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14 febbraio – Festa dei Santi Cirillo e Metodio Patroni d’Europa 6a Domenica del Tempo Ordinario

14 febbraio – Festa dei Santi Cirillo e Metodio Patroni d’Europa 6a Domenica del Tempo Ordinario
25/11/2020 elena

14 febbraio
Festa dei Santi Cirillo e Metodio Patroni d’Europa
6a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Lv 13,1-2.45-46)

   Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse: «Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli. Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”. Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».

La purificazione dei lebbrosi

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 103, a. 2, soluzione 3)

   3. Le cerimonie istituite per la purificazione dei lebbrosi non erano ordinate a eliminare la malattia della lebbra con la sua immondezza. E ciò è evidente per il fatto che tali cerimonie erano usate soltanto per chi era già mondato, per cui è detto in Lv: Il sacerdote, uscito dall’accampamento, se riscontrerà che la piaga della lebbra è guarita, ordinerà a colui che deve essere purificato di offrire; dal che risulta che il sacerdote era costituito giudice della lebbra già mondata, non di quella da mondare. Quindi tali cerimonie venivano usate per togliere l’immondezza di una irregolarità. Dicono però che se un sacerdote in qualche caso avesse sbagliato nel giudicare, talvolta il lebbroso veniva mondato miracolosamente per virtù divina, non comunque in virtù dei sacrifici. Come anche avvizziva miracolosamente il fianco di una donna adultera che avesse bevuto l’acqua in cui il sacerdote aveva riversato le maledizioni, come risulta dal libro dei Nm 5.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 103, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod caeremoniae illae quae erant institutae in emundatione leprosi, non ordinabantur ad tollendam immunditiam infirmitatis leprae. Quod patet ex hoc quod non adhibebantur huiusmodi caeremoniae nisi iam emundato, unde dicitur Levit. 14, quod sacerdos, egressus de castris, cum invenerit lepram esse mundatam, praecipiet ei qui purificatur ut offerat, etc.; ex quo patet quod sacerdos constituebatur iudex leprae emundatae, non autem emundandae. Adhibebantur autem huiusmodi caeremoniae ad tollendam immunditiam irregularitatis. Dicunt tamen quod quandoque, si contingeret sacerdotem errare in iudicando, miraculose leprosus mundabatur a Deo virtute divina, non autem virtute sacrificiorum. Sicut etiam miraculose mulieris adulterae computrescebat femur, bibitis aquis in quibus sacerdos maledicta congesserat, ut habetur Num. V.

Seconda lettura
(1 Cor 10,31-11,1)

   Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza. Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.

Sempre a lode di Dio

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 10, lez. 7, v. 31, n. 570)

   Sia che mangiate sia che beviate, come se dicesse: poiché queste cose accadono, dunque sia che mangiate sia che beviate, che sono cose necessarie, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio, e con l’invocazione del Creatore, con questa intenzione: che Dio sia lodato e glorificato. Mt 5,16: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Col 3,17: «E tutto quello che fate in parole e opere, fate tutto per la gloria di Dio».
   S. Agostino, sul Sal 34 (serm. 2): «Queste cose, se sono compiute nel modo dovuto, sono lodi del Signore. Perciò non soltanto con la tua voce risuoni la gloria di Dio, ma anche le tue opere si accordino con la tua voce. Infatti, quando Dio viene lodato da un’opera buona, tu lodi Dio; mentre quando Dio è bestemmiato da una tua opera cattiva, tu bestemmi Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,

c. 10, lect. 7, v. 31, n. 570)

   Dicit ergo sive ergo, etc., quasi dicat: quia haec mala contingunt, ergo sive manducatis, sive bibitis, quae sunt opera necessitatis, vel aliud quid facitis, omnia in gloriam Dei facite, et cum invocatione Creatoris, ea intentione, ut Deus laudetur et glorificetur. Matth. 5,16: sic luceat lux vestra coram hominibus, et cetera. Col. 3,17: omne quodcumque facitis in verbo aut opere, omnia in gloriam Dei facite. Augustinus in Ps. 34, Concione 2, in fine: haec si recte fiunt, laudes Dei sunt. Non ergo solum vox tua sonet laudes Dei, sed etiam opera tua concordent cum voce tua. Cum enim Deus laudatur de bono opere, Deum laudas, et cum blasphematur Deus de malo opere tuo, Deum blasphemas.

Vangelo (Mc 1,40-45)

   In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

La giustificazione del lebbroso

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di San Marco,
c. 1, lez. 13, v. 40)

   BEDA: Dopo che la lingua serpentina dei demoni fu chiusa, e la donna, che per prima fu sedotta, fu curata dalla febbre, in terzo luogo l’uomo, che ascoltò le parole della moglie che gli chiedeva cose cattive, fu curato dalla libbra del suo errore, affinché l’ordine della restaurazione nel Signore coincidesse con quello dei progenitori nella caduta; segue: Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava. AGOSTINO: Di questo lebbroso mondato Marco ricorda cose tali da farlo identificare con quello che Matteo dice che fu mondato quando il Signore discese dopo il discorso della montagna. E poiché il Signore dice (Mt 5,17): «Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento», colui che era escluso dalla legge, pensando che sarebbe stato guarito dal potere del Signore, indicò che la grazia che poteva lavare la macchia del lebbroso non veniva dalla legge, ma da sopra la legge. In verità, come nel Signore viene dichiarata l’autorità del potere, così in lui la costanza della fede; segue infatti: in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi! Si gettò con la faccia a terra, il che è segno di umiltà e di pudore, affinché ciascuno si vergogni delle macchie della sua vita; ma la vergogna non impedì la confessione: mostra la ferita e chiede il rimedio; e la stessa confessione è piena di religione e di fede: infatti attribuisce il potere alla volontà del Signore. TEOFILATTO: Infatti non disse: se pregherai Dio, ma se vuoi, come credendolo Dio. BEDA: Non dubitò della volontà del Signore come se fosse incredulo della sua pietà, ma non presunse, essendo conscio della propria miseria.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Marcum,

c. 1, lect. 13, v. 40)

   Beda. Postquam lingua serpentina daemonum occlusa est, et femina, quae primo seducta est, a febre curata, tertio vir, qui male suadentis dicta coniugis audivit, ab erroris suis lepra mundatur, ut ipse esset ordo restaurationis in Domino, qui erat ordo casus in protoplastis; unde sequitur et venit ad eum leprosus deprecans eum. Augustinus De cons. Evang. De hoc leproso mundato talia Marcus connectit ut ipse intelligatur quem Matthaeus commemorat tunc esse mundatum quando Dominus post sermonem de monte descendit. Et quia Dominus ait: non veni solvere legem, sed adimplere, ille qui excludebatur a lege, purgari se Domini potestate praesumens, non ex lege, sed supra legem esse gratiam indicavit quae leprosi maculam posset abluere. Verum sicut in Domino potestatis auctoritas, ita in illo fidei constantia declaratur; sequitur enim et genuflexo dixit: Domine, si vis, potes me mundare. In faciem procidit, quod humilitatis est et pudoris, ut unusquisque de vitae suae maculis erubescat; sed confessionem verecundia non repressit: ostendit vulnus, et remedium postulavit; et ipsa confessio religionis et fidei plena est: in voluntate enim Domini tribuit potestatem. Theophylactus. Non enim dixit: si Deum deprecatus fueris, sed si vis, quasi ipsum credens Deum. Beda. De voluntate autem Domini non quasi pietatis incredulus dubitavit, sed quasi colluvionis suae conscius non praesumpsit.

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