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21 febbraio – 1a Domenica di Quaresima

21 febbraio – 1a Domenica di Quaresima
25/11/2020 elena

21 febbraio
1a Domenica di Quaresima

Prima lettura (Gen 9,8-15)

   Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».

Il diluvio figura del battesimo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 11, soluzione 3)

   3. Il Damasceno richiama alcune figure del battesimo, come il diluvio, che fu un segno del nostro battesimo quanto alla salvezza dei fedeli nella Chiesa, dato che allora poche persone furono salvate nell’arca (1 Pt 3,20). E parla anche del passaggio del Mar Rosso, che significava il nostro battesimo quanto alla liberazione dalla schiavitù del peccato, per cui S. Paolo dice che tutti furono battezzati nella nube e nel mare (1 Cor 10,2). Tratta poi anche delle diverse abluzioni che erano fatte nell’antica legge, prefiguranti il nostro battesimo quanto alla purificazione dei peccati. Parla infine anche del battesimo di Giovanni, che fu preparatorio al nostro battesimo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 11, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod Damascenus ponit quaedam Baptismata figuralia. Sicut diluvium, quod fuit signum nostri Baptismi quantum ad salvationem fidelium in Ecclesia, sicut tunc paucae animae salvae factae sunt in arca, ut dicitur 1 Petr. 3 [20]. Ponit etiam transitum Maris Rubri, qui significat nostrum Baptisma quantum ad liberationem a servitute peccati; unde apostolus dicit, 1 Cor. 10 [2], quod omnes baptizati sunt in nube et in mari. Ponit etiam ablutiones diversas quae fiebant in veteri lege, praefigurantes nostrum Baptisma quantum ad purgationem peccatorum. Ponit etiam Baptismum Ioannis, qui fuit praeparatorius ad nostrum Baptisma.

Seconda lettura
(1 Pt 3,18-22)

   Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito. E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei giorni di Noè, mentre si fabbricava l’arca, nella quale poche persone, otto in tutto, furono salvate per mezzo dell’acqua. Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo. Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze.

In questo articolo molto profondo S. Tommaso descrive l’essenza del Battesimo.

Battesimo e abluzione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 1, corpo)

   Nel battesimo dobbiamo distinguere tre cose: il segno sacramentale o sacramentum tantum; la res et sacramentum; e la res tantum [cioè la grazia]. Il sacramentum tantum, è l’elemento visibile ed esterno, simbolo dell’effetto interiore: ciò infatti costituisce la nozione di sacramento. Ora, [nel sacramento del battesimo] l’elemento offerto esteriormente ai sensi è l’acqua stessa e il suo uso, cioè l’abluzione. Alcuni perciò ritennero che l’acqua stessa costituisca il sacramento, come sembrano dire le parole di Ugo di San Vittore. Egli infatti nella definizione del sacramento parla di «elemento materiale», e in quella del battesimo parla di «acqua». – Ma ciò non è vero. Infatti i sacramenti della nuova legge causano una santificazione, e quindi risiedono là dove la santificazione si compie. Ora, non è l’acqua che è santificata, ma in essa viene a trovarsi piuttosto una certa virtù santificante strumentale, non permanente, ma fluente nell’uomo, che è il vero soggetto della santificazione. Perciò il sacramento non consiste nell’acqua stessa, ma nell’applicazione dell’acqua all’uomo, ossia nell’abluzione. Per questo Pietro Lombardo afferma che «il battesimo è l’abluzione esterna del corpo, fatta con la formula verbale prescritta». – La res et sacramentum è il carattere battesimale: ed è la cosa significata dall’abluzione esterna e il segno sacramentale della giustificazione interiore. La quale è la res tantum di questo sacramento: vale a dire è la realtà significata, senza ulteriori significazioni.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 66, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod in sacramento Baptismi est tria considerare, aliquid scilicet quod est sacramentum tantum; aliquid autem quod est res et sacramentum; aliquid autem quod est res tantum. Sacramentum autem tantum est aliquid visibile exterius existens, quod scilicet est signum interioris effectus, hoc enim pertinet ad rationem sacramenti. Exterius autem suppositum sensui est et ipsa aqua, et usus eius, qui est ablutio. Quidam ergo existimaverunt quod ipsa aqua sit sacramentum. Quod quidem sonare videntur verba Hugonis de Sancto Victore. Nam ipse in communi definitione sacramenti dicit quod est materiale elementum, et in definitione Baptismi dicit quod est aqua. – Sed hoc non est verum. Cum enim sacramenta novae legis sanctificationem quandam operentur, ibi perficitur sacramentum ubi perficitur sanctificatio. In aqua autem non perficitur sanctificatio, sed est ibi quaedam sanctificationis virtus instrumentalis, non permanens, sed fluens in hominem, qui est verae sanctificationis subiectum. Et ideo sacramentum non perficitur in ipsa aqua, sed in applicatione aquae ad hominem, quae est ablutio. Et ideo Magister, in 3 dist. 4 Sent., dicit quod Baptismus est ablutio corporis exterior facta sub forma praescripta verborum. – Res autem et sacramentum est character baptismalis, qui est res significata per exteriorem ablutionem, et est signum sacramentale interioris iustificationis. Quae est res tantum huius sacramenti, scilicet, significata et non significans.

Vangelo (Mc 1,12-15)

   In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

La tentazione di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 1, corpo)

   Cristo volle essere tentato, primo, per aiutare noi contro le tentazioni. Per cui S. Gregorio dice: «Non era indegno del nostro Redentore sottoporsi alla tentazione, dal momento che era venuto anche per lasciarsi uccidere: in modo da vincere così le nostre tentazioni mediante le sue, come con la sua morte vinse la nostra morte». – Secondo, per nostro ammonimento: affinché nessuno, per quanto santo, si creda sicuro e immune dalla tentazione. E per questo motivo volle essere tentato proprio dopo il battesimo: poiché, come dice S. Ilario, «il demonio sferra i suoi attacchi soprattutto contro i santi, in quanto una vittoria riportata su di essi è più agognata». Per cui in Sir 2 [1] è detto: Figlio, se ti presenti per servire il Signore, sta nella giustizia e nel timore e prepara la tua anima alla tentazione. – Terzo, per darci l’esempio: cioè per insegnarci a vincere le tentazioni del demonio. Per cui S. Agostino afferma che Cristo «si prestò a essere tentato dal diavolo per essere nostro mediatore nel vincere le tentazioni non soltanto con l’aiuto, ma anche con l’esempio». – Quarto, per stimolarci ad avere fiducia nella sua misericordia. Per cui in Eb 4 [15] è detto: Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso tentato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod Christus tentari voluit, primo quidem, ut nobis contra tentationes auxilium ferret. Unde Gregorius dicit, in Homilia, non erat indignum redemptori nostro quod tentari voluit, qui venerat et occidi, ut sic tentationes nostras suis tentationibus vinceret, sicut mortem nostram sua morte superavit. Secundo, propter nostram cautelam, ut nullus, quantumcumque sanctus, se existimet securum et immunem a tentatione. Unde etiam post Baptismum tentari voluit, quia, sicut Hilarius dicit, Super Matth., in sanctificatis maxime diaboli tentamenta grassantur, quia victoria magis est ei exoptanda de sanctis. Unde et Eccli. 2 [1] dicitur, fili, accedens ad servitutem Dei, sta in iustitia et timore, et praepara animam tuam ad tentationem. – Tertio, propter exemplum, ut scilicet nos instrueret qualiter diaboli tentationes vincamus. Unde Augustinus dicit, in 4 De Trin. quod Christus diabolo se tentandum praebuit, ut ad superandas tentationes eius mediator esset, non solum per adiutorium, verum etiam per exemplum. – Quarto, ut nobis fiduciam de sua misericordia largiretur. Unde dicitur Heb. 4 [15], non habemus pontificem qui non possit compati infirmitatibus nostris, tentatum autem per omnia, pro similitudine, absque peccato.

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