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20 settembre – martedì Memoria dei Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong e compagni, martiri Tempo Ordinario – 25a Settimana

20 settembre – martedì Memoria dei Santi Andrea Kim Taegon, Paolo Chong e compagni, martiri Tempo Ordinario – 25a Settimana
15/09/2021 elena

20 settembre – martedì
Memoria dei Santi
Andrea Kim Taegon, Paolo Chong
e compagni, martiri
Tempo Ordinario – 25a Settimana

Prima lettura
(Pr 21,1-6.10-13)

   Il cuore del re è un canale d’acqua in mano al Signore: lo dirige dovunque egli vuole. Agli occhi dell’uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore. Praticare la giustizia e l’equità per il Signore vale più di un sacrificio. Occhi alteri e cuore superbo, lucerna degli empi, è il peccato. I piani dell’uomo diligente si risolvono in profitto, ma chi è precipitoso va verso l’indigenza. Accumular tesori a forza di menzogne è vanità effimera di chi cerca la morte. L’anima del malvagio desidera far il male e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà. Quando il beffardo vien punito, l’inesperto diventa saggio e quando il saggio viene istruito, accresce il sapere. Il Giusto osserva la casa dell’empio e precipita gli empi nella sventura. Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.

Lo dirige dovunque egli vuole

San Tommaso
(S. Th. I, q. 83, a. 1, soluzione 3)

   3. Il libero arbitrio è causa del suo operare; perché l’uomo muove se stesso all’azione per mezzo del libero arbitrio. Tuttavia la libertà non esige necessariamente che l’essere libero sia la prima causa di se stesso; come per ammettere che una cosa sia causa di un altra non si richiede che ne sia la causa prima. Dio dunque è la causa prima, che muove le cause naturali e quelle volontarie. E come col muovere le cause naturali non toglie che i loro atti siano naturali, così movendo le cause volontarie non toglie alle loro azioni di essere volontarie, anzi, è proprio lui che le fa esser tali: infatti egli opera in tutte le cose secondo le proprietà di ciascuna.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 83, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod liberum arbitrium est causa sui motus, quia homo per liberum arbitrium seipsum movet ad agendum. Non tamen hoc est de necessitate libertatis, quod sit prima causa sui id quod liberum est, sicut nec ad hoc quod aliquid sit causa alterius, requiritur quod sit prima causa eius. Deus igitur est prima causa movens et naturales causas et voluntarias. Et sicut naturalibus causis, movendo eas, non aufert quin actus earum sint naturales; ita movendo causas voluntarias, non aufert quin actiones earum sint voluntariae, sed potius hoc in eis facit, operatur enim in unoquoque secundum eius proprietatem.

Vangelo (Lc 8,19-21)

   In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

La madre e i fratelli di Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 8, lez. 4, v. 21)

   AMBROGIO: Il maestro di morale che presenta se stesso come un modello agli altri e che sta per comandare agli altri che chi non lascia il padre e la madre non è degno del Figlio di Dio, egli stesso per primo si assoggetta a questo comando; non che rifiuti la deferenza verso la madre: infatti questo è un suo comandamento: «Chi non onora il padre e la madre, sia condannato a morte» (Es 21,15), ma perché egli sa di essere tenuto a obbedire più ai misteri del Padre che ai sentimenti della madre. Tuttavia i genitori non vengono respinti in modo ingiurioso, ma si mostra che i legami della mente sono più sacri di quelli del corpo. Perciò qui la madre non viene sconfessata, come dicono gli eretici, appigliandosi alle sue parole, poiché essa viene riconosciuta anche sulla croce, ma alla necessità corporale viene preferita la legge degli ordini celesti. BEDA: Perciò coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica sono chiamati madre di Dio, perché essi quotidianamente nelle loro azioni e parole lo generano nel profondo dei loro cuori; e ancora essi sono suoi fratelli quando compiono la volontà del Padre suo che è nei cieli. CRISOSTOMO: Ora, egli disse questo non per rimproverare sua madre, ma per aiutarla di più. Infatti se egli era preoccupato degli altri per far nascere in loro una corretta opinione su se stesso, lo era ancora di più di sua madre; ed egli non l’avrebbe elevata a tali altezze se essa si fosse sempre aspettata di essere onorata da lui come un figlio, e non l’avesse mai considerato come suo Signore.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 8, lect. 4, v. 21)

   Ambrosius. Moralis magister, qui de se ceteris praebet exemplum, praescripturus ceteris quoniam qui non reliquerit patrem aut matrem suam, non est Filio Dei dignus, sententiae huic ipse primus se subicit: non quod maternae refutet pietatis obsequia: ipsius enim praeceptum est (Ex 21,15): Qqui non honorificaverit patrem et matrem, morte moriatur; sed quia paternis se mysteriis amplius quam maternis affectibus debere cognoscit. Neque tamen iniuriose refutantur parentes; sed religiosiores copulae mentium docentur esse quam corporum. Ergo hic non, ut quidam haeretici tendiculas aucupantur, mater negatur, quae etiam de cruce agnoscitur; sed necessitudini corporali praescriptorum caelestium forma praefertur. Beda. Hi igitur qui verbum Dei audiunt et faciunt, mater domini vocantur, eo quod illum quotidie suo exemplo vel dicto quasi parturiunt in cordibus proximorum; fratres quoque sunt eius, cum et ipsi faciant voluntatem Patris eius qui in caelis est. Chrysostomus in Matthaeum. Non autem hoc dixit increpando matrem, sed eam plurimum adiuvando. Nam si erga ceteros sollicitus erat, ut generaret eis de se debitam opinionem, multo magis erga matrem: non autem elevasset eam ad illa fastigia, si semper expectaret honorari ab eo tamquam a filio, non autem eum Dominum reputaret.

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