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29 settembre – giovedì Festa dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli

29 settembre – giovedì Festa dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli
16/09/2021 elena

29 settembre – giovedì
Festa dei Santi
Michele, Gabriele e Raffaele
arcangeli

Prima lettura
(Dn 7,9-10.13-14)

   Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

Un vegliardo si assise

San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 1, soluzione 2)

   2. Come dice S. Agostino, al Padre viene attribuita l’eternità per la sua affinità con il concetto di principio, che è implicito in quello di eternità. Però egli aggiunge che il Figlio è «l’arte del Padre». Perciò l’autorità di giudice è attribuita al Padre in quanto questi è il principio del Figlio, ma il giudizio come tale è attribuito al Figlio, che è l’arte e la sapienza del Padre: per cui, come il Padre ha fatto tutto per mezzo del Figlio in quanto questi è la sua arte, così giudica tutto per mezzo del Figlio in quanto questi è la sua sapienza e verità. E questo è appunto il senso di quel passo di Dn: L’Antico dei giorni sedette, seguito dall’altro [13]: Il Figlio dell’Uomo giunse fino all’Antico dei giorni, … e questi gli diede potere e gloria e regno. Dal che si capisce che l’autorità di giudicare è presso il Padre, dal quale il Figlio ha ricevuto il potere di giudicare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 59, a. 1, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in 6 De Trin. [10], Patri attribuitur aeternitas propter commendationem principii, quod etiam importatur in ratione aeternitatis. Ibidem etiam Augustinus dicit [De Trin. 6,10] quod Filius est ars Patris. Sic igitur auctoritas iudicandi attribuitur Patri inquantum est principium Filii; sed ipsa ratio iudicii attribuitur Filio, qui est ars et sapientia Patris, ut scilicet, sicut Pater fecit omnia per Filium suum inquantum est ars eius, ita etiam iudicat omnia per Filium suum inquantum est sapientia et veritas eius. Et hoc significatur in Daniele [Dan. 7,9], ubi primo dicitur quod Antiquus dierum sedit, et postea subditur [13-14] quod Filius Hominis pervenit usque ad Antiquum dierum, et dedit ei potestatem et honorem et regnum, per quod datur intelligi quod auctoritas iudicandi est apud Patrem, a quo Filius accepit potestatem iudicandi.

   oppure:

  Ap 12, 7-12

   Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana, e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita, fino alla morte. Esultate, dunque, o cieli e voi che abitate in essi».

Il numero degli angeli e dei demòni

San Tommaso
(S. Th. I, q. 63, a. 9, corpo)

   Gli angeli che rimasero fedeli furono più numerosi di quelli che prevaricarono. Poiché il peccato è contro l’inclinazione naturale; ora, le cose che sono contro natura avvengono soltanto in un limitato numero di casi: la natura infatti produce il suo effetto o sempre o nella maggior parte dei casi.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 63, a. 9, corpus)

   Respondeo dicendum quod plures angeli permanserunt quam peccaverunt. Quia peccatum est contra naturalem inclinationem, ea vero quae contra naturam fiunt, ut in paucioribus accidunt; natura enim consequitur suum effectum vel semper, vel ut in pluribus.

Vangelo (Gv 1,47-51)

   In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Gli arcangeli

San Tommaso
(S. Th. I, q. 108, a. 5, soluzione 4)

   4. Secondo il pensiero di Dionigi, gli Arcangeli stanno tra i Principati e gli Angeli. Ora, una realtà intermedia, paragonata a uno degli estremi, appare diversa, in quanto partecipa anche la natura dell’altro estremo: come un corpo tiepido è freddo se viene paragonato a un corpo caldo, mentre è caldo se viene paragonato a un corpo freddo. Analogamente gli Arcangeli sono come Angeli Principi in rapporto agli Angeli; in rapporto invece ai Principati sono angeli. – Per S. Gregorio, invece, essi si chiamano Arcangeli perché esercitano un principato solo sull’ordine degli Angeli, in quanto compiono le grandi ambasciate. I Principati invece sono così chiamati perché esercitano un principato su tutte le virtù celesti che eseguono i comandi divini.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 108, a. 5, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod Archangeli, secundum Dionysium, medii sunt inter principatus et Angelos. Medium autem comparatum uni extremo, videtur alterum, inquantum participat naturam utriusque, sicut tepidum respectu calidi est frigidum, respectu vero frigidi est calidum. Sic et Archangeli dicuntur quasi principes Angeli, quia respectu Angelorum sunt principes, respectu vero principatuum sunt Angeli. Secundum Gregorium autem, dicuntur Archangeli ex eo quod principantur soli ordini Angelorum, quasi magna nuntiantes. Principatus autem dicuntur ex eo quod principantur omnibus caelestibus virtutibus divinas iussiones explentibus.

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