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10 settembre – sabato Tempo Ordinario – 23a Settimana

10 settembre – sabato Tempo Ordinario – 23a Settimana
15/09/2021 elena

10 settembre – sabato
Tempo Ordinario – 23a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 10,14-22)

   Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?

La nullità degli idoli

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 94, a. 1,soluzione 3)

   3. S. Paolo afferma che l’idolo è un nulla nel mondo perché le immagini così denominate non erano animate né investite di virtù divina, come voleva Ermete Trismegisto, quasi che fossero composte di spirito e di corpo. – E lo stesso si dica dell’espressione: La carne immolata agli idoli non è nulla, poiché con l’immolazione le carni non acquistavano né una qualsiasi santificazione, come pensavano i gentili, né una qualche impurità, come pensavano i Giudei.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 94, a. 1, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod apostolus intelligit nihil esse in mundo quia imagines illae quae idola dicebantur, non erant animatae aut aliquam virtutem divinitatis habentes, sicut Hermes ponebat, quasi esset aliquid compositum ex spiritu et corpore. – Et similiter intelligendum est quod idolis immolatum non est aliquid, quia per huiusmodi immolationem carnes immolatitiae neque aliquam sanctificationem consequebantur, ut gentiles putabant; neque aliquam immunditiam, ut putabant Iudaei.

Vangelo (Lc 6,43-49)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Il tesoro del cuore

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 6, lez. 11, v. 45)

   CIRILLO: Dopo aver mostrato che dalle opere si può distinguere l’uomo buono da quello cattivo, come l’albero dai suoi frutti, ora dimostra la stessa cosa attraverso un altro segno, dicendo: L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male. BEDA: Il tesoro del cuore è la stessa cosa che la radice dell’albero. Perciò chi nel suo cuore possiede il tesoro della pazienza e del perfetto amore, producendo ottimi frutti, ama il nemico e fa le altre cose che [il Signore] ha insegnato in precedenza; mentre chi conserva nel cuore un tesoro perverso fa esattamente il contrario. BASILIO: Anche la qualità della parola manifesta il cuore da cui procede, mostrando chiaramente l’inclinazione dei nostri pensieri; perciò continua: infatti la bocca parla dalla pienezza del cuore. CRISOSTOMO: È una conseguenza naturale che quando dentro abbonda l’iniquità, fuoriescano parole cattive; perciò quando ascolti un uomo che proferisce parole disoneste, non credere che in lui ci sia soltanto tanta cattiveria quanta viene espressa dalle sue parole, ma ritieni che la fonte è più abbondante del fiume. BEDA: Con la locuzione della bocca il Signore allude a tutto ciò che con la parola, con i fatti e con i pensieri noi tiriamo fuori dal nostro cuore. Infatti è una consuetudine della Scrittura porre le parole per le cose.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 6, lect. 11, v. 45)

   Cyrillus. Postquam autem ostendit quod ex operibus potest discerni homo bonus et malus, sicut ex fructibus arbor; nunc idem ostendit per aliud signum, dicens bonus homo de bono thesauro cordis sui profert bonum; et malus homo de malo thesauro profert malum. Beda. Idem est thesaurus cordis quod radix est arboris. Qui ergo in corde thesaurum patientiae perfectique habet amoris, optimos fructus effundens diligit inimicum, et cetera facit quae supra edocuit; at qui thesaurum nequam corde servat, contraria facit. Basilius. Verbi etiam conditio cor a quo processit manifestat, evidenter ostendens dispositionem praecordiorum nostrorum; unde sequitur ex abundantia enim cordis os loquitur. Chrysostomus in Matthaeum. Naturalis enim consequentia est ut cum intus abundet nequitia, effluant oretenus verba nequam: unde cum audiveris hominem inhonesta proferentem, non tantam in eo putes latere malitiam quanta verbis exprimitur; sed coniecta fontem rivo esse uberiorem. Beda. Per oris etiam locutionem Dominus universa quae dicto, vel facto, vel cogitatu de corde proferimus, insinuat; moris enim est Scripturarum, verba pro rebus ponere.

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