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19 settembre – lunedì Tempo Ordinario – 25a Settimana

19 settembre – lunedì Tempo Ordinario – 25a Settimana
15/09/2021 elena

19 settembre – lunedì
Tempo Ordinario – 25a Settimana

Prima lettura
(Pr 3,27-34)

   Figlio mio: non negare un bene a chi ne ha il diritto, se hai la possibilità di farlo. Non dire al tuo prossimo: «Va’, ripassa, te lo darò domani», se tu possiedi ciò che ti chiede. Non tramare il male contro il tuo prossimo, mentre egli dimora fiducioso presso di te. Non litigare senza motivo con nessuno, se non ti ha fatto nulla di male. Non invidiare l’uomo violento e non irritarti per tutti i suoi successi, perché il Signore ha in orrore il perverso, mentre la sua amicizia è per i giusti. La maledizione del Signore è sulla casa del malvagio, mentre egli benedice la dimora dei giusti. Dei beffardi egli si fa beffe e agli umili concede la sua benevolenza.

La benedizione di Dio e la nostra

San Tommaso
(Sulla seconda lettera ai Corinzi,
c. 1, lez. 2, v. 3, n. 12)

   12. Quindi rende grazie a tutta la Trinità, dalla quale proviene ogni bene. E perciò dice: «sia benedetto Dio», cioè tutta la Trinità. Parimenti la persona del Padre, quando dice: «Padre del Signore nostro Gesù Cristo», per mezzo del quale, cioè di Cristo, il Padre ci ha concesso ogni bene.
   Ma bisogna sapere che noi benediciamo Dio e Dio benedice noi, ma in modo diverso. Infatti il dire di Dio è fare. Sal 32,9: «Dio disse e le cose sono state fatte». Perciò il benedire di Dio è fare il bene e infondere il bene, e così ha ragione di causalità. Gen 1,28 e 22,17: «Io ti benedirò con ogni benedizione …».
   Invece il nostro dire non è causale, ma rivelativo ed espressivo. Perciò il nostro benedire non è altro che riconoscere il bene. Perciò, quando rendiamo grazie a Dio, lo benediciamo, vale a dire che lo riconosciamo come buono e datore di ogni bene. Tb 12,6: «Benedite il Dio dei cieli …»; Dn 3,57: «Benedite tutte le opere …».

Testo latino di San Tommaso
(Super secundam epistolam ad Corinthios,

c. 1, lect. 2, v. 3, n. 12)

   Agit ergo gratias toti Trinitati, a qua provenit omne bonum. Et ideo dicit Benedictus Deus, id est tota Trinitas. Item personae Patris, cum dicit et Pater Domini nostri Iesu Christi, per quem, scilicet Christum, Pater nobis omnia donavit. Sed sciendum quod nos benedicimus Deum, et Deus benedicit nobis, sed aliter et aliter. Nam dicere Dei, est facere. Ps. 32,9: Dixit et facta sunt. Unde benedicere Dei est bonum facere, et bonum infundere, et sic habet rationem causalitatis. Gen. 1,28, et 22, v. 17: Benedicens benedicam tibi, et cetera. Dicere autem nostrum non est causale, sed recognoscitivum seu expressivum. Unde benedicere nostrum idem est quod bonum recognoscere. Cum ergo gratias agimus Deo, benedicimus sibi, id est recognoscimus eum bonum et datorem omnium bonorum. Tob. 12, v. 6: Benedicite Deum caeli, et cetera. Dan. 3, v. 57: Benedicite, omnia opera, et cetera.

Vangelo (Lc 8,16-18)

   In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

L’ascolto della parola di Dio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 8, lez. 3, v. 18)

   BEDA: Ora il Signore ci insegna con insistenza ad ascoltare la parola, affinché possiamo sia meditarla costantemente nel nostro cuore, sia proferirla per l’ascolto degli altri. Perciò continua: Fate attenzione dunque a come ascoltate; infatti a chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere. Come se dicesse: Prestate attenzione con tutta la vostra mente alla parola che udite, poiché a chi ama la parola sarà concesso anche di capire ciò che ama; ma chi non ha l’amore dell’ascolto della parola, sebbene si ritenga abile o per l’ingegno naturale o per l’esercizio nel sapere, non godrà della soavità della sapienza. Infatti spesso il pigro riceve l’ingegno per venire più giustamente punito della propria negligenza, in quanto ha disprezzato di apprendere ciò che poteva conseguire senza fatica; mentre talvolta l’uomo studioso è oppresso dalla lentezza dell’ingegno, affinché possa avere una ricompensa tanto più grande, quanto maggiore è stata la fatica della ricerca.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 8, lect. 3, v. 18)

   Beda. Instanter autem nos Dominus docet verbo auscultare, ut et nostro illud pectore continue ruminare, et alieno eructare sufficiamus auditui; unde sequitur videte ergo quid audiatis. Qui enim habet, dabitur illi; et quicumque non habet, etiam quod putat se habere, auferetur ab illo. Quasi dicat: tota intentione verbo quod auditis operam date: quia qui amorem habet verbi, dabitur illi et sensus intelligendi quod amat: at qui verbi audiendi amorem non habet, etsi vel naturali ingenio, vel litterario callere se putaverit exercitio, nulla sapientiae dulcedine gaudebit. Saepe enim desidiosus ingenium accipit, ut de negligentia iustius puniatur; quia quod sine labore assequi potuit, scire contemnit; et nonnunquam studiosus tarditate intelligentiae premitur, ut eo maiora praemia retributionis inveniat, quo magis studio inventionis elaborat.

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