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1 aprile – sabato Tempo di Quaresima – 5a Settimana

1 aprile – sabato Tempo di Quaresima – 5a Settimana
28/11/2022 elena

1 aprile – sabato
Tempo di Quaresima – 5a Settimana

Prima lettura (Ez 37,21-28)

   Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro ìdoli, con i loro abomìni e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre.

Io sarò il loro Dio

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 8, lez. 3, v. 10b, n. 406)

   406. Circa il primo punto occorre sapere che, affinché l’uomo arrivi a Dio, si richiede l’aiuto della grazia divina, perché con la propria capacità non può giungere a questo. Ger 31,3: «Ti ho amato di amore eterno, per questo ti serbo ancora pietà». Primo, accenna a questa unione da parte di Dio; secondo, da parte dell’uomo, là dove dice: «ed essi saranno».
   Egli dice dunque: «sarò il loro Dio». Il nome di Dio significa la provvidenza universale. Perciò egli è per noi Dio, quando ha cura di noi e attira a sé i nostri cuori, e questo vale soprattutto per i giusti.
   Dunque dal fatto che «sarò il loro Dio» consegue un secondo effetto, cioè che «essi saranno il mio popolo», ossia si presenteranno a me come un popolo. Infatti, come dice S. Agostino nel Secondo Libro della Città di Dio, cap. 21: «Il popolo è la riunione di una moltitudine, unito dalla universalità del diritto e dalla comune utilità». È un popolo di Dio quando gli uomini danno il loro assenso al diritto della legge divina, per essere utili vicendevolmente e per tendere a Dio. Ap 21,3: «Ed essi saranno il suo popolo ed egli sarà il Dio-con-loro».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,

c. 8, lect. 3, v. 10b, n. 406)

   Circa primum sciendum est, quod ad hoc quod homo iungatur Deo, requiritur auxilium divinae gratiae, quia ad hoc non potest propria virtute. Ier. 31,3: in charitate perpetua dilexi te, ideo attraxi te miserans. Primo ergo tangitur illa coniunctio ex parte Dei; secundo ex parte hominis, ibi et ipsi erunt. Dicit ergo ero illis in Deum. Nomen Dei significat universalem providentiam. Tunc ergo est nobis in Deum, quando habet curam de nobis, et corda nostra ad se trahit, et hoc est respectu iustorum specialiter. Ex hoc ergo quod ero eis in Deum, sequitur secundum, scilicet quod ipsi erunt mihi in populum, id est, exhibebunt se mihi in populum. Sicut enim dicit Augustinus, 2 De civ. Dei, c. 21: populus est coetus multitudinis, iuris consensu et utilitatis communione sociatus. Quando ergo consentiunt in ius divinae legis, ut sint adinvicem utiles et tendant in Deum, tunc est populus Dei. Apoc. 21,3: ipsi populus eius erunt, et ipse Deus cum eis erit eorum Deus.

Vangelo (Gv 11,45-56)

   In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Le parole di Caifa

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 11, lez. 7, VII, v. 49, n. 1578)

   1578. Perciò rimane ora il problema, se Caifa abbia pronunciato le suddette parole per ispirazione dello Spirito Santo, o per istigazione del maligno. E [a prima vista] non pare che le abbia dette sotto la mozione dello Spirito Santo, poiché lo Spirito Santo è spirito di verità, come dice Geremia; mentre lo spirito maligno è spirito di menzogna, come si legge in 1 Re 22,22: «Uscirò e sarò spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti». Ora, è evidente che Caifa disse una menzogna, affermando: «È meglio per voi che muoia un solo uomo…». Dunque sembra che egli non abbia parlato per ispirazione dello Spirito Santo, ma abbia profetato per ispirazione dello spirito maligno che lo possedeva.
   Questa tesi però non è in accordo con le parole dell’Evangelista; poiché se così fosse, Giovanni non avrebbe aggiunto: «Essendo egli sommo sacerdote in quell’anno…». Egli dunque fa riferimento alla dignità di Caifa, per desumere che parlò allora sotto la mozione dello Spirito Santo. E ciò vale a farci comprendere che lo Spirito Santo muove anche i malvagi costituiti in autorità a esprimere alcune cose vere e future, per l’utilità dei loro sudditi.
   Perciò all’argomento addotto in contrario, che cioè egli allora abbia detto il falso nell’affermare: «È meglio per voi che muoia un solo uomo per il popolo», si può rispondere in due maniere: primo, che di suo la morte di Cristo giovò a tutti, anche a quelli che lo uccidevano, come risulta dalle parole dell’Apostolo: «Egli è il salvatore di tutti gli uomini, massimamente dei fedeli» (1 Tm 4,10); «Affinché per la grazia di Dio a favore di tutti subisse la morte…» (Eb 2,9). Secondo, si risponde riducendo la frase, «è meglio per voi», all’equivalente: per il popolo. Infatti l’Evangelista, mentre Caifa dice «per voi», preferisce la formula: «per la nazione».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 11, lect. 7, VII, v. 49, n. 1578)

   Restat ergo quaestio an Caiphas verba ista instinctu Spiritus Sancti dixerit, vel maligni. Et videtur quod non dixerit instinctu Spiritus Sancti: nam Spiritus Sanctus est spiritus veritatis, ut dicitur Ier. c. 15. Spiritus autem malignus est spiritus mendacii; 3 Reg. 22,22: egrediar, et ero spiritus mendax in ore omnium prophetarum. Constat autem quod Caiphas locutus fuerit mendacium, dicens expedit vobis ut unus moriatur. Non ergo locutus est instinctu spiritus sancti, ut videtur, sed prophetavit instinctu spiritus maligni arreptitii. Hoc autem non videtur consonare dictis Evangelistae: nam si ita esset, Ioannes non addidisset cum esset pontifex anni illius. Ideo ergo Caiphae dignitatem addidit, ut insinuaret eum instinctu Spiritus Sancti fuisse locutum. Ex quo datur nobis intelligi quod etiam malos in dignitate constitutos Spiritus Sanctus movet ad loquendum aliqua vera et futura pro utilitate dumtaxat subditorum. Ad illud ergo quod in contrarium dicitur, scilicet falsum esse quod dixit expedit vobis ut unus moriatur homo pro populo, dupliciter responderi potest. Uno modo, quod mors Christi quantum est de se, expediens fuit omnibus, etiam his qui eum occiderunt; 1 Tim. 4,10: qui est salvator omnium hominum, maxime fidelium: Hebr. 2,9: ut gratia Dei pro omnibus gustaret mortem. Alio modo ut dicatur expedit vobis, idest populo. Unde Evangelista, ubi Caiphas dicit ut moriatur pro vobis, ponit pro gente.

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