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1 settembre – giovedì Tempo Ordinario – 22a Settimana

1 settembre – giovedì Tempo Ordinario – 22a Settimana
15/09/2021 elena

1 settembre – giovedì
Tempo Ordinario – 22a Settimana

Prima lettura
(1 Cor 3,18-23)

   Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani». Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Chi si crede sapiente si faccia stolto

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 46, a. 1, soluzione 2)

   2. Come esiste una sapienza cattiva, a cui sopra abbiamo accennato, che è denominata sapienza di questo mondo [1 Cor 2,6] poiché prende per causa altissima e per ultimo fine un bene terreno, così c’è una stoltezza buona che si contrappone a questa sapienza cattiva, e con la quale si disprezzano i beni terreni. Ora, S. Paolo parla appunto di questa stoltezza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 46, a. 1, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod sicut est quaedam sapientia mala, ut supra [q. 45 a. 1 ad 1] dictum est, quae dicitur sapientia saeculi, quia accipit pro causa altissima et fine ultimo aliquod terrenum bonum; ita etiam est aliqua stultitia bona, huic sapientiae malae opposita, per quam aliquis terrena contemnit. Et de hac stultitia loquitur Apostolus.

Vangelo (Lc 5,1-11)

   In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Non siamo degni delle opere di Dio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Luca,
c. 5, lez. 3, vv. 8-10a)

   AMBROGIO: Pietro si stupiva per i doni divini, e quanto più grande era il suo timore, tanto inferiore era la sua presunzione, per cui si dice: al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore. CIRILLO: Riportando alla propria coscienza i delitti commessi, egli trema e palpita, e sentendosi impuro, non ritiene per lui possibile ricevere colui che è puro: infatti aveva imparato dalla Legge a distinguere tra ciò che è contaminato e ciò che è santo. GREGORIO NISSENO: Quando infatti comandò di calare le reti, la quantità dei pesci presi fu così grande quale volle il Signore del mare e della terra. Poiché la voce del Verbo è sempre la voce della potenza, all’ordine della quale, all’origine del mondo, la luce e le altre creature vennero prodotte. Di fronte a queste cose Pietro si stupiva; perciò prosegue: Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. AGOSTINO: Non fa il nome di Andrea, che tuttavia si capisce che era nella barca, secondo la narrazione di Matteo e Marco.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 5, lect. 3, vv. 8-10a)

   Ambrosius. Admirabatur Petrus dona divina; et quo plus metuerat, praesumebat minus; unde dicitur quod cum videret Simon Petrus, procidit ad genua Iesu, dicens: exi a me, Domine, quia homo peccator sum. Cyrillus. Reducens enim ad conscientiam patrata delicta, tremit et trepidat, et velut immundus mundum non credit se posse suscipere: acceperat enim a lege, distinguendum esse inter maculatum et sanctum. Gregorius Nyssenus. Cum enim mandasset demergere retia, tanta copia piscium capta est, quantum ipse maris Dominus et terrae voluerat. Vox enim Verbi semper est vox virtutis, cuius praecepto in origine mundi lux et ceterae creaturae prodibant. In his admiratur Petrus; unde sequitur stupor enim circumdederat eum, et omnes qui cum illo erant, in captura piscium quam ceperant; similiter autem Iacobum et Ioannem filios Zebedaei, qui erant socii Simonis. Augustinus De cons. Evang. Andream non nominat, qui tamen intelligitur in ea navi fuisse, secundum Matthaei et Marci narrationem.

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