Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

9 settembre – venerdì Tempo Ordinario – 23a Settimana

9 settembre – venerdì Tempo Ordinario – 23a Settimana
15/09/2021 elena

9 settembre – venerdì
Tempo Ordinario – 23a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 9,16-19.22b-27)

   Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io. Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l’aria; anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.

Lo zelo per la predicazione
e la salvezza delle anime

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 188, a. 4, corpo)

   Come si è già visto, è una cosa buona istituire degli ordini religiosi per le opere della vita attiva, in quanto queste sono ordinate al bene del prossimo e alla conservazione del culto di Dio. Ora, il bene del prossimo si procura più con le opere che servono alla salvezza spirituale dell’anima che con quelle ordinate a soccorrere le necessità del corpo, essendo i beni spirituali superiori a quelli corporali: sopra infatti abbiamo detto che l’elemosina spirituale è superiore a quella materiale. Inoltre ciò è più connesso con l’onore di Dio, al quale «nessun sacrificio è più accetto che lo zelo delle anime», come dice Gregorio. Infine è una cosa più eccellente difendere i fedeli dagli errori degli eretici e dalle tentazioni diaboliche con le armi spirituali piuttosto che custodire il popolo fedele con le armi corporali. Perciò è sommamente conveniente istituire una religione per predicare, e per le altre opere riguardanti la salvezza delle anime.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 188, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 2], convenienter religio institui potest ad opera vitae activae, secundum quod ordi- nantur ad utilitatem proximorum, et ad obse- quium Dei, et conservationem divini cultus. Magis autem procuratur utilitas proximorum per ea quae pertinent ad spiritualem animae salutem, quam per ea quae pertinent ad sub- veniendum corporali necessitati, quanto spiri- tualia corporalibus sunt potiora, unde supra [q. 32 a. 3] dictum est quod eleemosynae spirituales sunt corporalibus potiores. Hoc etiam magis pertinet ad obsequium Dei, cui nullum sacrificium est magis acceptum quam zelus animarum , ut Gregorius dicit, Super Ez. [1,12]. Maius etiam est spiritualibus armis contra errores haereticorum et tentationes Daemonum fideles defendere, quam corporalibus armis populum fidelem tueri. Et ideo convenientissimum est ad praedicandum, et ad alia quae pertinent ad salutem animarum, aliquam religionem institui.

Vangelo (Lc 6,39-42)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

La pagliuzza e la trave

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 6, lez. 10, vv. 41-42)

   TEOFILATTO: Ora il Signore introduce un’altra parabola sullo stesso tema, aggiungendo: Perché guardi la pagliuzza, ossia un piccolo misfatto, nell’occhio di tuo fratello e non consideri la trave che è nel tuo?, cioè il tuo gravissimo peccato. BEDA: Ciò fa riferimento alla parabola precedente, in cui ammoniva che il cieco non può essere guidato da un cieco, ossia il peccatore non può essere corretto dal peccatore. Per questo dice: Come puoi dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio non vedendo la trave che è nel tuo? CIRILLO: Come se dicesse: Chi è reo di gravi peccati, che chiama trave, in che modo condanna chi ne ha commessi pochi oppure nessuno? Questo significa la pagliuzza. TEOFILATTO: L’esempio si addice a tutti, ma specialmente ai maestri che, mentre castigano i peccati più piccoli dei loro sudditi, lasciano impuniti i propri. Per questo motivo li chiama ipocriti, perché giudicano i peccati degli altri al fine di apparire giusti; perciò prosegue: Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. CIRILLO: Prima mostra te stesso puro dai grossi peccati, e poi potrai dare consigli al tuo prossimo che è colpevole solo di peccati leggeri. BASILIO: In verità, la conoscenza di se stessi è il dovere più importante. Infatti non solo l’occhio che vede le cose esterne non usa la vista sopra se stesso, ma anche il nostro intelletto, sebbene sia molto rapido nel cogliere il peccato degli altri, è invece lento nel cogliere i propri difetti.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 6, lect. 10, vv. 41-42)

   Theophylactus. Inducit autem Dominus et aliam parabolam de eodem, subdens quid autem vides festucam, idest modicum criminis, in oculo fratris tui, trabem autem quae in oculo tuo est, idest peccatum tuum maximum, non consideras? Beda. Hoc autem ad superiorem sensum respicit, ubi caecum a caeco duci, idest peccantem a peccatore castigari non posse praemonuit; unde dicitur aut quomodo potes dicere fratri tuo: frater, sine eiciam festucam de oculo tuo, ipse in oculo tuo trabem non videns? Cyrillus. Quasi dicat: qui gravibus obnoxius est peccatis, quae trabem vocat, qualiter damnat eum qui pauca vel quandoque nil mali commisit? Hoc enim festuca significat. Theophylactus. Convenit autem hoc omnibus, et maxime doctoribus, qui subditorum cum minima peccata puniant, propria impunita relinquunt. Propter hoc eos Dominus hypocritas vocat, qui ex hoc aliorum peccata iudicant ut iusti videantur; unde sequitur hypocrita, eice primum trabem de oculo tuo, et tunc perspicies ut educas festucam de oculo fratris tui. Cyrillus. Videlicet teipsum primum mundum ostendas a magnis peccatis; consequenter consules proximo modica committenti. Basilius. Videtur enim revera cognitio sui ipsius gravissimum omnium: neque enim solus oculus exteriora videns super se visu non utitur; sed et ipse noster intellectus, cum alienum velociter coniectat peccatum, lentus est erga propriorum perceptionem defectuum.

CondividiShare on FacebookShare on Google+