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30 marzo – giovedì Tempo di Quaresima – 5a Settimana

30 marzo – giovedì Tempo di Quaresima – 5a Settimana
28/11/2022 elena

30 marzo – giovedì
Tempo di Quaresima – 5a Settimana

Prima lettura
(Gen 17,3-9)

   In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni. Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo, perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò. E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio». Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».

Abramo, il padre di tutti noi

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 4, lez. 3, v. 16, n. 363)

   363. In terzo luogo, là dove dice: «il quale è padre…», prova ciò che aveva supposto, cioè che la discendenza di Abramo non è solo quella che dipende dalla legge, ma anche quella che dipende dalla fede, grazie all’autorità della Scrittura, della quale anzitutto espone il significato, dicendo: «il quale», cioè Abramo, «è padre di tutti noi», vale a dire di tutti i credenti, sia Giudei che Gentili. Infatti in precedenza (Rm 4,11) si è detto: «Per essere padre di tutti i credenti». E in Is 51,2: «Guardate ad Abramo nostro Padre».
   In secondo luogo, adduce l’autorità, dicendo: «Infatti sta scritto» (Gen 17,4): «ti ho costituito padre di molti popoli». Un’altra versione ha: «Ti ho posto», il che non cambia il senso. Sir 44,19: «Abramo fu antenato di molte genti».
   In terzo luogo, là dove dice: «davanti a Dio…», spiega quanto aveva detto. Infatti è stato detto: «ti ho costituito», come se fosse già compiuto ciò che sarebbe stato compiuto molto più tardi; ma ciò che è futuro per se stesso è già presente nella provvidenza di Dio, secondo Sir 23,29: «Al Signore Dio nostro tutte le cose, prima che fossero create, erano note; allo stesso modo, anche dopo la creazione vede tutte le cose». E per questo l’Apostolo dice che quanto viene detto, «ti ho costituito», dev’essere inteso come «davanti a Dio», cioè alla presenza di Lui «nel quale credette». Infatti Abramo aveva creduto a Dio che preannunciava gli eventi futuri, come se li avesse presenti, come è detto in Eb 11,1: «La fede è fondamento delle cose sperate, prova di quelle che non si vedono».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 4, lect. 3, v. 16, n. 363)

   Tertio, ibi qui est pater, etc., probat quod supposuerat, scilicet quod semen Abrahae sit non solum quod est ex lege sed etiam quod est ex fide, per auctoritatem Scripturae, cuius, primo, ponit sensum, dicens, qui, scilicet Abraham, est pater omnium nostrum, id est, omnium credentium, sive Iudaeorum, sive gentilium. Supra, eodem (4,11): ut sit pater omnium credentium. Is. 51,2: attendite ad Abraham patrem vestrum. Secundo inducit auctoritatem, dicens sicut scriptum est, Gen. 17,4, quia patrem multarum gentium posui te. Littera alia habet,constitui te, quod sensum non variat. Eccli. 44,19: Abraham magnus pater multitudinis gentium. Tertio, ibi ante Deum, etc., exponit quod dixerat. Sic enim dictum est posui te quasi iam esset impletum quod longe postea erat implendum: sed quae sunt futura in seipsis, in Dei providentia sunt praesentia, secundum illud Eccli. 23,29: Domino Deo nostro, antequam crearentur, omnia sunt agnita, sic et post perfectum respicit omnia. Et ideo apostolus dicit quod hoc quod dictum est, posui te, intelligendum est ante Deum, id est, in eius praesentia, cui credidisti. Crediderat enim Abraham Deo futura praenuncianti, ac si videret praesentia, quia, ut dicitur Hebr. 11,1: fides est sperandarum substantia rerum, argumentum non apparentium.

Vangelo (Gv 8,51-59)

   In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Gesù si nascose

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, sol. 1, ultima parte)

   Quanto poi all’episodio in cui Gesù si nascose e uscì dal Tempio (Gv 8,59), S. Agostino scrive: «Non si nascose, come uno che ha paura, in un angolo del Tempio o dietro un muro o una colonna; ma rendendosi con un potere celeste invisibile a quelli che lo cercavano, uscì passando in mezzo a loro». – Da tutti questi fatti risulta dunque chiaro che Cristo, quando volle, mutò per virtù divina le anime degli uomini, non soltanto giustificandole e infondendo loro la sapienza, la qual cosa costituiva lo scopo dei miracoli, ma anche attirandole esteriormente, atterrendole o provocandone lo stupore, cioè compiendo in esse dei veri miracoli.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, ad primum, ultima pars)

   Et quod dicitur Ioan. 8 [59], Iesus abscondit se et exivit de templo, ubi Augustinus dicit, non abscondit se in angulo templi quasi timens, vel post murum aut columnam divertens, sed, caelica potestate se invisibilem insidiantibus constituens, per medium illorum exivit. – Ex quibus omnibus patet quod Christus, quando voluit, virtute divina animas hominum immutavit, non solum iustificando et sapientiam infundendo, quod pertinet ad miraculorum finem, sed etiam exterius alliciendo vel terrendo vel stupefaciendo, quod pertinet ad ipsa miracula.

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