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11 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 5a Settimana

11 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 5a Settimana
25/11/2020 elena

11 febbraio – giovedì

Tempo Ordinario – 5a Settimana

Prima lettura (Gen 2,18-25)

   Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.

L’origine della donna

San Tommaso
(S. Th. I, q. 92, a. 2, corpo)

   Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse tratta dall’uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali. Primo, perché da ciò risultasse una particolare dignità per il primo uomo, il quale a somiglianza di Dio doveva essere il principio di tutta la sua specie, come Dio è il principio di tutto l’universo. Per cui anche in At S. Paolo afferma che Dio creò da uno solo tutto il genere degli uomini. Secondo, affinché l’uomo, sapendo che la donna è uscita da lui, la amasse di più e le fosse unito indissolubilmente. Quindi è detto in Gen: Essa è stata tratta dall’uomo; per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre, e si unirà a sua moglie. E ciò era necessario in modo specialissimo per la specie umana, in cui il maschio e la femmina devono convivere per tutta la vita, cosa che non avviene negli altri animali. Terzo, perché, stando al Filosofo, il maschio e la femmina si uniscono nella specie umana non solo per la necessità di generare, come negli altri animali, ma anche per la vita domestica, nella quale l’uomo e la donna hanno funzioni distinte, e in cui l’uomo è capo della donna. Quindi questa fu giustamente tratta dall’uomo come dal suo principio. Quarto, per una ragione mistica: cioè perché il fatto stava a rappresentare come la Chiesa trae la sua origine da Cristo. Quindi S. Paolo, in Ef dice: Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 92, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod conveniens fuit mulierem, in prima rerum institutione, ex viro formari, magis quam in aliis animalibus. Primo quidem, ut in hoc quaedam dignitas primo homini servaretur, ut, secundum Dei similitudinem, esset ipse principium totius suae speciei, sicut Deus est principium totius universi. Unde et Paulus dicit, Act. 17 [26], quod Deus fecit ex uno omne genus hominum. Secundo, ut vir magis diligeret mulierem, et ei inseparabilius inhaereret, dum cognosceret eam ex se esse productam. Unde dicitur Gen.2 [23-24[, de viro sumpta est, quamobrem relinquet homo patrem et matrem, et adhaerebit uxori suae. Et hoc maxime necessarium fuit in specie humana, in qua mas et femina commanent per totam vitam, quod non contingit in aliis animalibus. Tertio quia, ut philosophus dicit in 8 Ethic., mas et femina coniunguntur in hominibus non solum propter necessitatem generationis, ut in aliis animalibus; sed etiam propter domesticam vitam, in qua sunt alia opera viri et feminae, et in qua vir est caput mulieris. Unde convenienter ex viro formata est femina, sicut ex suo principio. Quarto est ratio sacramentalis; figuratur enim per hoc quod Ecclesia a Christo sumit principium. Unde apostolus dicit, ad Eph. 5 [32], sacramentum hoc magnum est, ego autem dico in Christo et in Ecclesia.

Vangelo (Mc 7,24-30)

   In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Non poté restare nascosto

San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, soluzione 1)

   1. Possiamo rispondere con S. Agostino che «in quel caso avvenne ciò che Cristo voleva. Si deve infatti notare che l’episodio si svolse nel territorio dei pagani, dove non era ancora giunto il tempo della predicazione. D’altra parte il non accogliere quanti venivano spontaneamente alla fede sarebbe stato odioso. Non voleva dunque che i suoi parlassero di lui: voleva però essere ricercato. E così avvenne». – Oppure si può dire che questa volontà di Cristo aveva per oggetto una cosa che doveva essere realizzata non da lui stesso, ma da altri, il che non cadeva sotto il potere della sua volontà umana. Ed è questo il pensiero espresso nell’Epistola di papa Agatone, accolta dal VI Concilio Ecumenico: «Com’era possibile che sulla terra il Creatore e Redentore di tutte le cose non riuscisse a nascondersi a suo piacere? A meno che ciò non si riferisca alla sua volontà umana, che egli si degnò di assumere».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in libro De quaest. Nov. et Vet. Test., quod factum est, hoc voluisse dicendus est Christus. Advertendum est enim quod illud in finibus gestum est gentilium, quibus adhuc tempus praedicandi non erat. Ultro tamen venientes ad fidem non suscipere invidiae erat. A suis ergo noluit praedicari, requiri autem se voluit. Et ita factum est. Vel potest dici quod haec voluntas Christi non fuit de eo quod per eum fiendum erat, sed de eo quod erat fiendum per alios, quod non subiacebat humanae voluntati ipsius. Unde in epistola Agathonis Papae, quae est recepta in sexta synodo, legitur, ergone ille omnium conditor ac redemptor, in terris latere volens, non potuit, nisi hoc ad humanam eius voluntatem, quam temporaliter dignatus est assumere, redigatur?

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