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17 settembre – sabato Tempo Ordinario – 24a Settimana

17 settembre – sabato Tempo Ordinario – 24a Settimana
15/09/2021 elena

17 settembre – sabato
Tempo Ordinario – 24a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 15,33-37.42-49)

   Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.

Saremo simili all’uomo celeste

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 7, IV, v. 49, n. 998)

   998. «E come abbiamo portato …». Qui conclude in particolare in che modo dobbiamo conformarci all’uomo celeste.
   Ora, ci possiamo conformare all’uomo celeste in due modi, cioè nella vita della grazia e nella vita della gloria, e una è la via all’altra, poiché senza la vita della grazia non si raggiunge la vita della gloria. E perciò dice: «Come abbiamo portato …», cioè quando eravamo peccatori ci fu in noi la similitudine di Adamo. 2 Sam 7,19: «Questa è la legge di Adamo, o Signore …». Perciò, per poter essere celesti, cioè per poter raggiungere la vita della gloria, «porteremo l’immagine dell’uomo celeste» mediante la vita della grazia. Col 3,9 s.: «Spogliàti dell’uomo vecchio, rivestitevi dell’uomo nuovo», ossia di Cristo, Rm 8,29: «Poiché quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati a essere conformi …». Perciò dobbiamo conformarci all’uomo celeste nella vita della grazia, perché diversamente non raggiungeremo la vita della gloria.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 15, lect. 7, v. 49, n. 998)

   Igitur sicut portavimus, et cetera. Hic concludit qualiter in speciali debeamus conformari homini, scilicet caelesti. Possumus autem dupliciter conformari caelesti in vita scilicet gratiae et gloriae, et una est via ad aliam: quia sine vita gratiae non pervenitur ad vitam gloriae. Et ideo dicit sicut portavimus, etc., id est quamdiu peccatores fuimus, in nobis fuit similitudo Adae. 2 Reg. 7,19: Ista est lex Adam, Domine Deus, et cetera. Ut ergo possimus esse caelestes, id est pervenire ad vitam gloriae, portemus imaginem caelestis, per vitam gratiae. Col. c. 3,9 s.: Exuentes veterem hominem, induite novum hominem, scilicet Christum. Rom. 8,29: Quos praescivit et praedestinavit conformes, et cetera. Sic ergo debemus conformari caelesti in vita gratiae, quia alias non perveniemus ad vitam gloriae.

Vangelo (Lc 8,4-15)

   In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

La cattiva disposizione all’ascolto

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 8, lez. 7, IV, v. 47, n. 1260)

   1260. Si noti poi che, come insegna S. Gregorio, ci sono tre gradi nella cattiva disposizione della volontà. Ci sono alcuni, infatti, che non si degnano neppure di ascoltare esteriormente con le orecchie i precetti del Signore. Valgono per essi le parole del Salmista (57,5): «Come la vipera sorda, che si tura le orecchie». Ci sono altri invece che percepiscono tali cose con le orecchie del corpo, ma non le abbracciano con nessun desiderio dell’anima, non avendo la volontà di adempierle. «Ascoltano i tuoi discorsi, ma non li mettono in pratica», diceva Dio al profeta Ezechiele (33,31). Ci sono altri poi che ascoltano volentieri le parole di Dio, al punto di commuoversi fino al pianto; ma finito il tempo delle lacrime, o perché gravati dalle tribolazioni, o perché attratti dai piaceri, tornano al peccato. Se ne ha l’esempio nella parabola in cui si parla del seme della parola soffocato dalle sollecitudini (vedi Mt 13,18; Lc 8,11). In Ezechiele (3,7) si legge: «La casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vogliono ascoltare me». Perciò è segno che un uomo viene da Dio, se volentieri ascolta le parole di Dio: quelli invece che ricusano di ascoltarle con l’affetto e con i fatti non sono da Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 8, lect. 7, IV, v. 47, n. 1260)

   Notandum est autem, quod triplex est gradus male affectorum, ut dicit Gregorius. Nam quidam sunt qui praecepta Dei nec aure corporis, idest exteriori auditu, dignantur audire: de quibus dicitur in Ps. 57,5: Sicut aspidis surdae, obturantis aures suas. Quidam vero sunt qui haec quidem corporis aure percipiunt, sed nullo ea mentis desiderio complectuntur, non habentes voluntatem implendi: Ez. 33,31: Audiunt sermones, et non faciunt eos. Quidam autem sunt qui libenter verba Dei suscipiunt, ita ut etiam in fletibus compungantur; sed post lacrymarum tempus, vel tribulationibus oppressi, aut allecti deliciis, ad iniquitatem redeunt; cuius exemplum habetur Matth. 13,18 ss., et Lc. 8,11 ss., de verbo a sollicitudinibus suffocato. Ez. 3,7: Domus Israel nolunt audire te, quia nolunt audire me. Est ergo signum quod homo sit a Deo, si libenter audit verba Dei, sed qui recusant audire affectu vel effectu, ex Deo non sunt.

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