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2 settembre – venerdì Tempo Ordinario – 22a Settimana

2 settembre – venerdì Tempo Ordinario – 22a Settimana
15/09/2021 elena

2 settembre – venerdì
Tempo Ordinario – 22a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 4,1-5)

   Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.

Il sospetto temerario

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 60, a. 3, corpo)

   Come scrive Cicerone, il sospetto implica un’opinione cattiva fondata su indizi insignificanti. E ciò può derivare da tre moventi. Primo, dal fatto che uno è egli stesso malvagio, per cui conoscendo la propria malizia facilmente è portato a pensar male degli altri; secondo le parole di Qo 10 [3]: Quando lo stolto cammina per via, essendo egli insipiente, reputa tutti stolti. Secondo, può derivare dal fatto che uno è mal disposto verso un altro. Quando infatti si disprezza o si odia una persona, o ci si adira contro di essa, bastano lievi indizi per pensarne male: poiché ciascuno crede facilmente ciò che desidera. Terzo, ciò può derivare da una lunga esperienza: per cui il Filosofo rileva che «i vecchi sono sommamente sospettosi, avendo molte volte sperimentato i difetti degli altri». – Ora, i primi due moventi del sospetto sono dovuti chiaramente alla perversità degli affetti. Invece il terzo diminuisce l’infondatezza del sospetto: in quanto l’esperienza giova alla certezza, la quale riduce ciò che caratterizza il sospetto. Quindi il sospetto implica un certo vizio: e più esso procede, più è vizioso. – Ci sono poi tre gradi di sospetto. Il primo consiste nel prospettarsi dei dubbi sulla bontà di uno per degli indizi insignificanti. E questo è un peccato leggero e veniale: ciò infatti – stando alla Glossa sul passo di 1 Cor 4 [5]: Non vogliate giudicare nulla prima del tempo – «fa parte della tentazione umana, che non manca mai nella vita presente». Il secondo grado si ha invece quando uno, per leggeri indizi, ritiene certa la malizia di un altro. E questo, se si tratta di una cosa grave, è un peccato mortale, in quanto non può verificarsi senza il disprezzo del prossimo: per cui la Glossa aggiunge: «Sebbene dunque non si possano evitare i sospetti, essendo noi uomini, tuttavia dobbiamo trattenerci dal dare giudizi, cioè sentenze ferme e definitive». Si ha infine il terzo grado quando un giudice per un sospetto arriva a condannare qualcuno. E ciò appartiene direttamente all’ingiustizia. Per cui è un peccato mortale.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 60, a. 3, corpo)

   Respondeo dicendum quod, sicut Tullius dicit, suspicio importat opinionem mali quando ex levibus indiciis procedit. Et contingit ex tribus. Uno quidem modo, ex hoc quod aliquis in seipso malus est, et ex hoc ipso, quasi conscius suae malitiae, faciliter de aliis malum opinatur, secundum illud Eccle. 10 [3], in via stultus ambulans, cum ipse sit insipiens, omnes stultos aestimat. Alio modo provenit ex hoc quod aliquis male afficitur ad alterum. Cum enim aliquis contemnit vel odit aliquem, aut irascitur vel invidet ei, ex levibus signis opinatur mala de ipso, quia unusquisque faciliter credit quod appetit. Tertio modo provenit ex longa experientia, unde philosophus dicit, in 2 Rhet., quod senes sunt maxime suspiciosi, quia multoties experti sunt aliorum defectus. – Primae autem duae suspicionis causae manifeste pertinent ad perversitatem affectus. Tertia vero causa diminuit rationem suspicionis, inquantum experientia ad certitudinem proficit, quae est contra rationem suspicionis. Et ideo suspicio vitium quoddam importat, et quanto magis procedit suspicio, tanto magis est vitiosum. – Est autem triplex gradus suspicionis. Primus quidem gradus est ut homo ex levibus indiciis de bonitate alicuius dubitare incipiat. Et hoc est veniale et leve peccatum, pertinet enim ad tentationem humanam, sine qua vita ista non ducitur, ut habetur in Glossa super illud 1 ad Cor. 4 [5], nolite ante tempus iudicare. Secundus gradus est cum aliquis pro certo malitiam alterius aestimat ex levibus indiciis. Et hoc, si sit de aliquo gravi, est peccatum mortale, inquantum non est sine contemptu proximi, unde Glossa ibidem subdit, etsi ergo suspiciones vitare non possumus, quia homines sumus, iudicia tamen, idest definitivas firmasque sententias, continere debemus. Tertius gradus est cum aliquis iudex ex suspicione procedit ad aliquem condemnandum. Et hoc directe ad iniustitiam pertinet. Unde est peccatum mortale.

Vangelo (Lc 5,33-39)

   In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Vino e otri

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 5, lez. 7, vv. 37-39)

   AGOSTINO: Ora, vengono paragonati agli otri vecchi gli Apostoli, i quali dal vino nuovo, cioè dai precetti spirituali, sono più facilmente spaccati che riempiti. Perciò continua: altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Saranno otri nuovi quando, dopo l’ascensione del Signore, riceveranno lo Spirito Santo, allorché per il desiderio della sua consolazione saranno rinnovati con la preghiera e la speranza; per cui segue: Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. BEDA: Dal vino siamo ristorati interiormente, mentre dalla veste siamo ricoperti esteriormente. Perciò il vestito sono le opere buone che compiamo esteriormente, e con le quali siamo luminosi davanti agli uomini, mentre il vino è il fervore della fede, speranza e carità. Oppure in un altro modo. Gli otri vecchi sono gli Scribi e i Farisei, mentre il panno nuovo e il vino nuovo sono i precetti del Vangelo. GREGORIO NISSENO: Il vino novello spumeggia a causa del calore naturale contenuto nel liquore, e si libera dalle scorie materiali. Questo vino è il Nuovo Testamento, che gli otri antichi, invecchiati a causa dell’incredulità, non possono accogliere; anzi, per l’eccellente dottrina si spaccano, e così fanno defluire la grazia dello Spirito, poiché «in un’anima malevola non entrerà la sapienza» (Sap 1,4). BEDA: Così a qualsiasi anima non ancora rinnovata, che persevera nella vetustà della malizia, non si devono concedere i sacramenti dei nuovi misteri. Inoltre chi vuole mescolare i comandamenti evangelici con i comandamenti della Legge, come facevano i Galati, mette vino nuovo in otri vecchi.
   Poi prosegue: Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è gradevole! Poiché i Giudei, imbevuti del gusto della loro vecchia vita, disprezzavano i precetti della nuova grazia; ed essendo contaminati dalle tradizioni dei loro antenati, non erano in grado di percepire la dolcezza delle parole spirituali.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 5, lect. 7, vv. 37-39)

   Augustinus De quaest. Evang. Veteribus autem utribus comparantur apostoli, qui vino novo quasi spiritualibus praeceptis facilius disrumpuntur quam contineant; unde sequitur alioquin rumpit vinum novum utres, et ipsum effunditur et utres pereunt. Erunt autem novi utres, cum post ascensionem accepto desiderio consolationis eius, orando et sperando innovabuntur; unde sequitur sed novum vinum in utres novos mittendum est, et utraque conservantur. Beda. Vino siquidem intus reficimur, veste autem foris tegimur. Vestis ergo sunt bona opera quae foris agimus, quibus coram hominibus lucemus; vinum fervor fidei, spei et caritatis. Aliter. Veteres utres sunt Scribae et Pharisaei; novus pannus et novum vinum praecepta Evangelii. Gregorius Nyssenus. Vinum enim de novo elicitum, propter fervorem naturalis humidi, fumosum est despumans naturali agitatione a se materialem immunditiam. Tale vinum, novum testamentum est, quod antiqui utres qui, propter incredulitatem inveterati sunt, non capiunt; immo scinduntur excellentia doctrinae, necnon et gratiam spiritus incassum fluere faciunt, quia in malevolam animam non introibit sapientia. Beda. Sed cuicumque animae nondum innovatae, sed in vetustate malitiae perseveranti, novorum mysteriorum sacramenta non debent committi. Qui etiam praeceptis evangelicis praecepta legis miscere volunt, ut Galatae, vinum novum in utres veteres mittunt. Sequitur et nemo bibens vetus, statim vult novum; dicit enim: vetus melius est: quia Iudaeis vitae veteris saliva imbutis, novae gratiae praecepta sordebant: quia maiorum traditionibus commaculati dulcedinem spiritualium verborum percipere non valebant.

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