Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

3 settembre – sabato Memoria di San Gregorio Magno Tempo Ordinario – 22a Settimana

3 settembre – sabato Memoria di San Gregorio Magno Tempo Ordinario – 22a Settimana
15/09/2021 elena

3 settembre – sabato
Memoria di San Gregorio Magno
Tempo Ordinario – 22a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 4,6-15)

   Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto? Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi. Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.

Siamo diventati
la spazzatura del mondo

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 4, lez. 2, v. 7, nn. 200-202)

   200. Poi, quando dice: «Chi dunque ti dà questo privilegio?», stabilisce la ragione per cui uno non si deve vantare nei confronti di un altro.
   In primo luogo pone la ragione dicendo: «Chi ti dà questo privilegio?». E ciò può essere inteso in due modi. Secondo un modo, così: chi ti ha dato questo privilegio rispetto alla massa della perdizione? Infatti tu stesso non puoi dartelo, e così non hai in te ciò di cui insuperbirti nei confronti di un altro. E di questa distinzione si parla in Sal 42,1: «Fammi giustizia o Dio, difendi la mia causa contro gente spietata». Secondo un altro modo si può intendere: «Chi ti dà questo privilegio», cioè di farti superiore al tuo prossimo? Tu non puoi farlo, e quindi non hai di che insuperbirti nei suoi confronti. E di questa distinzione si parla in Sir 33,11: «Ma il Signore li ha distinti nella sua grande sapienza, ha assegnato loro diversi destini». Però tra gli uomini in quanto sono fedeli id Cristo, non c’è alcuna distinzione, poiché, come si dice in Rm 12,5: «Così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo». E in At 15,9 Pietro dice: «E non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede».
   201. In secondo luogo, esclude la ragione.
   Infatti uno si può distinguere dai buoni o dai cattivi facendosi migliore grazie ai beni che possiede, per esempio la fede, la sapienza e cose del genere. Ma l’Apostolo esclude questa ipotesi dicendo: «Che cosa possiedi che tu non abbia già ricevuto?», come se dicesse: nulla. Infatti tutte le cose buone provengono da Dio, secondo il Sal 103,28: «Tu apri la mano, si saziano di beni», e 1 Cr 29,14: «Tutto proviene da te; noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l’abbiamo ridato».
   E da ciò conclude il proprio assunto dicendo: «E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?». Infatti si vanta come se non avesse ricevuto chi si vanta di se stesso e non di Dio, come si dice di alcuni nel Sal 48,7: «Essi confidano nella loro forza e si vantano della loro grande ricchezza».
   202. E a ciò appartiene la prima specie di superbia con cui, insuperbendosi, qualcuno dice di possedere da se stesso ciò che ha, secondo il Sal 11,5: «Per la nostra lingua siamo forti, ci difendiamo con le nostre labbra: chi sarà nostro padrone?». Invece si vanta come se l’avesse ricevuto chi, attribuendo tutto a Dio, si vanta in Lui, come è stato detto in precedenza (1,31): «Chi si vanta si vanti nel Signore». Perciò vantarsi non è insuperbirsi, ma umiliarsi davanti a Dio, al quale l’uomo dà gloria, secondo Sir 51,23: «Renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 4, lect. 2, v. 7, nn. 200-202)

   Deinde cum dicit quis enim te discernit? Assignat rationem quare unus non debeat contra alium inflari. Et primo ponit rationem, dicens quis enim te discernit? Quod potest intelligi dupliciter: uno modo sic: quis enim te discernit a massa perditorum? Tu teipsum discernere non potes: unde non habes in te unde contra alium superbias. Et de hac discretione dicitur in Ps. 42,1: iudica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta. Alio modo potest intelligi quis te discernit, scilicet superiorem faciens proximo tuo? Hoc quod tu facere non potes, unde contra eum superbire non debes. Et de hac discretione dicitur Eccli. 33,11: in multitudine disciplinae Domini separavit eos, et immutavit vias illorum. Sed inter homines, inquantum sunt fideles Christi, non est discretio, quia, ut dicitur Rom. 12,5, multi unum corpus sumus in Christo. Et dicit Petrus: nihil discernit inter nos et illos, fide purificans corda eorum. Secundo excludit quamdam rationem. Posset enim aliquis discerni a bonis vel a malis, melior eis existens, propter bona quae habet, puta fidem, sapientiam, et huiusmodi. Sed hoc excludit apostolus, dicens quid autem habes, quod non accepisti? Quasi dicat: nihil. Omnia enim bona sunt a Deo, secundum illud Ps. 103,28: aperiente te manum tuam, omnia implebuntur bonitate; et Par. 29,14: tua sunt omnia, et quae de manu tua accepimus, dedimus tibi. Et ex hoc concludit propositum, dicens si autem accepisti, quid gloriaris, quasi non acceperis? Ille igitur gloriatur quasi non accipiens, qui de seipso gloriatur, et non de Deo, sicut de quibusdam dicitur in Ps. 48, v. 7: qui confidunt in virtute sua, et in multitudine divitiarum suarum gloriantur. Et ad hoc pertinet prima species superbiae, qua scilicet aliquis superbiendo, quod habet, dicit a seipso habere, iuxta illud Ps. 11,5: labia nostra a nobis sunt, quis noster dominus est? Ille autem gloriatur quasi accipiens, qui omnia Deo adscribens, gloriatur de ipso, sicut supra dictum est: qui gloriatur, in Domino glorietur. Sic autem gloriari non est superbire, sed humiliari sub Deo, cui homo dat gloriam, secundum illud Eccli. ult.: danti mihi sapientiam, dabo gloriam.

Vangelo (Lc 6,1-5)

   Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Cogliere le spighe di sabato

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, soluzione 3)

   3. Quando i discepoli, presi dalla fame, colsero le spighe in giorno di sabato, non violarono la legge, poiché erano scusati dallo stimolo della fame: come non la trasgredì neppure Davide, quando, sospinto dalla fame, mangiò il pane che a lui non era lecito mangiare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod etiam discipuli, quando esurientes spicas sabbato vellebant, a transgressione legis excusantur propter necessitatem famis, sicut et David non fuit transgressor legis quando, propter necessitatem famis, comedit panes quos ei edere non licebat.

CondividiShare on FacebookShare on Google+