Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

30 settembre – venerdì Memoria di San Girolamo Tempo Ordinario – 26a Settimana

30 settembre – venerdì Memoria di San Girolamo Tempo Ordinario – 26a Settimana
16/09/2021 elena

30 settembre – venerdì
Memoria di San Girolamo
Tempo Ordinario – 26a Settimana

Prima lettura
(Gb 38,1.12-21; 40,3-5)

   Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano: «Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora, perché afferri la terra per i lembi e ne scuota via i malvagi, ed essa prenda forma come creta premuta da sigillo e si tinga come un vestito, e sia negata ai malvagi la loro luce e sia spezzato il braccio che si alza a colpire? Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? Ti sono state svelate le porte della morte e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa? Hai tu considerato quanto si estende la terra? Dillo, se sai tutto questo! Qual è la strada dove abita la luce e dove dimorano le tenebre, perché tu le possa ricondurre dentro i loro confini e sappia insegnare loro la via di casa? Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato e il numero dei tuoi giorni è assai grande!». Giobbe prese a dire al Signore: «Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere? Mi metto la mano sulla bocca. Ho parlato una volta, ma non replicherò, due volte ho parlato, ma non continuerò».

Dio si manifesta in vari modi

San Tommaso
(Sul libro di Giobbe, c. 38, v. 1)

   Il Signore prese a dire (lat. rispose) a Giobbe in mezzo all’uragano (lat. dal turbine), poiché tale risposta era dovuta a lui, anche se non era stato l’ultimo a parlare. E mostra il modo della risposta aggiungendo dal turbine, il che può essere inteso in senso letterale, così da dire che la voce di Dio era stata formata miracolosamente nell’aria con un certo turbamento dell’aria stessa, come in Es 20,18 si legge che avvenne sul monte Sinai, o come quando una voce fu rivolta a Cristo così che alcuni dissero che «era stato un tuono» (Gv 12,29). Oppure si può intendere la cosa in senso metaforico, così che questa risposta del Signore sia un’ispirazione divina fatta allo stesso Giobbe; e per questo si dice che il Signore gli rispose dal turbine: sia a motivo del turbamento che ancora lo affliggeva, sia anche per l’oscurità del turbine, poiché in questa vita non possiamo percepire l’ispirazione divina in modo chiaro, ma con un certo adombramento delle somiglianze sensibili, come afferma Dionigi (La celeste gerarchia, c. 1); e questo fatto il Signore lo indicò anche nel caso che abbia fatto udire sensibilmente la sua voce nel turbine corporale.

Testo latino di San Tommaso
(Super Iob, c. 38, v. 1)

   Respondens autem Dominus Iob de turbine et cetera. Praemissa disputatione Iob et amicorum eius de providentia divina, Eliud sibi vices determinantis assumpserat, in quibusdam redarguens Iob, in quibusdam autem amicos ipsius; sed quia humana sapientia non sufficit ad veritatem divinae providentiae comprehendendam, necessarium fuit ut praedicta disputatio divina auctoritate determinaretur; sed quia Iob circa divinam providentiam recte sentiebat, in modo autem loquendi excesserat intantum quod in aliorum cordibus exinde scandalum proveniret dum putabant eum Deo debitam reverentiam non exhibere, ideo Dominus, tamquam quaestionis determinator, et amicos Iob redarguit de hoc quod non recte sentiebant, et ipsum Iob de inordinato modo loquendi, et Eliud de inconvenienti determinatione; unde dicitur respondens autem Dominus Iob, quia scilicet propter eum ista responsio fiebat quamvis non fuerit ipse immediate ante locutus. Modum autem respondendi ostendit subdens de turbine, quod quidem potest et ad litteram intelligi ut dicatur formatam esse vocem Dei miraculose in aere cum quadam aeris turbatione, sicut in monte Sinai factum legitur Exodi 20 18, vel sicut ad Christum vox facta est quando quidam dixerunt tonitruum factum esse, ut legitur Iob 12 29; vel potest intelligi ut sit metaphorice dictum, ut haec responsio Domini sit inspiratio interior divinitus facta ipsi Iob, et sic dicitur Dominus ei de turbine respondisse tum propter turbationem quam adhuc patiebatur, tum etiam propter turbinis obscuritatem, quia scilicet divinam inspirationem in hac vita non possumus clare percipere sed cum quadam obumbratione sensibilium similitudinum, ut Dionysius dicit I cap. caelestis hierarchiae; et hoc etiam significavit Dominus si de turbine corporali vocem suam sensibiliter fecit audiri.

Vangelo (Lc 10,13-16)

   In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Il destino di Cafarnao

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 10, lez. 4, vv. 15-16)

   E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai; cosicché il giudizio sia proporzionato all’onore. BEDA: Ora, in questa sentenza c’è un duplice senso. O sarai precipitata all’inferno poiché ti sei opposta alla mia predicazione in modo superbissimo, cioè in modo tale da innalzarti fino al cielo con la tua superbia; oppure, dato che sei stata innalzata fino al cielo con la mia presenza e i miei miracoli, sarai colpita da maggiori supplizi, poiché neppure a questi hai voluto credere. E perché qualcuno non pensi che questo rimprovero viene rivolto solo alle città o alle persone che disprezzarono il Signore che vedevano nella carne, e non a tutti coloro che anche oggi disprezzano le parole del Vangelo, logicamente aggiunge: Chi ascolta voi, ascolta me. CIRILLO: Così insegna che tutto ciò che dice per mezzo dei santi Apostoli dev’essere accettato, perché chi ascolta loro ascolta Cristo. Perciò sugli eretici pende inevitabilmente la pena, poiché trascurano le parole degli Apostoli; quindi continua: chi disprezza voi disprezza me. BEDA: In modo che nell’ascoltare o nel disprezzare la predicazione del Vangelo, chiunque sappia che disprezza oppure ascolta non delle persone spregevoli, ma il Signore Salvatore, anzi, il Padre stesso; infatti prosegue: chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato: poiché nel discepolo si ascolta il maestro e nel Figlio si onora il Padre. AGOSTINO: Ora, se la parola del Signore è giunta sino a voi e vi ha costituiti in quel certo luogo, guardatevi dal disprezzarci, affinché non giunga fino a lui ciò che avete fatto a noi. BEDA: L’espressione: chi disprezza voi disprezza me può essere intesa anche nel modo seguente: chi non rende misericordia a uno dei miei fratelli più piccoli, non la rende neppure a me. Chi disprezza me, non volendo credere al Figlio di Dio, disprezza colui che mi ha mandato; poiché «io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). TITO: Allo stesso tempo in questo luogo consola i suoi discepoli, come se dicesse: Non dite: Perché dovremo affrontare le ingiurie? Frenate la vostra lingua; io vi concedo la grazia, l’ingiuria fatta a voi si riversa su di me.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 10, lect. 4, vv. 15-16)

   Et tu, Capharnaum, usque in caelum exaltata, usque ad infernum demergeris; ut scilicet iudicium sit proportionabile honori. Beda. Duplex autem in hac sententia sensus est. Vel ideo ad infernum demergeris, quia contra praedicationem meam superbissime restitisti, ut scilicet intelligatur in caelum exaltata per superbiam: vel ideo quia es exaltata usque ad caelum meo hospitio, et meis signis, maioribus plecteris suppliciis, quia his quoque credere noluisti. Et ne quis putaret hanc increpationem vel tantummodo civitatibus vel personis convenire quae Dominum in carne videntes spernebant, et non omnibus qui hodie quoque Evangelii verba despiciunt; consequenter adiunxit, dicens qui vos audit, me audit. Cyrillus. Per quod docet, quicquid per sanctos apostolos dicit, acceptandum esse: quia qui illos audit, Christum audit. Inevitabilis ergo poena haereticis imminet, qui apostolorum negligunt verba; sequitur enim et qui vos spernit, me spernit. Beda. Ut scilicet in audiendo quisque vel spernendo Evangelii praedicationem, non viles quasque personas, sed Dominum salvatorem, immo ipsum Patrem spernere se vel audire disceret; nam sequitur qui autem me spernit, spernit eum qui misit me: quia in discipulo magister auditur, et in Filio Pater honoratur. Augustinus De verb. Dom. Si autem sermo Dei ad vos quoque pervenit, et in eo loco vos constituit, videte ne spernatis nos, ne ad illum perveniat quod nobis feceritis. Beda. Potest et ita intelligi: qui vos spernit, me spernit; idest, qui non facit misericordiam uni de fratribus meis minimis, nec mihi facit. Qui autem me spernit, nolens credere Filium Dei, spernit eum qui me misit: quia ego et Pater unum sumus. Titus. Simul autem in hoc discipulos consolatur; quasi dicat: non dicatis: cur imus passuri contumelias? Accomodate linguam; ego praebeo gratiam, in me vestra redundat contumelia.

CondividiShare on FacebookShare on Google+