua virtù e autorità, mentre gli altri sono capi in quanto fanno le sue veci, come è detto in 2 Cor 2 [10]: Infatti anch’io, quello che ho dato, l’ho dato per voi in persona di Cristo; e in 2 Cor 5 [20]: Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 8, a. 6, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur Col. 2 [19], caput Ecclesiae est ex quo corpus, per nexus et coniunctiones subministratum et constructum, crescit in augmentum Dei. Sed hoc soli Christo convenit. Ergo solus Christus est caput Ecclesiae.
   Respondeo dicendum quod caput in alia membra influit dupliciter. Uno modo, quodam intrinseco influxu, prout virtus motiva et sensitiva a capite derivatur ad cetera membra. Alio modo, secundum exteriorem quandam gubernationem, prout scilicet secundum visum et alios sensus, qui in capite radicantur, dirigitur homo in exterioribus actibus. – Interior autem effluxus gratiae non est ab aliquo nisi a solo Christo, cuius humanitas, ex hoc quod est divinitati adiuncta, habet virtutem iustificandi. Sed influxus in membra Ecclesiae quantum ad exteriorem gubernationem, potest aliis convenire. Et secundum hoc, aliqui alii possunt dici capita Ecclesiae, secundum illud Amos 6 [1], optimates capita populorum. Differenter tamen a Christo. Primo quidem, quantum ad hoc, quod Christus est caput omnium eorum qui ad Ecclesiam pertinent secundum omnem locum et tempus et statum, alii autem homines dicuntur capita secundum quaedam specialia loca, sicut episcopi suarum Ecclesiarum; vel etiam secundum determinatum tempus, sicut Papa est caput totius Ecclesiae, scilicet tempore sui pontificatus; et secundum determinatum statum, prout scilicet sunt in statu viatoris. Alio modo, secundum quod Christus est caput Ecclesiae propria virtute et auctoritate, alii vero dicuntur capita inquantum vicem gerunt Christi; secundum illud 2 Cor. 2 [10], nam et ego, quod donavi, si quid donavi, propter vos, in persona Christi; et 2 Cor. 5 [20], pro Christo legatione fungimur, tanquam Deo exhortante per nos.

Seconda lettura
(1 Cor 15,20-26a.28)

   Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.  Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

È necessario che egli regni

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 3, v. 25, nn. 941-943)

   941. Dice dunque anzitutto: ho detto che ci sarà la fine quando consegnerà il regno di Dio Padre; ma forse che Cristo possiede un regno tale per cui è necessario che egli regni? Infatti in Mt 28,18 si dice: «Mi è stato dato…», e in Lc 1,32: «E regnerà sulla casa di Giacobbe». «È necessario», dico, «finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi».
   Ma forse che i suoi nemici non sono sin d’ora sotto i suoi piedi, cioè sotto la potestà di Cristo?
   Si deve dire che i nemici di Cristo sono sin d’ora sotto la sua potestà, e ciò in due modi. O in quanto per suo mezzo sono convertiti, come S. Paolo, che egli gettò a terra, secondo At 9,3 s.; o perché Cristo compie la sua volontà anche in coloro che qui operano contro la volontà di Cristo. Così pone i suoi nemici sotto i suoi piedi punendoli; ma in futuro li porrà realmente sotto i suoi piedi, cioè sotto l’umanità di Cristo. Come infatti col termine capo si intende la divinità di Cristo, «poiché il capo di Cristo è Dio», secondo 1 Cor 11,3, così col termine piede si intende l’umanità. Sal 131,7: «Prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi». Così dunque i suoi nemici staranno non soltanto sotto la divinità, ma anche sotto l’umanità di Cristo. Fil 2,10: «Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi…».
   942. Ma perché dice: «finché non abbia posto …»? Forse che non regnerà fino a quando non porrà i nemici sotto i suoi piedi?
   Bisogna dire che ciò può essere inteso in due modi. Infatti il termine “finché” talora determina il tempo e viene posto per il finito, come se dicessi: non vedrò Dio fino a quando non morirò; perché fino a quel momento non lo vedrò, ma poi lo vedrò. Invece altre volte viene assunto per l’infinito, come quando in Mt 1,25 si dice: «Non la conobbe finché diede alla luce il suo figlio primogenito». Non che voglia dire che non la conobbe soltanto fino al parto del figlio, ma neppure in seguito non la conobbe mai, come dice S. Girolamo. Si osserva questo modo di parlare quando si intende escludere soltanto quelle cose intorno alle quali esiste un dubbio. Perciò il Vangelo escluse soltanto ciò che poteva essere dubbio, cioè se Giuseppe avesse conosciuto o no la Beata Vergine prima del parto. Che poi non l’abbia conosciuta dopo il parto, nessuno lo mette in dubbio, poiché tanti furono quelli che videro i misteri del fanciullo, che tante volte fu annunciato dagli angeli e adorato anche dai Magi; per cui si poteva già riconoscere in lei la Madre di Dio, e quindi l’Evangelista non si preoccupò di escluderlo; ed è in questo modo che parla qui anche l’Apostolo.
   Infatti che uno regni mentre i suoi nemici non sono ancora stati soggiogati può sembrare cosa dubbia; ma che regni dopo che sono stati soggiogati, da nessuno viene messo in dubbio. Perciò esclude soprattutto questo dicendo: «finché non abbia posto …», come se dicesse: è vero che Cristo possiede un regno, e sebbene ci siano dei nemici che non fanno la sua volontà, tuttavia egli regna «finché non abbia posto …».
   943. Si può intendere «finché non abbia posto …» anche in un altro modo, così che il «finché» determini il tempo e sia posto per il futuro, in modo tale che si dica: così «è necessario che egli regni», ma quando? «Finché non abbia posto …». Come se dicesse: regnerà fino a quando avrà posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi; poi non regnerà più.
   Ma secondo questa spiegazione regnare non comporta possedere un regno, ma progredire nel regnare e accrescere il regno, e questo per quanto concerne la perfetta manifestazione del regno di Cristo. Come se dicesse: il regno di Cristo progredisce a poco a poco, per quanto riguarda il suo manifestarsi e il suo farsi conoscere, «finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi», cioè fino a quando tutti i nemici non confessino che egli regna: i buoni con la gioia della felicità, i cattivi con la loro confusione; e poi non regna più, cioè il suo regno non progredisce e non si manifesta ulteriormente, perché sarà già pienamente evidente.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 15, lect. 3, v. 25, nn. 941-943)

   Dicit ergo primo: dixi quod finis erit, cum tradiderit regnum Deo et Patri; sed numquid Christus habet regnum ita quod oportet illum regnare? Sic enim dicitur Matth. ult.: data est mihi, et cetera. Lc. 1,32: et regnabit in domo Iacob. Oportet, inquam, donec ponat inimicos suos sub pedibus eius. Sed numquid modo non sunt inimici eius sub pedibus eius, id est, sub potestate Christi? Dicendum quod modo inimici Christi sunt sub potestate eius, sed dupliciter. Vel inquantum per ipsum convertuntur sicut Paulus, quem prostravit Act. 9,3 s.; vel inquantum Christus facit voluntatem suam, etiam de his qui faciunt hic contra voluntatem Christi. Sic ponit inimicos suos sub pedibus suis, puniendo eos; sed in futuro ponet sub pedibus, id est sub humanitate Christi. Sicut enim per caput deitas Christi intelligitur, quia caput Christi Deus, 1 Cor. 11,3, ita per pedem, humanitas. Ps. 131,7: adorabimus in loco ubi steterunt pedes eius, et cetera. Sic ergo inimici erunt non solum sub deitate, sed etiam sub humanitate Christi. Phil. 2,10: in nomine Iesu omne genu, et cetera. Sed quid est quod dicit donec ponat? et cetera. Numquid non regnabit, priusquam posuerit inimicos sub pedibus? Dicendum quod hoc potest intelligi dupliciter, nam ly donec quandoque determinat tempus, et ponitur pro finito, sicut si dicerem: non videbo Deum donec moriar, quia usque tunc non videbo, sed postea videbo. Quandoque ponitur pro infinito, sicut cum dicitur: non cognovit eam donec peperit filium suum. Non quod velit dicere, quod non cognovit eam solum usque ad partum filii, sed nec etiam postea unquam cognovit, sicut dicit Hieronymus. Iste modus servatur quando aliqui intendunt excludere illa solum de quibus est dubium. Unde Evangelium exclusit illud solum, quod videtur esse dubium, scilicet quod Ioseph cognovisset beatam virginem ante partum. Hoc vero quod post partum non cognovit eam, nulli est dubium, cum tot mysteria pueri viderit et toties ab Angelis monitus sit, et adoratus etiam a magis Iesus fuisset; unde poterat eam iam Dei matrem cognoscere, et ideo non curavit hoc excludere: sic etiam loquitur hic apostolus. Quod enim aliquis regnet, adhuc inimicis non subiugatis, videtur esse dubium; sed quod regnet postquam inimici subiugati sunt, nulli est dubium. Et ideo illud excludit principaliter dicens donec ponat, etc., quasi dicat: verum est, quod Christus habet regnum, et licet sint aliqui inimici, dum non faciunt voluntatem suam, tamen regnat donec ponat, et cetera. Potest etiam alio modo intelligi donec ponat, etc., ut ly donec determinet tempus, et ponatur pro futuro, ut dicatur sic oportet illum regnare, sed quando? Donec ponat, et cetera. Quasi dicat: usque tunc regnabit, quousque ponat inimicos sub pedibus, postea vero non regnabit. Sed secundum hanc expositionem, regnare non importat regnum habere, sed in regnando proficere et regnum augeri, et hoc quantum ad manifestationem perfectam regni Christi. Quasi dicat: regnum Christi paulatim proficit, inquantum scilicet manifestatur et innotescit, donec ponat inimicos sub pedibus, id est quousque omnes inimici regnare eum fateantur: boni quidem cum gaudio beatitudinis, mali vero cum confusione; et postea non regnat, id est regnum suum non proficit, et non amplius manifestatur, quia iam plene manifestum erit.

Vangelo (Mt 25,31-46)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

La venuta del Figlio dell’uomo

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Matteo,
c. 25, lez. 3, v. 31, nn. 2079-2082)

   2079. Dicendo: Quando il Figlio dell’uomo verrà, non c’è dubbio che si tratta dello stesso Figlio di Dio.
   Ma perché allora nomina il Figlio dell’uomo piuttosto che il Figlio di Dio? Una ragione è che giudicherà in quanto Figlio dell’uomo; Gv 5,27: «Gli ha dato il potere di giudicare poiché è Figlio dell’uomo». E ciò per tre motivi. Primo, perché sia visto da tutti: infatti sotto la forma della divinità non poteva essere visto se non dai buoni, per cui se deve essere visto da tutti, deve essere visto sotto la forma dell’uomo. Ap 1,7: «Ogni occhio lo vedrà». Parimenti per il merito di Cristo: infatti meritò ciò con la sua passione; Fil 2,8: «Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce: per questo Dio lo ha esaltato». E ancora affinché appaia come giudice in quella stessa forma in cui fu giudicato; Gb 16,22: «Sia giudicato l’uomo davanti a Dio come viene giudicato un figlio dell’uomo davanti a un suo collega». Così pure è per la clemenza di Dio che gli uomini vengano giudicati da un uomo; Eb 4,15: «Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze». Questi dunque sarà Figlio dell’uomo.
   2080. E di chi sarà la dignità? Verrà nella sua gloria. Lc 21,27: «Vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria». Ma che cosa si può intendere per gloria (lat. maiestas)? Dobbiamo dire che è la divinità, poiché anche se appare in forma umana, tuttavia apparirà con la divinità. Per cui l’Apostolo, 1 Ts 4,16, scrive: «Il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo». E di ciò si parla anche in At 9. Oppure nella gloria poiché il suo corpo sarà glorioso; e verrà con una società gloriosa; per cui sopra (16,27) si legge: «Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria».
   2081. Per questo aggiunge: e tutti gli angeli con lui. Qui tratta dei ministri. E ciò si può intendere degli spiriti celesti; Sal 103,4: «Rende i suoi messaggeri spiriti». E perché viene con questi? Poiché sono i custodi degli uomini; Sal 90,11: «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti». Quindi saranno presenti come testimoni, poiché i buoni hanno accettato la loro custodia, e i cattivi invece l’hanno rifiutata; Is1,7: «Abbiamo avuto cura di Babilonia, e non è stata risanata».
   Oppure tutti gli angeli, ossia i predicatori, o i maestri di verità; Mal 2,7: «Le labbra del sacerdote custodiscono la scienza, e tutti cercano la legge dalla sua bocca». A questi compete il potere giudiziario, come dice S. Agostino. Is 3,14: «Il Signore verrà per il giudizio, e tutti i suoi santi con lui». Pr ult. 23: «Suo marito è stimato alle porte della città, quando siederà con gli anziani del paese».
   2082. Poi segue il potere giudiziario: Siederà sul trono della sua gloria. Non dobbiamo intendere ciò come riferito a una sede corporale, ma la sua sede sono gli uomini santi e gli angeli. Siederà in essi poiché attraverso di essi eserciterà il giudizio. Degli uomini si dice sopra (19,28) che «siederanno su dodici troni» ecc. Degli angeli si dice (Col 1,16): «Troni, Dominazioni» ecc.; Sal 79,3: «Siede sopra i Cherubini»; Sal 9,5: «Siedi in trono, giudice giusto».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 25, lect. 3, v. 31, nn. 2079-2082)

   In hoc quod dicitur cum venerit filius hominis, non est dubium quin idem sit Filius Dei. Sed quare potius nominat Filium hominis quam Filium Dei? Una ratio est, quia inquantum Filius hominis iudicabit; Io. 5,27: potestatem dedit ei iudicium facere, quia Filius hominis est. Et hoc propter tria. Primo ut ab omnibus videatur: in forma enim divinitatis non poterit videri nisi a bonis, unde si ab omnibus videri debeat, debet videri in forma hominis. Apoc. 1,7: videbit eum omnis oculus. Item propter meritum Christi: hoc enim ipse meruit per suam passionem; ad Philipp. 2,8: humiliavit semetipsum factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis; propter quod et Deus exaltavit illum. Item ut appareat iudicaturus in forma in qua iudicatus fuit; Iob 16,22: utinam sic iudicaretur vir cum Deo, quomodo iudicatur Filius hominis cum collega suo. Item ex Dei clementia, ut homines ab homine iudicentur; ad Hebr. 4,15: non habemus pontificem qui non possit compati infirmitatibus nostris. Iste ergo erit filius hominis. Et cuius erit dignitas? Veniet in maiestate sua; Lc. 21,27: videbunt filium hominis venientem in nube cum potestate magna et maiestate. Sed quid per maiestatem potest intelligi? Dicendum quod divinitas, quia licet appareat in forma hominis, tamen apparebit cum divinitate. Unde apostolus, 1 Thess. c. 4,15: Dominus in iussu et in voce Archangeli, et in tuba Dei descendet de caelo. Et de hoc dicitur etiam Act. 9. Vel in maiestate, idest in gloria, quia suum corpus erit gloriosum; et veniet cum societate gloriosa; unde supra 16,27: filius hominis venturus est cum gloria. Et ideo subdit et omnes Angeli cum eo. Hic agit de ministris. Et potest intelligi de caelestibus spiritibus; Ps. 103,4: qui facit Angelos suos spiritus. Et quare veniet cum istis? Quia custodes sunt hominum; Ps. 90,11: Angelis suis Deus mandavit de te. Ideo aderunt tamquam testes, quia boni custodiam suam receperunt, mali autem non, sed repulerunt; Is. 1,7: curavimus Babylonem, et non est sanata. Vel omnes Angeli, idest praedicatores, vel doctores veritatis; Mal. 2,7: labia sacerdotis custodiunt scientiam, et legem requirunt ex ore eius. Istis competit iudiciaria potestas, ut dicit Augustinus. Is. 3,14: Dominus ad iudicium veniet et omnes sancti eius cum eo; Prov. ult., 23: nobilis in portis vir eius, quando sederit cum senatoribus terrae. Tunc sequitur iudiciaria potestas: tunc sedebit super sedem maiestatis suae. Non debemus intelligere secundum sedem corporalem; sed sedes eius homines sancti sunt et Angeli. In eis sedebit, quia per eos iudicium exercebit. De hominibus dicitur supra c. 19,28 quod sedebunt super sedes duodecim et cetera. De Angelis dicitur Col. 1,16: sive Throni, sive Dominationes etc. et in Ps. 79, v. 3: sedes super Cherubim; et Ps. 9,5: sedisti super thronum, qui iudicas iustitiam.

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