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16 settembre – venerdì Memoria dei Santi Cornelio e Cipriano Tempo Ordinario – 24a Settimana

16 settembre – venerdì Memoria dei Santi Cornelio e Cipriano Tempo Ordinario – 24a Settimana
15/09/2021 elena

16 settembre – venerdì
Memoria dei Santi
Cornelio e Cipriano
Tempo Ordinario – 24a Settimana

Prima lettura    
(1 Cor 15,12-20)

   Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Nessun bene ha valore
senza risurrezione

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 2, v. 19, n. 923)

   923. Ma poiché si potrebbe anche dire: non mi curo dei peccati, non mi curo dei morti, purché nella vita presente abbia quiete e tranquillità, per questo aggiunge un terzo inconveniente quando dice: «Se abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini».
   E si basa sul seguente argomento: se non esiste la risurrezione dei morti, ne segue che non c’è alcun bene per gli uomini se non nella vita presente; e se è così, allora sono più miserabili coloro che in questa vita patiscono molti malanni e tribolazioni. Quindi, poiché gli Apostoli e i cristiani patiscono molte tribolazioni, ne segue che sono più miserabili degli altri uomini, i quali almeno godono dei beni di questo mondo.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 15, lect. 2, v. 19, n. 923)

   Sed quia posset adhuc dicere: non curo de peccatis, non curo de mortuis, dummodo habeam in vita ista quietem et tranquillitatem, ideo addit tertium inconveniens cum dicit si in hac tantum vita, et cetera. Et innititur tali argumento: si resurrectio mortuorum non est, sequitur quod nihil boni habeatur ab hominibus, nisi solum in vita ista; et si hoc est, tunc illi sunt miserabiliores, qui in vita ista multa mala et tribulationes patiuntur. Cum ergo plures tribulationes apostoli et christiani patiantur, sequitur quod sint miserabiliores caeteris hominibus, qui ad minus perfruuntur huius mundi bonis.

Vangelo (Lc 8,1-3)

   In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Maria Maddalena

San Tommaso
(Sul Vangelo di San Giovanni,
c. 11, lez. 1, I, vv. 1-2, n. 1474)

   1474. La persona congiunta di cui [Giovanni] parla era Maria: «Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore». L’Evangelista, avendo nominato Maria, ed essendo molte le donne di questo nome, per distinguerla, la indica con il notissimo suo gesto, dicendo: «Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli».
   A proposito di questa Maria  c’è divergenza tra i santi dottori. Alcuni infatti, come S. Girolamo e Origene, affermano che questa Maria sorella di Lazzaro non è la peccatrice di cui parla S. Luca (7,37 s.), dicendo che «portò un alabastro d’unguento, e stando dietro ai piedi di lui, cominciò a bagnare i piedi con le lacrime e li asciugava con i capelli del suo capo…». Perciò, come scrive il Crisostomo, questa non è la meretrice di cui parla S. Luca. Questa Maria infatti era una donna onesta e premurosa nell’ospitare Cristo; mentre della peccatrice viene taciuto il nome. Infatti questa Maria in prossimità della passione poté benissimo compiere, per una speciale devozione verso Cristo, un gesto consimile a quello compiuto da quella peccatrice piena di amore e di compunzione. Episodio che qui l’Evangelista ha rammentato per anticipazione, volendo presentare la grandezza del ricordato nome di Maria.
   Altri invece, cioè S. Agostino e S. Gregorio, dicono che questa Maria è la peccatrice di cui parla S. Luca (cap. 7). E S. Agostino lo arguisce partendo proprio da questa frase di Giovanni; poiché qui l’Evangelista parla di Maria prima che facesse quel gesto nell’imminenza della passione. Vedi infra 12,3: «Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù». Egli dunque afferma che quanto qui l’Evangelista racconta s’identifica col gesto narrato da S. Luca al cap. 7. S. Ambrogio propende per l’una e l’altra sentenza. Perciò, secondo l’opinione di S. Agostino, è evidente che la peccatrice di cui si parla in S. Luca, è questa Maria, «il cui fratello Lazzaro era malato». Il suo misero corpo, cioè, era consumato dall’incendio di un’ardentissima febbre.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,

c. 11, lect. 1, I, vv. 1-2, n. 1474)

   Persona coniuncta erat Maria; unde dicit Maria autem erat quae unxit Dominum unguento. Quia enim mentionem fecerat de Maria et plures mulieres huius nominis erant, ideo ne erremus ex nomine, notificat eam ex notissima actione, dicens quae unxit Dominum unguento, et extersit pedes eius capillis suis. De hac autem Maria diversitas quaedam est inter sanctos. Quidam enim dicunt, ut Hieronymus et Origenes, quod haec Maria soror Lazari non est eadem cum illa quae peccatrix erat, de qua dicitur Lc. 7,37, quod attulit alabastrum unguenti, et stans retro secus pedes eius, lacrymis coepit rigare pedes eius, et capillis capitis sui tergebat. Unde, sicut dicit Chrysostomus, haec non fuit illa meretrix quae in Luca legitur. Haec enim honesta fuit et studiosa circa susceptionem Christi: nam peccatricis illius nomen tacetur. Potuit autem Maria ista erga Christum tempore suae passionis ex devotione et speciali dilectione simile opus fecisse, quod fecit ei peccatrix illa diligens et compuncta: quod quidem factum hic ab Evangelista propter Mariae nominis magnitudinem per anticipationem recitatur. Quidam alii, sicut Augustinus et Gregorius, dicunt quod haec eadem Maria de qua hic agitur, est illa peccatrix de qua agitur Lc. 7. Et argumentum huius ex hoc verbo Augustinus assumit. Nam hic Evangelista dicit antequam Maria ungeret Dominum unguento, quia illud fuit imminente passione; infra 12,3, ubi dicitur: Maria ergo sumpsit libram unguenti nardi pistici pretiosi, et unxit pedes Iesu. Unde dicit quod hoc quod hic dicit Evangelista de ea factum, recitatur Lc. 7. Ambrosius autem utramque partem tenet. Secundum ergo opinionem Augustini manifestum est quod peccatrix illa de qua dicitur in Luca, est Maria ista. Cuius frater Lazarus infirmabatur, idest, miserandum corpus eius fornaceis febribus alendum edax incendium assumebat.

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