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13 settembre – martedì Memoria di San Giovanni Crisostomo Tempo Ordinario – 24a Settimana

13 settembre – martedì Memoria di San Giovanni Crisostomo Tempo Ordinario – 24a Settimana
15/09/2021 elena

13 settembre – martedì
Memoria di
San Giovanni Crisostomo
Tempo Ordinario – 24a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 12,12-14.27-31)

   Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più grandi.

L’insegnamento di San Paolo
sui carismi (grazie gratis datae)

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 111, a. 4,
in contrario e corpo)

   S. Paolo in 1 Cor dice: A uno dallo Spirito è data la parola della sapienza, a un altro la parola della scienza secondo lo stesso Spirito; a un altro la fede nel medesimo Spirito; a un altro ancora il dono delle guarigioni nell’unico Spirito; a un altro la potenza dei prodigi, a un altro la profezia, a un altro il discernimento degli spiriti, a un altro la varietà delle lingue, a un altro l’interpretazione delle lingue.
   Come si è già detto, la grazia gratis data è ordinata a far sì che un uomo possa cooperare nel ricondurre a Dio un’altra persona. Ora, l’uomo non può lavorare a tale scopo muovendo interiormente, come Dio solo può fare, ma unicamente insegnando e persuadendo dall’esterno. Perciò la grazia gratis data abbraccia tutti quei mezzi di cui l’uomo ha bisogno per istruire un altro nelle realtà divine, che sono al di sopra della ragione. Ora, per questo si richiedono tre cose. In primo luogo che uno abbia raggiunto la piena conoscenza delle realtà divine per poterle insegnare agli altri. In secondo luogo che abbia la possibilità di confermare o provare le cose che dice: altrimenti il suo insegnamento non sarebbe efficace. In terzo luogo che abbia la capacità di esporre convenientemente agli uditori quanto ha concepito. – Ora, rispetto al primo punto si richiedono tre cose, come risulta anche dall’insegnamento umano. In primo luogo chi ha il compito di insegnare ad altri una data scienza deve possedere in modo certissimo i princìpi di essa. E a tale esigenza corrisponde la fede, che è la certezza delle realtà invisibili, che sono come i princìpi fondamentali della dottrina cattolica. Secondo: chi insegna deve conoscere le principali conclusioni della scienza. E a ciò corrisponde la parola della sapienza, che è la conoscenza delle realtà di Dio. Terzo: deve anche abbondare negli esempi e nella conoscenza degli effetti, dei quali talora è necessario servirsi per far conoscere le cause. E a ciò corrisponde la parola della scienza, che è la conoscenza delle realtà umane: poiché le realtà invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle cose da lui compiute [Rm]. – La riprova poi, o conferma, nelle cose soggette alla ragione avviene mediante argomentazioni. Invece nelle verità divinamente rivelate e superiori alla ragione avviene mediante opere che sono proprie della potenza di Dio. E ciò in due modi. Primo, per il fatto che chi insegna la dottrina compie dei miracoli che Dio solo può fare. E ciò sia quanto alla salute del corpo, e allora abbiamo il dono delle guarigioni, sia anche quanto a semplici manifestazioni della potenza di Dio, come quando il sole si ferma o si oscura, o il mare si divide: e allora abbiamo la potenza dei prodigi. Secondo, per il fatto che [il predicatore evangelico] manifesta cose che Dio solo può conoscere. E queste sono o i futuri contingenti, e si ha allora la profezia, oppure anche i segreti dei cuori, e si ha allora il discernimento degli spiriti. – Finalmente per la capacità di esporre si richiede sia la lingua necessaria per farsi capire, e così è ricordata la varietà delle lingue, sia la comprensione dei termini da usare, e così si ha l’interpretazione delle lingue.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 111, a. 4,
sed contra e corpus)

   Sed contra est quod apostolus dicit, 1 ad Cor. 12 [8 sqq.], alii per Spiritum datur sermo sapientiae, alii autem sermo scientiae secundum eundem Spiritum, alteri fides in eodem Spiritu, alii gratia sanitatum, alii operatio virtutum, alii prophetia, alii discretio spirituum, alii genera linguarum, alii interpretatio sermonum.
   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, gratia gratis data ordinatur ad hoc quod homo alteri cooperetur ut reducatur ad Deum. Homo autem ad hoc operari non potest interius movendo, hoc enim solius Dei est; sed solum exterius docendo vel persuadendo. Et ideo gratia gratis data illa sub se continet quibus homo indiget ad hoc quod alterum instruat in rebus divinis, quae sunt supra rationem. Ad hoc autem tria requiruntur. Primo quidem, quod homo sit sortitus plenitudinem cognitionis divinorum, ut ex hoc possit alios instruere. Secundo, ut possit confirmare vel probare ea quae dicit, alias non esset efficax eius doctrina. Tertio, ut ea quae concipit, possit convenienter auditoribus proferre. – Quantum igitur ad primum, tria sunt necessaria, sicut etiam apparet in magisterio humano. Oportet enim quod ille qui debet alium instruere in aliqua scientia, primo quidem, ut principia illius scientiae sint ei certissima. Et quantum ad hoc ponitur fides, quae est certitudo de rebus invisibilibus, quae supponuntur ut principia in catholica doctrina. Secundo, oportet quod doctor recte se habeat circa principales conclusiones scientiae. Et sic ponitur sermo sapientiae, quae est cognitio divinorum. Tertio, oportet ut etiam abundet exemplis et cognitione effectuum, per quos interdum oportet manifestare causas. Et quantum ad hoc ponitur sermo scientiae, quae est cognitio rerum humanarum, quia invisibilia Dei per ea quae facta sunt, conspiciuntur [Rom. 1,20]. – Confirmatio autem in his quae subduntur rationi, est per argumenta. In his autem quae sunt supra rationem divinitus revelata, confirmatio est per ea quae sunt divinae virtuti propria. Et hoc dupliciter. Uno quidem modo, ut doctor sacrae doctrinae faciat quae solus Deus facere potest, in operibus miraculosis, sive sint ad salutem corporum, et quantum ad hoc ponitur gratia sanitatum; sive ordinentur ad solam divinae potestatis manifestationem, sicut quod sol stet aut tenebrescat, quod mare dividatur; et quantum ad hoc ponitur operatio virtutum. Secundo, ut possit manifestare ea quae solius Dei est scire. Et haec sunt contingentia futura, et quantum ad hoc ponitur prophetia; et etiam occulta cordium, et quantum ad hoc ponitur discretio spirituum. – Facultas autem pronuntiandi potest attendi vel quantum ad idioma in quo aliquis intelligi possit, et secundum hoc ponuntur genera linguarum, vel quantum ad sensum eorum quae sunt proferenda, et quantum ad hoc ponitur interpretatio sermonum.

Vangelo (Lc 7,11-17)

   In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

La vedova di Nain

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 7, lez. 2, vv. 11-13a)

   CIRILLO: Il Signore aggiunge un miracolo all’altro, e nel caso precedente arriva dopo essere stato chiamato, mentre qui giunge non chiamato. Per cui si dice: In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain. BEDA: Nain è una città della Galilea a due miglia dal monte Tabor. Per volontà di Dio una grande folla accompagnava il Signore, affinché ci fossero molti testimoni di un miracolo così grande. Perciò prosegue: e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. GREGORIO NISSENO: La prova della risurrezione ci fu data non tanto dalle parole quanto dalle opere del Signore, il quale, cominciando i suoi miracoli con quelli minori, abituò la nostra fede a quelli più grandi. In primo luogo, nella malattia incurabile del servo del Centurione, egli dà il via al suo potere sulla risurrezione; successivamente, con un potere più grande, conduce gli uomini alla fede nella risurrezione, quando risuscita il figlio della vedova che veniva portato al sepolcro; per cui segue: Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova. Infatti qualcuno dirà del servo del Centurione che non era sul punto di morire; ora, affinché costui freni la sua lingua temeraria, l’Evangelista spiega che il giovane che Cristo incontrò era già morto; infatti continua: unico figlio di una madre rimasta vedova, e molta gente della città era con lei. Egli ci mostra la grandezza della disgrazia con poche parole. La madre era vedova, e non poteva sperare di generare altri figli; non aveva qualcuno su cui appoggiarsi al posto del figlio defunto; questo solo aveva allattato; egli solo poteva provvedere alla casa; tutto ciò che per una madre era dolce e prezioso era riposto in lui. CIRILLO: Una passione straziante, che poteva ben indurre la pianto e alle lacrime. Per cui segue: Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: Non piangere! BEDA: Come se dicesse: desisti dal piangere come morto colui che vedrai subito risorgere vivo. CRISOSTOMO: Ora, chi consola gli afflitti ci comanda di consolarci dalla perdita dei nostri defunti, sperando nella loro risurrezione. Dunque la vita che incontra la morte ferma la bara; perciò prosegue: Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. CIRILLO: Non opera il miracolo solo con la parola, ma anche tocca il feretro, perché tu sappia che il corpo di Cristo è uno strumento efficace per la salvezza dell’uomo: infatti è il corpo della vita, la carne del Verbo onnipotente, del quale possiede il potere; come infatti il ferro unito al fuoco compie il lavoro del fuoco, così, dopo che la carne è stata unita al Verbo che vivifica tutto, diviene anch’essa vivificatrice e scaccia la morte.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 7, lect. 2, vv. 11-13a)

   Cyrillus. Mira Dominus miris annectit; et supra quidem accersitus occurrit, hic vero non vocatus accedit; unde dicitur et factum est, deinceps ibat in civitatem quae vocatur Naim. Beda. Naim est civitas Galilaeae in secundo milliario montis Thabor. Divino autem nutu multa turba Dominum comitatur, ut multi essent tanti miraculi testes; unde sequitur et ibant cum illo discipuli eius et turba copiosa. Gregorius Nyssenus. Resurrectionis autem experimentum non ita verbis sicut operibus a salvatore didicimus, qui ab inferioribus inchoans opus miraculi, fidem nostram assuefacit ad maiora. Primo quidem in aegritudine desperata servi centurionis, resurrectionis incepit potestatem; post haec altiori potestate ducit homines ad fidem resurrectionis, dum suscitavit filium viduae, qui ferebatur ad monumentum; unde sequitur cum autem appropinquaret portae civitatis, ecce defunctus efferebatur filius unicus matris suae. Diceret enim aliquis de puero centurionis, quod moriturus non erat: ut igitur temerariam linguam compesceret, iam defuncto iuveni Christum obviare fatetur unico filio viduae; nam sequitur et haec vidua erat, et turba civitatis multa cum illa. Aerumnae molem brevibus verbis explicuit. Mater vidua erat, et non sperabat ulterius filios procreare; non habebat in quem aspectum dirigeret vice defuncti; hunc solum lactaverat, solus aderat alacritatis causa in domo; quicquid matri dulce ac pretiosum, hic solus extiterat. Cyrillus. Miseranda passio, et ad fletum et lacrymas potens provocare. Unde sequitur quam cum vidisset Dominus, misericordia motus super eam, dixit illi: noli flere. Beda. Quasi dicat: desiste quasi mortuum flere, quem mox vivum resurgere videbis. Chrysostomus. Iubens autem cessare a lacrymis qui consolatur moestos, monet nos praesentibus defunctis consolationem recipere, resurrectionem sperantes. Tenet autem feretrum vita obvians morti; unde sequitur et accessit, et tetigit loculum; hi autem qui portabant steterunt. Cyrillus in Ioannem. Ideo autem non solo verbo peragit miraculum, sed et feretrum tangit, ut cognoscas efficax esse sacrum Christi corpus ad humanam salutem: est enim corpus vitae, et caro Verbi omnipotentis, cuius habet virtutem: sicut enim ferrum adiunctum igni perficit opus ignis, sic postquam caro unita est Verbo quod vivificat omnia, ipsa quoque facta est vivificativa, et mortis expulsiva.

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