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31 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 5a Settimana

31 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 5a Settimana
28/11/2022 elena

31 marzo – venerdì
Tempo di Quaresima – 5a Settimana

Prima lettura
(Ger 20,10-13)

   Sentivo la calunnia di molti: «Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo». Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta». Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa! Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Solo Dio scruta i cuori

San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 4, in contrario e corpo)

   Ciò che è proprio di Dio non può convenire agli angeli. Ma è proprio di Dio conoscere i segreti dei cuori, come dice Ger: Perverso è il cuore dell’uomo e imperscrutabile, chi lo può conoscere? Io, il Signore, che scruto i cuori. Quindi gli angeli non conoscono i segreti dei cuori.
   Il pensiero del cuore può essere conosciuto in due modi. Primo, nei suoi effetti. E in tal modo può essere conosciuto non solo dall’angelo, ma anche dall’uomo: e con una penetrazione tanto più acuta quanto più tali effetti sono occulti. Talora, infatti, si conosce il pensiero non solo da un atto esteriore, ma anche da un semplice cambiamento del volto; i medici, poi, possono conoscere dal polso certe affezioni dell’animo. E molto più gli angeli, nonché i demoni, avendo essi una percezione più acuta delle occulte perturbazioni dei corpi. Per questo S. Agostino fa osservare che [i demoni] «talora con tutta facilità percepiscono le disposizioni degli uomini, non solo quelle espresse con le parole, ma anche quelle che, essendo concepite solo col pensiero, l’animo esprime nel corpo con qualche segno». Tuttavia nelle Ritrattazioni aggiunge che non si può affermare in che modo ciò avvenga. Secondo, si possono conoscere i pensieri, in quanto si trovano nell’intelletto, e gli affetti in quanto si trovano nella volontà. E in questa maniera solo Dio può conoscere i pensieri del cuore e gli affetti della volontà. E ciò perché la volontà razionale è soggetta soltanto a Dio, ed egli solo può operare in essa, essendone l’oggetto principale quale ultimo fine, come si vedrà meglio in seguito. Quindi tutto quanto si trova nella volontà, o che dipende esclusivamente da questa, è noto soltanto a Dio. Ora, è evidente che pensare in maniera attuale a una data cosa dipende dalla sola volontà: poiché, quando uno ha l’abito della scienza o possiede delle specie intelligibili, se ne serve quando vuole. Quindi S. Paolo dice in 1 Cor: Chi conosce i segreti dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in lui?

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 57, a. 4, sed contra e corpus)

   Sed contra, quod est proprium Dei, non convenit angelis. Sed cognoscere cogitationes cordium est proprium Dei, secundum illud Ier.17 [9-10], pravum est cor hominis et inscrutabile, quis cognoscet illud? Ego, Dominus, scrutans corda. Ergo angeli non cognoscunt secreta cordium.
   Respondeo dicendum quod cogitatio cordis dupliciter potest cognosci. Uno modo, in suo effectu. Et sic non solum ab Angelo, sed etiam ab homine cognosci potest; et tanto subtilius, quanto effectus huiusmodi fuerit magis occultus. Cognoscitur enim cogitatio interdum non solum per actum exteriorem, sed etiam per immutationem vultus, et etiam medici aliquas affectiones animi per pulsum cognoscere possunt. Et multo magis Angeli, vel etiam daemones, quanto subtilius huiusmodi immutationes occultas corporales perpendunt. Unde Augustinus dicit, in libro De divinatione daemonum, quod aliquando hominum dispositiones, non solum voce prolatas, verum etiam cogitatione conceptas, cum signa quaedam in corpore exprimuntur ex animo, tota facilitate perdiscunt, quamvis in libro Retract. hoc dicat non esse asserendum quomodo fiat. Alio modo possunt cognosci cogitationes, prout sunt in intellectu; et affectiones, prout sunt in voluntate. Et sic solus Deus cogitationes cordium et affectiones voluntatum cognoscere potest. Cuius ratio est, quia voluntas rationalis creaturae soli Deo subiacet; et ipse solus in eam operari potest, qui est principale eius obiectum, ut ultimus finis; et hoc magis infra [q. 105 a. 4; q. 106 a. 2; I-II q. 9 a. 6] patebit. Et ideo ea quae in voluntate sunt, vel quae ex voluntate sola dependent, soli Deo sunt nota. Manifestum est autem quod ex sola voluntate dependet quod aliquis actu aliqua consideret, quia cum aliquis habet habitum scientiae, vel species intelligibiles in eo existentes, utitur eis cum vult. Et ideo dicit apostolus, 1 Cor. 2 [11], quod quae sunt hominis, nemo novit nisi spiritus hominis, qui in ipso est.

Vangelo (Gv 10,31-42)

   In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Io sono nel Padre e il Padre è in me

San Tommaso
(S. Th. I, q. 42, a. 5, in contrario e corpo)

   È detto in Gv: Io sono nel Padre, e il Padre è in me.
   Nel Padre e nel Figlio si devono considerare tre cose, cioè l’essenza, la relazione e l’origine; e secondo ognuna di esse il Figlio è nel Padre e viceversa. Il Padre è nel Figlio secondo l’essenza, perché il Padre è la sua essenza, e senza trasmutarsi comunica questa sua essenza al Figlio: essendo dunque l’essenza del Padre nel Figlio, ne segue che anche il Padre è nel Figlio. E così pure il Figlio è nel Padre, dato che il Figlio è la sua propria essenza che è nel Padre. E ciò corrisponde a quanto insegna S. Ilario: «L’immutabile Dio segue, per così dire, la sua natura, generando un altro Dio immutabile. Quindi possiamo riconoscere come sussistente in quest’ultimo la natura divina, trovandosi Dio in Dio». – Anche secondo le relazioni è chiaro che uno degli opposti relativi è concettualmente nell’altro. – Così pure secondo l’origine è evidente che la processione del verbo intelligibile non passa all’esterno, ma [il verbo] resta nell’intelletto che lo esprime. E anche ciò che è espresso mediante il verbo, è contenuto nel verbo. – E le stesse ragioni valgono per lo Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 42, a. 5, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur Ioan. 14 [10], ego in Patre, et Pater in me est.
   Respondeo dicendum quod in Patre et Filio tria est considerare, scilicet essentiam, relationem et originem; et secundum quodlibet istorum Filius est in Patre, et e converso. Secundum essentiam enim Pater est in Filio, quia Pater est sua essentia, et communicat suam essentiam Filio, non per aliquam suam transmutationem, unde sequitur quod, cum essentia Patris sit in Filio, quod in Filio sit pater. Et similiter, cum Filius sit sua essentia, sequitur quod sit in Patre, in quo est eius essentia. Et hoc est quod Hilarius dicit, 5 De Trin., naturam suam, ut ita dicam, sequitur immutabilis Deus, immutabilem gignens Deum. Subsistentem ergo in eo Dei naturam intelligimus, cum in Deo Deus insit. Secundum etiam relationes, manifestum est quod unum oppositorum relative est in altero secundum intellectum. Secundum originem etiam manifestum est quod processio verbi intelligibilis non est ad extra, sed manet in dicente. Id etiam quod verbo dicitur, in verbo continetur. Et eadem ratio est de Spiritu Sancto.

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